Premiato l'alpinista Ruffoni: ha scalato l'Ama Dablam (6.812 m)
Lo scalatore di Montodine era partito per il Nepal in ottobre, ma era già stato sull'Himalaya a maggio quando aveva scalato un altro “seimila”, la vetta del Mera Peak, una montagna di 6.476 metri che fa parte della catena montuosa del Mahalangur nel parco nazionale di Sagarmatha, lo stesso dell’Everest.
La Lombardia in vetta al “seimila” nepalese: Filippo Ruffoni, alpinista cremasco, è stato premiato oggi con la medaglia ufficiale del Consiglio regionale, a Palazzo Pirelli dal Presidente del Consiglio regionale Federico Romani per aver conquistato l’Ama Dablam, montagna di 6.812 metri situata nel Khumbu (Nepal), soprannominata per la sua forma il “Cervino dell’Himalaya“.
“Filippo Ruffoni è un simbolo del coraggio lombardo – ha sottolineato Federico Romani – . È anche un esempio di amore e rispetto per la montagna che è sinonimo di fatica, fisica e mentale. Scalare una vetta è un’avventura contagiosa che permette di confrontarsi con sé stessi e di crescere perché la montagna è un contenitore di emozioni ed esperienze da vivere, ovviamente, in sicurezza.
“In particolare, in Lombardia la montagna è parte della storia e dell’identità della nostra regione, delle nostre comunità e Filippo Ruffoni rappresenta bene questo legame autentico, fatto di passione, impegno quotidiano e attenzione concreta al territorio e a chi lo vive ogni giorno”.
Filippo Ruffoni, 38 anni, originario di Montodine, lo scorso novembre ha compiuto la sua più grande impresa: ha conquistato il suo secondo “seimila”, l’Ama Dablam, vetta Himalayana di 6.812 metri che si trova nel Parco del Sagarmatha nel Nepal orientale. Partito il 25 ottobre per il Nepal, era arrivato al villaggio Namche Bazar da dove era partito per conquistare l’Ama Dablam. Per arrivare in vetta ha dovuto fare tappa nei tre campi base alle quote 5.700, 6.000 e 6.200 metri d’altezza.
La conquista dell’Ama Dablam da parte di Filippo Ruffoni è avvenuta proprio nei giorni drammatici in cui slavina ha investito e ucciso cinque alpinisti italiani durante l’ascesa del Pambari, montagna alta 6.887 metri nell’Himalaya nepalese.
Filippo Ruffoni nel 2025 era già stato in Himalaya a maggio quando aveva scalato un altro “seimila”, la vetta del Mera Peak, una montagna di 6.476 metri che fa parte della catena montuosa del Mahalangur nel parco nazionale di Sagarmatha lo stesso dell’Everest.
A gennaio era salito sulla cima Margherita del Rwenzori, in Uganda, 5.109 metri di altezza, seguendo la via tracciata nella prima spedizione del Duca degli Abruzzi nel 1906, mentre ad agosto aveva conquistato l’Eiger (3.970), da sempre uno dei colossi più temuti e affascinanti delle Alpi svizzere, attraverso la cresta Mittellegi.
“La conquista dell’Ama Dablam da parte di Filippo Ruffoni non è solo uno straordinario risultato sportivo – ha sottolineato il Consigliere regionale Marcello Ventura (Fratelli d’Italia), che ha promosso l’iniziativa, presente insieme al sindaco di Montodine Alessandro Pandini.
“È, innanzitutto, il punto di arrivo di un percorso che racconta il coraggio, la determinazione e la forza mentale di un alpinista che si è preparato con costanza e impegno per arrivare pronto all’appuntamento con la vetta Himalayana.
“L’alpinismo è una disciplina in espansione che coinvolge sempre più appassionati, soprattutto giovani. Filippo Ruffoni, con questo risultato e con la sua storia, è un punto di riferimento importante per il movimento e per l’intero territorio cremasco e un esempio, soprattutto per i nostri ragazzi, su come vivere la montagna in sicurezza”.
Filippo Ruffoni ha voluto sottolineare il suo impegno in un progetto del CAI che lo porterà ad incontrare gli studenti degli istituti tecnici cremaschi per “sviluppare la cultura alpina e affrontare in sicurezza la montagna”, come sottolinea.
