Cronaca

L'assalto della baby gang: una condanna, ma cade la rapina. Un imputato era a casa malato

Per il pestaggio a due indiani nel piazzale delle Tranvie, un 20enne è stato condannato a 2 anni e 9 mesi. L'altro assolto: non era presente ai fatti

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Caduto il reato di rapina nei confronti di Ahmadou, ventenne senegalese finito a processo insieme a Yasmine, coetaneo marocchino, per il pestaggio avvenuto nell’ottobre del 2022 nel piazzale delle Tranvie ai danni di due studenti indiani, un maggiorenne e un minorenne. Ahmadou è stato assolto dalla rapina, ma condannato a due anni e nove mesi per lesioni, porto d’arma e minaccia aggravata.

Era accusato di aver portato fuori dall’abitazione, senza autorizzazione, un manganello telescopico usato durante l’assalto, e di aver minacciato di morte l’indiano maggiorenne.

L’altro imputato, Yassine, non era nemmeno sulla scena. È stato assolto “per non aver commesso il fatto” in quanto è stato accertato che non era presente ai fatti. “Era a casa malato”, ha spiegato l’avvocato della difesa Michele Barrilà. “Per queste accuse, però”, ha sottolineato il legale, “il mio assistito si è fatto tre mesi agli arresti domiciliari perché uno dei testimoni aveva detto che era presente. Evidentemente a processo non è stato creduto”.

Per Ahmadou, l’avvocato Barrilà ha annunciato ricorso in Appello. L’azione era finalizzata a “punire” gli indiani, non a rapinarli. “Uno dei coimputati del processo minorile”, ha spiegato la difesa, “aveva preso il telefono che era caduto dalla tasca del giubbotto di uno degli indiani solo per romperlo, non per appropriarsene”.

L’avvocato Barrilà

Quattro anni fa, Ahmadou e Yassine, già maggiorenni, erano stati arrestati dalla polizia per rapina e lesioni aggravate insieme ad altri sei minori. In aula, le vittime avevano raccontato che gli assalitori erano armati di tubi di ferro e manganelli e che li avevano brutalmente e ripetutamente colpiti anche a calci e pugni, nonostante fossero già caduti a terra e incapaci di difendersi.

“Ero lì per prendere il pullman”, aveva raccontato una delle vittime, che era appena uscito da scuola, il Cr.Forma, “quando questi ragazzi mi hanno circondato e hanno cominciato a picchiarmi. Li conosco solo di vista, li vedo in giro. Uno, un nordafricano, mi ha preso da dietro e mi ha colpito alla testa. Mi ha insultato e minacciato e poi mi ha sferrato dei pugni. Il mio amico si è messo in mezzo per proteggermi e hanno picchiato anche lui, ma l’obiettivo principale ero io. Qualcuno aveva un manganello di ferro e picchiava forte. Era molto alto e robusto. Gli altri erano ragazzi marocchini e egiziani”.

Ma perchè di quella violenza?. Il giovane aveva detto che qualche giorno prima il nordafricano era stato picchiato, specificando di non avere nulla a che fare con quell’episodio.

Per i due amici erano state necessarie cure mediche. Uno dei due aveva riportato le ferite più gravi, giudicate guaribili in 30 giorni. Tanta era stata la ferocia dell’assalto, che uno dei ragazzi indiani aveva ancora stampato sul volto il segno della suola di una scarpa. “Erano in tanti”, aveva riferito un amico delle vittime. “Ricordo una massa di persone addosso a loro”.

L’altro ragazzo che aveva testimoniato, anch’egli vittima del pestaggio per aver difeso l’amico e, per l’accusa, derubato del telefonino, ha raccontato che quel pomeriggio era in pausa dal lavoro (lavora in un negozio vicino alla stazione) quando era arrivato quel gruppo di ragazzi. “Uno di loro è saltato addosso al mio amico e io mi sono messo in mezzo e sono stato colpito da un pugno. Abbiamo provato a scappare, ma loro ci hanno inseguito. Erano una decina, alcuni li ho riconosciuti, sono sempre lì“. Il giovane aveva raccontato di aver visto come arma un bastone di ferro e di aver ricevuto delle minacce. “Per oggi vi è andata bene, la prossima volta vi ammazziamo“.

“Non c’erano stati episodi pregressi”, aveva spiegato il giovane indiano, che era stato minacciato di morte per aver denunciato gli autori del pestaggio. “Quelli sono ragazzi che fanno litigi inutili“.

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