Cronaca

Legge su violenza sessuale, Guerreschi: “Eliminare consenso rende riforma inutile”

La proposta di legge sulla violenza sessuale cambia l’impianto approvato alla Camera. Per i centri antiviolenza si perde il riferimento centrale alla volontà femminile, affidando troppo alle interpretazioni future

Fill-1

Inserire o eliminare il concetto di “consenso libero e attuale” dalla riforma dell’articolo 609 bis del codice penale, che punisce il reato di violenza sessuale? Questo è il concetto in discussione attualmente in Parlamento, dopo che la senatrice Giulia Bongiorno ha presentato una nuova versione del ddl sulla violenza sessuale che cambia sostanzialmente l’interpretazione della volontà contraria.

Nel testo proposto dalla Lega la parola “consenso libero e attuale” (precedentemente approvata alla Camera) è stata infatti sostituita con la formula “volontà contraria all’atto sessuale”, suscitando forti critiche. Un cambio di passo che anche i centri anti-violenza vedono con preoccupazione.

“E’ una situazione inspiegabile” commenta l’avvocato Elena Guerreschi, presidente di Aida Cremona. “La prima stesura della modifica della legge sulla violenza sessuale dava un grande valore alla necessità che la donna dovesse esprimere il consenso ad ogni rapporto sessuale. Una modifica che, peraltro, si era resa necessaria in seguito alle indicazioni che derivano dalla Convenzione di Istanbul, che per anni era rimasta lettera morta ma che aveva visto, da parte della giurisprudenza italiana, un meritorio adeguamento. Essa consentiva infatti, di mettere il consenso della donna al centro dell’azione”.

Il dibattito sulla questione, tuttavia, ha portato a un cambio di rotta: “Per ragioni squisitamente politiche, di dibattiti interni alla maggioranza di Governo, si è voluto stravolgere l’impianto iniziale della riforma, andanto a far sparire completamente la parola consenso. Di conseguenza, questa modifica diviene assolutamente inutile, perché la norma originaria relativa alla violenza sessuale era più che sufficiente, nelle sue interpretazioni, a valorizzare il consenso”.

La proposta attualmente in discussione, peraltro, secondo Guerreschi, porterebbe ad avere “una norma contraria a quello che sono i dettami della convenzione di Istanbul, contraria a quello che i centri e le associazioni chiedono da sempre. Si ottiene un risultato in cui si scardina quel principio per cui la donna per essere davvero disponibile è necessario che dica “sì”. Con questa proposta, per non avere una violenza sessuale, è sufficiente che la donna non dica “no”. E secondo me questa è una bella differenza”.

Un’interpretazione normativa che rischia di portare a fare un salto indietro nel passato: “Essa ci pone di fronte ancora ai vecchi rapporti di forza, perché dire espressamente “no” in una relazione dove il rapporto di forza tra l’uomo e la donna è evidente, in cu è chiaro un rapporto di subordinazione, a volte è complicato, difficile. Può mettere la donna in difficoltà”.

Il rischio è che “parecchie azioni di violenza, che con le norme attuali erano sicuramente punite dal nostro codice, ora restino impunite”.

Per questo, conclude Guerreschi, si tratta di “una modifica gravemente peggiorativa, perché viene legata alla situazione di contesto. Ossia, a seconda del contesto bisogna valutare quando e come, dove e perché possiamo avere violenza sessuale oppure no. Dunque in una serata in cui non si è completamente lucide, e quindi magari non si è completamente in grado di dire “no”, il rischio è che l’uomo venga scusato. Rischiamo di avere una nuova attenuante dell’incertezza, dell’incomprensione… Ancora una volta ci dovremmo affidare alla giurisprudenza, non al legislatore”.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...