Cronaca

Prima vuole truffare il tabaccaio, poi lo investe: donna accusata di rapina

L'imputata non aveva pagato e l'esercente l'aveva seguita nel parcheggio, ma lei, per assicurarsi la fuga, lo aveva travolto con la macchina

Un fotogramma dell'investimento e il tribunale di Cremona
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Prima il tentativo di truffa, e poi l’investimento del titolare della tabaccheria, finito in ospedale con la frattura tripla del malleolo. L’imputata è una donna, si chiama Nadia e deve rispondere del reato di rapina nei confronti dell’esercente Riccardo Raffani.

L’episodio risale al 2 novembre del 2023 in via IV Novembre a Soresina, quando in tabaccheria, Nadia, che non era una cliente conosciuta, si era presentata dicendo alla madre di Raffani, che serviva in negozio, di dover pagare un bollettino. “Alta 1,65, sui 30 anni, capelli neri, corporatura abbastanza robusta”, l’ha descritta in aula Raffani, che l’aveva riconosciuta dalle foto che all’epoca gli erano state mostrate dagli agenti della polizia stradale e che ha riconosciuto anche oggi tra le foto che gli sono state mostrate in aula. L’imputata non era presente.

Una volta eseguita l’operazione, quando era venuto il momento di pagare (la somma era di 330 euro), la donna aveva sostenuto di aver appoggiato sul banco il portafoglio che era sparito. “Ha dato la colpa a mia madre“, ha raccontato l’esercente, che però in negozio ha le telecamere. “Le ho subito controllate e le ho fatto vedere che il portafoglio non l’aveva nemmeno tirato fuori“. “Allora l’avrò dimenticato a casa”, aveva risposto l’imputata, che alla fine voleva andare a ritirare il denaro dal bancomat per poi tornare a pagare.

“Io non la conoscevo e non mi sono fidato“, ha riferito il tabaccaio. Così sono andato con lei, anche se non voleva“. C’era un bancomat a poca distanza dalla tabaccheria, ma la donna voleva prendere la sua auto e recarsi alla sua banca. A quel punto l’esercente le aveva detto che avrebbe chiamato i carabinieri, ma una volta preso il telefono e fatta la fotografia alla targa della macchina, lei gliel’aveva strappato di mano, cancellando l’immagine, rimasta però nella cartella degli eliminati.

Poi lei era riuscita a salire in auto, una Fiat Punto bianca, dove a bordo c’era un bambino. “Mi ha detto che era suo figlio”, ha ricordato Raffani. “Avrà avuto una decina d’anni”. A quel punto il tabaccaio, che non voleva farla partire, era stato colpito dalla donna con la portiera, dopodichè lui si era parato davanti alla macchina. “Lei mi è venuta incontro e io sono stato sbalzato sul cofano, poi ha dato una forte accelerata e io sono stato disarcionato“.

L’investimento era stato ripreso dalle telecamere esterne e visto da alcuni testimoni. Il tabaccaio era stato portato in ospedale e sottoposto ad un’operazione. “Ancora oggi ho degli strascichi“, ha raccontato al giudice. Poi c’era stato l’intervento degli agenti della stradale che avevano acquisito le immagini ed identificato l’investitrice che dopo l’investimento si era data alla fuga.

La sentenza sarà pronunciata il 10 aprile.

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