"Di padre in figlio: la famiglia Guarneri": il 14 febbraio sul palco dell'Auditorium
Audizione speciale con l'esibizione di Antonio De Lorenzi con i violini di due Maestri della famiglia Guarneri
“Di padre in figlio”. L’audizione speciale in programma sabato 14 febbraio, alle 12, vedrà Antonio De Lorenzi esibirsi sul palco dell’Auditorium Giovanni Arvedi, con i violini di due Maestri della famiglia Guarneri: uno costruito nel 1659 dal capostipite Andrea e affidato al Museo del Violino dalla Fondazione Arvedi Buschini mentre il Quarestani è stato realizzato dal figlio Giuseppe nel 1689. Acquistato nel 2003 dal Comune di Cremona, è oggi parte delle collezioni civiche liutarie.
Il confronto tra i due strumenti non esprime un contrasto generazionale, ma omaggia la traccia di continuità tra consanguinei che caratterizza la liuteria cremonese tra sedicesimo e diciottesimo secolo, quasi un “affare di famiglia”, o di famiglie. I figli apprendono il mestiere del padre, sanno adeguare la lezione alle esigenze di un contesto musicale in rapida evoluzione, quindi la trasmettono alle nuove generazioni.
Gli attrezzi e le competenze di Andrea Amati, il capostipite, sono utilizzati dai Antonio e Girolamo e, nel primo quarto del diciassettesimo secolo, da Nicolò. All’epoca questi non ha eredi e, per rispondere alla copiosa domanda del mercato, accoglie nel proprio laboratorio apprendisti, formando gli artigiani delle generazioni successive.
Il continuatore della lezione di Nicolò Amati è, di fatto, Andrea Guarneri. Ancora adolescente, lascia il vicino paese di Casalbuttano e, prima del 1641, si trasferisce a Cremona per entrare come apprendista nella bottega di Nicolò Amati. È l’allievo prediletto.
Ben presto diventa il collaboratore fidato del maestro e lo affianca nella conduzione della bottega. La collaborazione dura, con una breve interruzione, fino al 1654. Cinque anni più tardi realizza il violino oggi della Fondazione Arvedi Buschini.
Andrea Guarneri si sposa e ha tre figli maschi. Pietro e Giuseppe, dopo una formazione in ambito liutario e musicale, seguono le orme paterne. Verso il 1683 Pietro si trasferisce a Mantova mentre Giuseppe rimane al lavoro accanto al padre. Per questa ragione, secondo consuetudine, all’interno del violino Quarestani si può leggere l’etichetta Andreas Guarnerius. Alla morte, il genitore, riconoscente, devolve la bottega al figlio. Lui ricambia l’affetto ricordandolo nelle proprie etichette al punto che oggi è noto come “Giuseppe filius Andreae”, ovvero figlio di Andrea.
A dar loro voce Antonio De Lorenzi, cremonese, profondo conoscitore degli strumenti delle Collezioni Civiche perché dal 1998 incaricato di suonarli in pubbliche audizioni. Diplomato in violino e direzione d’orchestra ha frequentato i corsi di Musica da Camera presso la Scuola di Musica di Fiesole, facendo parte anche dell’Orchestra Giovanile Italiana con Riccardo Muti. Si è esibito come direttore, solista e camerista presso importanti istituzioni concertistiche in Italia e all’estero. È docente presso i conservatori di Piacenza e Reggio Emilia.
Sabato proporrà una ricognizione del repertorio violinistico dal cimento barocco di Telemann e Bach al lirismo palpitante di Méditation dall’opera “Thaïs” di Jules Massenet, dal virtuosismo tardo ottocentesco degli assoli dalla “Messa di Gloria” di Pietro Mascagni e da “I Lombardi alla prima crociata” di Giuseppe Verdi alla struggente elegia del tema “Schindler’s List” di John Williams.