La coppia che non c’è ma funziona benissimo: il gioco teatrale di Marta e Gianluca
Ponchielli conquistato da Zoboli e De Angelis che trasformano il caos creativo in comicità raffinata, giocata su complicità e improvvisazione
Gli sketch sono collaudati, ma rappresentano solo una parte dello show. C’è qualcosa di liberatorio nel vedere due artisti come Marta Zoboli e Gianluca De Angelis rompere la quarta parete rendendo il teatro partecipe di quel dinamismo comico che ha reso loro una coppia di fatto in tv, tra Zelig e altri contenitori della risata.
“Io e Gianlu” è un condensato del meglio delle esibizioni del duo giocato in un contesto di affinità con platea e palchi. E il Ponchielli, quando chiamato in causa, risponde sempre presente: con sold out, sì, ma anche stando al gioco. Da subito, visto che Marta e Gianluca scendono presto a compromessi comici con un pubblico che alla fine diventerà confidente, con un’improbabile kiss cam che coglie (non di sorpresa) anche Frankie hi-nrg mc.
L’ispirazione dello spettacolo è “Io e annie” di Woody Allen, riportato ad una realtà fatta di quotidiano e di assurdo. Il dubbio che Marta e Gianluca abbiano avuto una relazione (“ce lo chiedono tutti e la cosa mi offende ancora”: scherza lei giocando costantemente sulla fisicità di lui) alimenta lo spettacolo.
La scena è spoglia e si copre solo di rimandi al gioco di coppia: due leggii, due sedie, due sgabelli. Alle spalle, un’insegna pendente con la scritta “Io e Gianlu”. Coni di luce su spazi immaginari, su un’amicizia nata in villaggio turistico e passata per un appuntamento al buio.
Sono gli speed date che hanno reso iconici Marta e Gianluca e che in teatro dilatano i tempi stretti della tv. C’è il gioco dei nomi e dei personaggi, della bella umorale e del goffo incassatore. Un viaggio dentro il processo creativo di Zoboli e De Angelis, verso un luogo confuso e brillante in cui il caos diventa metodo.
Interpreti agli antipodi ma complementari, Gianluca con il suo aplomb da cinico rassegnato, Marta un turbine di energia nervosa e invenzioni improvvise. Il contrasto non è solo comico: è la matrice stessa del loro linguaggio teatrale.
Tutto si regge sull’alchimia tra i due, sulla precisione dei tempi e sulla capacità di rendere folle l’ordinario. Zoboli si conferma una delle performer più versatili della comicità contemporanea: il suo trasformismo vocale e fisico le permette di passare da un personaggio raffinato a una figura grottesca con una naturalezza quasi inquietante. De Angelis, dal canto suo, pratica una comicità di sottrazione: gestisce il ritmo, normalizza l’assurdo, scherza col proprio corpo e proprio nel tentativo di riportare ordine finisce per amplificare il caos. I suoi sguardi d’intesa verso il pubblico sono tra i momenti più efficaci dello spettacolo, piccole detonazioni di ironia complice.
Sotto la superficie delle battute, “Io e Gianlu” nasconde una riflessione più intima sulla relazione artistica. Dopo anni di collaborazione, Zoboli e De Angelis si interrogano – scherzando ma non troppo – su cosa significhi essere una coppia comica oggi, in un panorama dominato dalla stand-up individualista.
La loro risposta è un manifesto per il gioco di squadra: si interrompono, si sostengono, si rilanciano a vicenda in improvvisazioni che rivelano un’affinità non scrivibile. È questa complicità, più ancora dei singoli momenti comici, a rendere lo spettacolo speciale.