Salute mentale, la Neuropsichiatria Infantile entra nelle scuole del territorio
Incontri, ascolto e arte per parlare di emozioni e disagio tra i giovani. Gli operatori dell’Asst di Cremona hanno incontrato gli studenti di tre istituti per avvicinare i ragazzi al tema della salute mentale e al diritto di chiedere aiuto.
La salute mentale entra nelle scuole cremonesi e lo fa partendo dal linguaggio dei ragazzi, dalle loro emozioni quotidiane e dalle domande che spesso restano senza risposta. È successo oggi, 29 gennaio, quando gli operatori della Neuropsichiatria Infantile dell’Asst di Cremona hanno incontrato gli studenti dell’Istituto tecnico Janello Torriani, dello Ial e del Liceo Artistico Antonio Stradivari.
Un’iniziativa che ha visto protagonisti Arianna Bellandi e Luciano Adamo, educatori professionali, Federica Bellantuono e Alessandro Filippini, tecnici della riabilitazione psichiatrica, insieme a Gloria Bonaldi, coordinatrice della Neuropsichiatria Infantile, diretta da Cristina Resi. Obiettivo dell’incontro: avvicinare i giovani al tema della salute mentale, rendendolo concreto, comprensibile e legato alla loro esperienza quotidiana.
Non una lezione frontale, ma uno spazio di ascolto e confronto. A partecipare, una ventina di studenti per ciascuna scuola, in rappresentanza dei compagni. Con loro si è parlato di futuro, aspettative, ansia, rabbia, amicizia, famiglia, sport e tempo libero. Temi che appartengono alla vita di tutti i giorni e che permettono di superare il muro di silenzio che spesso accompagna parole come “neuropsichiatria” o “salute mentale”.
Durante gli incontri sono stati consegnati pannelli artistici realizzati da ragazzi seguiti dai servizi della Neuropsichiatria Infantile in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, lo scorso 10 ottobre. Le opere resteranno esposte in modo permanente negli istituti scolastici, in spazi visibili a tutta la comunità.
Le immagini raccontano storie di fragilità e consapevolezza: un ragazzo che abbraccia i propri difetti, i pettegolezzi rappresentati come un fumo che contamina, il giudizio degli altri trasformato in tanti occhi che osservano. Tutti i dipinti sono uniti da un filo rosso, simbolo del legame che connette emozioni, paure e domande comuni. “Le opere sono state realizzate da ragazzi della loro età e l’arte riesce a comunicare non solo alla testa, ma soprattutto al cuore” sottolinea Bellandi.
All’inizio degli incontri ha prevalso il silenzio. Poi sono arrivate le parole e, con esse, le domande più delicate. “E se io volessi chiedere aiuto, ma a casa mi dicono che è solo una fase?”, ha chiesto uno studente.
“Se parli di neuropsichiatria infantile o di salute mentale, i ragazzi restano in silenzio, come se fosse qualcosa che non li riguardasse” spiega Bonaldi. “Quando invece si parla di futuro, ansia, verifiche, giornate no; allora l’attenzione si accende. Sono esperienze che vivono tutti i giorni”.
Un passaggio fondamentale, soprattutto in adolescenza, è imparare a riconoscere e nominare le emozioni: “In questa fase della vita le emozioni sono tante e spesso confuse” sottolinea Bellandi. “Aiutare a dare un nome a quello che si prova è fondamentale: dare un nome rassicura. Sapere che quella sensazione si chiama ansia, ad esempio, permette di capire come affrontarla”.
Un lavoro che diventa ancora più urgente alla luce dei numeri. Sono circa 4.500 i ragazzi presi in carico dalla Neuropsichiatria Infantile di Cremona, un dato raddoppiato dal periodo post Covid. Un aumento legato sia all’impatto della pandemia su una fase delicata come l’adolescenza, sia a una maggiore consapevolezza e a una minore paura nel chiedere aiuto. A livello regionale, come ricordato dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, in Lombardia sono state effettuate oltre 140 mila visite di neuropsichiatria infantile, il numero più alto mai registrato.
“Chiedere aiuto è possibile, e farlo presto è importante. Così come per un dolore fisico ci si rivolge a un medico, anche il disagio emotivo merita attenzione e cura”, conclude Bonaldi.
I ragazzi possono parlarne con i genitori, con gli insegnanti, con un adulto di fiducia, con lo sportello psicologico scolastico, oppure con il medico di famiglia o pediatra, per attivare i servizi necessari. A Cremona è attivo anche Spazio Agio, un luogo dedicato all’ascolto dei giovani, dove è possibile confrontarsi liberamente con un operatore, anche senza impegnativa. Spazio Agio è in Piazza Giovanni XXIII, ed è aperto ogni martedì dalle 14.30 alle 17.30.