Famiglie fragili: a Cremona 44 minori in affido o in comunità
L'assessora Marina Della Giovanna: "Dietro le cifre ci sono storie sempre molto complesse, legate anche all’alta conflittualità tra genitori"
Sono 44 i minori nel Comune di Cremona che al 31 dicembre 2025 risultavano collocati fuori dalla famiglia di origine su disposizione dell’Autorità Giudiziaria: 22 in affidamento familiare (parentale o extra-familiare) e 22 in comunità educativa per minori. A questi si aggiungono poi ulteriori 11 collocamenti insieme al genitore in comunità definite “Mamma-Bambino” (7 nuclei monogenitoriali collocati su disposizione dell’Autorità Giudiziaria e 4 nuclei monogenitoriali collocati su base volontaria).
Questi sono i dati che emergono dalla risposta all’interrogazione scritta presentata dai consiglieri comunali Jane Alquati e Andrea Carassai a inizio anno: numeri che risultano in linea con quelli dell’Azienda Sociale del Cremonese, che si occupa della Tutela Minori per i restanti 47 Comuni dell’Ambito Territoriale Sociale cremonese e che proprio a questo tema ha dedicato un approfondimento nel corso dell’ultima assemblea dei sindaci tenutasi lo scorso 30 gennaio. Molto significativi risultano, infatti, sia l’impegno economico che i Comuni sono chiamati a sostenere, sia il carico di lavoro in capo agli operatori dei servizi sociali.
Per il Comune di Cremona la spesa è stata di 1.312.000,00 euro per i collocamenti in comunità educativa per minori/comunità educativa “Mamma-Bambino” effettuati su disposizione dell’Autorità Giudiziaria e di 248,000,00 euro per gli inserimenti avvenuti senza disposizione dell’Autorità Giudiziaria. L’importo medio delle rette in comunità educativa é pari a 120,00 euro pro capite pro die. Per quanto riguarda il sostegno alle famiglie affidatarie il Comune stanzia 140.000,00 euro all’anno, con un contributo economico mensile che varia dai 250 ai 750 euro per ciascun minore, in base alle sue esigenze e alla tipologia di affidamento.
La Tutela Minori opera prevalentemente su mandato dell’Autorità Giudiziaria e, contrariamente all’immaginario collettivo, non è il principale soggetto che “attiva” i procedimenti: nella maggior parte dei casi, infatti, l’Autorità Giudiziaria riceve segnalazioni da forze dell’ordine, scuole, servizi sociosanitari, terzo settore e privati cittadini. Solamente per le situazioni già in carico, quando emergono elementi di pregiudizio, i servizi sociali procedono direttamente nella segnalazione. In ogni caso, l’allontanamento dalla casa familiare è l’ultimo dispositivo messo in campo e, peraltro, è orientato al recupero delle capacità genitoriali e al graduale riavvicinamento del minore con la propria famiglia.
Per questo l’Amministrazione finanzia anche un importante pacchetto di interventi educativi soprattutto di carattere preventivo, realizzati in collaborazione col Terzo Settore: educativa domiciliare, educativa territoriale, semiconvitto, doposcuola, centri estivi, attività di gruppo per minori e per genitori. A queste misure si affiancano poi le attività portate avanti dal Centro per le Famiglie e le progettualità a sostegno della genitorialità finanziate con i fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).
«Dietro le cifre ci sono storie sempre molto complesse, principalmente legate alla genitorialità fragile e all’alta conflittualità tra genitori» – afferma l’assessora alle Politiche Sociali Marina Della Giovanna. «Il compito dei Servizi Sociali è tenere insieme due responsabilità: proteggere i minori quando sono in situazione di pregiudizio e, allo stesso tempo, sostenere le famiglie perché possano rimanere o ritornare ad essere un luogo sicuro. Per questo motivo fondamentale è continuare ad investire in prevenzione e lavoro di rete e, parimenti, stimolare l’intera comunità a riflettere su cosa significhi nell’Italia di oggi stare dalla parte dei minori».