Olimpiadi a Milano tra 1906 e 2026, Giuntini: "Una grande storia di potere"
Il presidente della Società Italiana di Storia dello Sport ospite del Panathlon martedì scorso per raccontare i complessi intrecci tra politica e sport che governano l'assegnazione dei Giochi
In un momento in cui l’attenzione sportiva globale è rivolta ai Giochi Invernali del 2026, Cremona ha ospitato un approfondimento culturale di rilievo sul tema. Martedì a SpazioComune l’intervento dello storico dello sport Sergio Giuntini per la presentazione del suo ultimo volume: “Olimpiadi a Milano. Storia e politica delle sue candidature 1906-2026”, un evento organizzato dal Panathlon Club Cremona.
Il libro analizza il complesso rapporto tra il capoluogo lombardo e la manifestazione a cinque cerchi, partendo dai primi del Novecento fino alla vigilia dell’appuntamento di Milano Cortina 2026. Attraverso le pagine di Giuntini, presidente della Società Italiana di Storia dello Sport, il racconto olimpico diventa uno specchio delle dinamiche politiche e sociali che hanno segnato il rapporto tra Milano, le istituzioni sportive e il resto d’Italia, evocando figure iconiche che vanno da Sant’Ambrogio a Gianni Brera.
“I giochi olimpici – dice Giuntini – sono un grande gioco di potere, nel senso che le candidature olimpiche debbono conciliare tutta una serie di incroci che sono quelli della politica locale, cioè della città che si candida, della grande politica nazionale, dello Stato ospitante che deve sostenere economicamente, con le infrastrutture, la città candidata e il grande scenario globale che è quello del Comitato Internazionale Olimpico che ha la parola poi decisiva nell’assegnazione dei giochi olimpici”.

