Ricettazione di farmaci anti cancro: due a processo. La gang fu sgominata a Cremona
Nel 2019 era stato scoperto un imponente traffico illegale di costosissimi farmaci antitumorali e antivirali, rubati negli ospedali di tutta Italia
Nel settembre del 2019 erano stati 18 gli arresti eseguiti dai militari del Nas di Cremona nell’operazione denominata ‘Dawaa’ (farmaci in ligua araba), una maxi indagine su un traffico internazionale di farmaci, principalmente oncologici, antivirali e destinati a cure particolari. Tutti sono già stati condannati per il reati di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione, furto aggravato e commercio di farmaci guasti ed imperfetti.
Tra gli arrestati dell’epoca c’era anche Ciro Sacchettino, campano, già condannato a Cremona e successivamente a Trieste per i furti commessi in Friuli. Oggi il napoletano è a processo a Cremona per ricettazione. Dello stesso reato è accusato Pasquale De Luca, il coimputato. Incensurato, non era finito nell’inchiesta, ma era stato indagato a Trieste e poi archiviato. Un altro finito sotto accusa è Abdel Abdelnasser, egiziano residente ad Annicco, che ha già patteggiato.
I medicinali, tutti caratterizzati da un elevato valore terapeutico e commerciale, erano stati rubati tra il 2017 e il 2018 in farmacie ospedaliere, aziende sanitarie territoriali e magazzini farmaceutici dell’intero territorio nazionale.
Gli arrestati erano gruppi di ladri, ricettatori, corrieri e piazzisti con epicentro a Crema che avevano messo in piedi una fitta rete di commercio illegale di farmaci ad alto costo, tutti destinati al mercato estero. Un gruppo si occupava di rubare medicinali dalle farmacie delle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere pubbliche e dalle logistiche farmaceutiche, consegnandoli a ricettatori campani che a loro volta li cedevano a due egiziani residenti a Crema, i quali, con la collaborazione di fiancheggiatori e corrieri, si occupavano delle fasi di esportazione dei farmaci in Francia, Germania, e soprattutto in Nord Africa e Medio Oriente, in particolare Egitto, Siria e Arabia Saudita.
Oggi, nel processo contro i due campani, ha testimoniato il maresciallo dei Nas Luca Rizzello che si era occupato delle indagini. Il testimone ha spiegato che dalle analisi del cellulare di Abdelnasser sono emersi messaggi, chat e audio con altre persone, tra cui i due imputati accusati di ricettazione. L’inquirente ha parlato di trattative sull’acquisto dei farmaci tra l’egiziano e i due campani.
Da maggio a settembre del 2019, l’egiziano e Sacchettino si erano scambiati chat vocali e fotografie di elenchi di farmaci rubati negli ospedali italiani. Accanto ai farmaci erano indicati i prezzi da applicare. Da una delle fotografie, gli inquirenti erano risaliti al numero di lotto di farmaci rubati il 4 agosto del 2019 all’ospedale di Cagliari. Il maresciallo ha parlato di “accordi tra napoletano ed egiziano sul prezzo di una settantina di farmaci anti tumorali per 95.000 euro“.
Nel telefono dell’egiziano, gli investigatori avevano trovato scambi di messaggi anche con l’utenza il cui intestatario sarebbe stato De Luca. C’è, ad esempio, uno scambio tra i due del 13 luglio del 2019. De Luca aveva inviato due fotografie degli elenchi con i nomi dei farmaci e i prezzi. Dagli elenchi dei farmaci fotografati si erano ricavati gli ospedali dove erano stati rubati: in Sicilia ad Acireale, a Caltagirone, al San Paolo di Milano, a Rho.
I medicinali erano stati portati in spedizioni aeree tramite corrieri o passeggeri in partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa, e una volta giunti a destinazione erano presi in custodia dai complici che si occupavano della logistica di trasporto e collocazione presso magazzini locali o di recapito a privati come medici e pazienti facoltosi.
L’indagine aveva preso avvio nel febbraio del 2018 a Crema dal sequestro di un plico destinato a Parigi contenente 99 confezioni di farmaci ad alto costo e ad uso esclusivo ospedaliero per un valore di 103.000 euro.
I farmaci viaggiavano all’interno di valigie senza che fossero minimamente rispettate le corrette modalità di custodia dei medicinali che al contrario richiedevano di essere conservati a temperatura di refrigerazione, condizione necessaria per assicurare l’efficacia del principio attivo farmacologico e dell’azione terapeutica. In questo modo, invece, i farmaci, resi imperfetti, potevano diventare un potenziale pericolo per la salute dei pazienti.
Durante l’indagine erano state sequestrate 824 confezioni di medicinali per un valore di quasi quattro milioni di euro.
Si torna in aula il prossimo 7 maggio.