Cronaca

Contro il ddl sulla violenza alle donne un flash mob domenica in piazza Roma

Anche a Cremona come in 100 piazze italiane, per contestare il testo revisionato dalla senatrice Giulia Bongiorno

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Anche a Cremona un folto gruppo di associazioni ha deciso di aderire allo stato di mobilitazione permanente promosso dai Centri antiviolenza D.i.Re e da numerose organizzazioni, per esprimere il dissenso contro il testo approvato a fine gennaio in Commissione Giustizia sul reato di “violenza sessuale”.

Il 15 febbraio, come in altre 100 piazze italiane, le donne e chiunque al loro fianco, manifesteranno il loro profondo dissenso rispetto al DDL così come rivisto dalla senatrice Bongiorno.

Il  flash mob si terrà domenica 15 febbraio alle ore 16.15 in Piazza Roma.

Aderiscono: Collettive 365 Donne CGIL Cremona, AIDA Centro Antiviolenza di Cremona, MIA Centro Antiviolenza di Casalmaggiore, Associazione Donne Contro la violenza di Crema, ARCI Cremona, Donne Senza Frontiere di Cremona, Amici di Emmaus, Amnesty International Italia, Onda Queer Casalmaggiore, Coordinamento Donne Sinistra Italiana Cremona, AUSER Provinciale Cremona, Forum Terzo Settore di Cremona, Arcigay Cremona La Rocca, Cremona Pride, Rete Donne SNOQ Cremona, S.O.S. Sanità & Salute Gruppo Cessate il fuoco – Paladine per la Palestina, Donne Democratiche Cremona, Girls Next Door Cremona, Giovani Democratici Cremona.

Il Disegno di Legge era nato lo scorso novembre da un’iniziativa bipartisan con l’intento dichiarato di far avanzare la tutela contro la violenza sessuale, esplicitando nel Codice Penale il principio del consenso libero, esplicito e revocabile in materia sessuale: un principio già previsto dalla Convenzione di Istanbul e già riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Nell’ultima versione, redatta dalla senatrice Bongiorno, il “consenso libero, consapevole, inequivocabile e revocabile” è stato sostituito dalla formula della “volontà contraria all’atto sessuale” e dal riferimento alla possibilità, o meno, di “esprimere il proprio dissenso”. “Poco ci importa – affermano gli organizzatori – che nella stessa riscrittura siano state inasprite le pene: aumentare le pene non serve a nulla se, nelle aule dei tribunali, le donne rischiano di diventare vittime una seconda volta, perché – se quel testo passasse – sarebbe di fatto su di loro che ricadrebbe l’onere di dimostrare di aver espresso il dissenso. In altre parole: sarebbe la donna a dover provare di aver fatto qualcosa per evitare di essere stuprata, invece di concentrare indagini e prove su ciò che ha fatto l’imputato”.

“Se ci pensiamo bene – continuano –  si tornerebbe a giustificare l’uomo come cacciatore dalle pulsioni incontenibili e a considerare la donna vittima di violenza come colei che non è riuscita a trattenere o contenere l’azione maschile.

“Se si vuole davvero evitare la vittimizzazione delle donne nei tribunali, se si vogliono davvero proteggere ragazze e donne che trovano la forza di denunciare, l’unico criterio possibile è quello del consenso, non certo quello del “dissenso”.

 

 

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