Maxi truffa alle sorelle Zanardi, le difese: "Nessun accordo per sottrarre i loro denari"
Parola ai difensori nel processo contro Cristina Pedrabissi, sua madre, la suocera e la figlia di Maurizio Merlini, marito dell'ex funzionaria di banca
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In questo processo non sono emerse le prove degli artifici e dei raggiri. Nessun inganno psicologico sulle due sorelle“. E’ quanto ha sostenuto oggi in aula l’avvocato Stefano Aterno, che insieme al collega Ernesto Belisario difende Cristina Pedrabissi, l’ex funzionaria della banca Credito Emiliano accusata di essere l’autrice della truffa milionaria a due anziane sorelle cremonesi, Giordana e Marise Zanardi, 92 e 90 anni, entrambe di Casalbuttano, ospiti di Cremona Solidale e decedute nel 2020, a distanza di sei mesi l’una dall’altra.
Per il pm Francesco Messina, che lo scorso 20 gennaio, per l’imputata, accusata di truffa aggravata e autoriciclaggio, ha chiesto sette anni e 20.000 euro di multa, Pedrabissi, dopo essere riuscita a guadagnare la fiducia delle due vittime, sole e in precarie condizioni di salute, le avrebbe truffate, spolpando il loro patrimonio di oltre due milioni di euro nell’arco temporale di una decina di anni.
“Parlo col cuore e anche con quello di mio marito”, aveva detto ai giudici la scorsa udienza l’ex funzionaria nelle dichiarazioni spontanee fatte anche a nome del marito Maurizio Merlini, scomparso a febbraio del 2025 e anche lui finito sotto accusa.
“Non capisco perchè sono qui“, aveva detto Pedrabissi. “Io e Maurizio non abbiamo truffato Giordana e Marise Zanardi, non avremmo potuto compiere un gesto così sporco. Le due anziane erano persone lucide, non truffabili. Ho sempre fatto tutto quello che la banca mi ha chiesto, ma ho paura di non essere creduta“.
Oggi, nella sua arringa, l’avvocato Aterno ha parlato di undici anni di supporto di Pedrabissi nella gestione economica degli interessi delle due sorelle. “E’ scontato che i movimenti bancari li abbia effettuati la nostra assistita”, ha continuato il legale della difesa: “In sostanza avrebbe commesso raggiri dal 2011 al 2021 senza che nessuno si sia accorto di nulla, una cosa singolare: le due sorelle erano circondate da vicini che le andavano a trovare spesso e che telefonavano tutti i giorni. Una, addirittura, apriva la loro posta bancaria e la leggeva”.
“Come mai allora,” si è chiesto il legale, “se era davvero in corso una truffa, se Pedrabissi ha raccontato frottole per undici anni, nessuno se n’è accorto e si è rivolto alla banca invece di assistere impotente?. “Banca compresa”, ha sottolineato il legale, riferendosi alle lamentele di uno dei dipendenti che in aula aveva parlato di “74 operazioni effettuate” per conto delle due anziane. “Troppe”, a suo giudizio.
“Ma una persona che vuole truffare”, ha continuato a chiedersi l’avvocato Aterno, “lascia tutte queste tracce?. Non c’è un conto all’estero, non c’è un prestanome, non c’è una società fittizia. Non credo che Pedrabissi abbia plagiato tutti o abbia ipnotizzato Giordana Zanardi, che era molto lucida”.
Sull’accusa di autoriciclaggio, il legale ha detto: “tutto era intestato a Pedrabissi e a suo marito. E’ tutto tracciato e documentato, non è stato trovato alcun ostacolo idoneo a creare quel pericolo che potesse far perdere le tracce dei reati connessi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, l’avvocato Paolo Bregalanti, che ha parlato a difesa delle sue assistite: Carmen Bolzani, madre della Pedrabissi, Irene Bodini, madre di Maurizio Merlini, e Andrea, la figlia che Merlini ha avuto dal primo matrimonio. Tutte accusate di riciclaggio. La loro versione è quella di aver sempre ignorato le movimentazioni sui loro conti, “perché facevano tutto Pedrabissi e Merlini”, anche se il pm Messina, che ha chiesto la condanna per tutte, ha espresso dubbi in merito alla loro consapevolezza per via delle “cifre ingenti e delle ripetute condotte che si sono protratte a lungo nel tempo”.
“Chi è quella persona sprovveduta che vuol sottrarre denaro mediante questi mezzi che sono tutti tracciati?”, si è chiesto l’avvocato Bregalanti. “Non certo la Pedrabissi, che se avesse voluto avrebbe potuto trovare molteplici mezzi per non coinvolgere mamma, suocera e figlia del marito. Oltretutto Pedrabissi gestiva anche il patrimonio di sua madre”. Il legale ha sottolineato “l’assoluta inconsapevolezza delle tre imputate circa le movimentazioni sui loro conti”, negando ci fosse “un accordo per sottrarre i denari alle due sorelle Zanardi”.
Per quanto riguarda infine la posizione di Andrea, figlia di Maurizio Merlini, l’avvocato ha spiegato che la ragazza, “che di società non sapeva nulla, aveva contatti sporadici con il padre, il quale, forse preso da un senso di colpa per non averla mai inserita in alcune attività, aveva deciso di coinvolgerla, cedendole delle quote. Poi è scoppiato il bubbone e Merlini, che aveva bisogno di pagare le spese legali, le aveva chiesto la restituzione degli importi”. “Ma che dolo è?, si è domandato Bregalanti. “E che vantaggio poteva ottenere Andrea?”.
Il 17 marzo la sentenza.