Cronaca

Veglia di Pace in Cattedrale: unità e speranza contro la guerra

La Veglia per la Pace, organizzata dagli Scout Agesci di Cremona, ha riunito la comunità in un momento di preghiera e riflessione sulla guerra e la solidarietà umana.

Gli scout in preghiera
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Si è parlato di pace e di fratellanza venerdì sera in Cattedrale, con la Veglia per la pace promossa dai gruppi scout Agesci Cremona2 e Cremona3, insieme al Masci, raccogliendo l’invito lanciato a livello nazionale di promuovere un momento di preghiera per una pace “disarmata e disarmante”.

A raccontarlo è il sito della Diocesi. A causa del maltempo la preghiera si è svolta completamente in Cattedrale e non ha potuto essere, come inizialmente previsto, una veglia itinerante.

Il momento di preghiera, presieduto da don Pierluigi Fontana (assistente del Cremona2), affiancato da don Pierluigi Tizzi (Cremona3) e don Pierluigi Capelli, si è aperta con una netta dichiarazione d’intenti: “Davanti a un mondo sempre più in fiamme ci sentiamo interpellati profondamente. Non possiamo e non vogliamo restare indifferenti. Con questa veglia vogliamo scegliere di condividere la situazione che vive chi è stato svegliato dagli allarmi dei bombardamenti o di chi piange per la fame, il freddo, la paura; di chi non può dormire perché deve camminare per raggiungere un luogo dove spera di trovare qualcosa per sfamare i propri figli”.

Un impegno che raccoglie l’invito più volte ribadito dal vescovo Napolioni a essere operatori di pace e a costruire un laboratorio di pace all’interno degli oratori, dei gruppi scout e delle diverse realtà associative e di aggregazione.

Durante le sei tappe del percorso molte voci si sono alternate nella lettura e nel canto, sostenuto dai veterani Marco Bonini e Corrado Ignoti e da un nutrito stuolo di musicisti e cantanti dei gruppi scout della città.

Tra le letture proposte una testimonianza di san Francesco, apostolo di pace, un brano di Robert Baden-Powell, il fondatore del movimento scout, uno stralcio del Patto Associativo Agesci, un estratto dall’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e alcune citazioni tratte dai discorsi di Papa Leone XIV ai rappresentanti del movimenti popolari per la pace.

La veglia è stata inoltre accompagnata da gesti e segni che hanno coinvolto in modo diretto i partecipanti, rendendoli parte attiva del cammino. Ciascuno, infatti, porta su di sé una responsabilità che non si esaurisce nel momento celebrativo, come spesso ricorda anche il vescovo Antonio Napolioni, ma deve necessariamente calarsi nella vita quotidiana e nei contesti in cui ognuno vive, lavora, opera e trascorre le proprie giornate.

In questo senso la proposta degli scout ha rappresentato un chiaro invito, rivolto a tutta la città: camminare insieme, tenendo per mano la pace, che non è un’utopia o qualcosa che riguarda solamente i potenti della terra, ma una scelta quotidiana che coinvolge tutti, come più volte è stato cantato durante la veglia, perché “se guardi la vita con occhi di Pace, allora la Pace verrà”.

Tra canti, preghiere e letture, la veglia ha offerto ai molti partecipanti anche alcuni gesti simbolici e fortemente evocativi: “La guerra crea macerie nelle città e anche nei cuori delle persone. Raccogliamo ciascuno un frammento di queste macerie mentre ci incamminiamo”, hanno chiesto dopo la lettura di un testo di Baden-Powell, proseguendo il cammino verso la tappa successiva con quel frammento tra le mani di tutti i partecipanti.

Macerie che hanno trovato posto all’esatta metà della navata centrale e sulle quali sono stati deposti i fiori costruiti da ciascun partecipante con dei fili colorati distribuiti ai presenti.

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