Patriarcato, mafia e violenza di genere: presentato il libro "Mai più cosa vostra"
Gli autori Ilaria Ramoni e Fabio Roia mettono in luce il parallelismo tra la subcultura patriarcale e quella mafiosa. Incontro alla Cattolica di Cremona
I legami tra violenza di genere e mafia. Se n’è parlato in un convegno organizzato nell’Aula Magna del campus dell’Università Cattolica di Cremona in occasione della presentazione del volume “Mai più cosa vostra”, firmato dall’avvocato Ilaria Ramoni, consulente della Commissione parlamentare antimafia, e dal magistrato Fabio Roia, presidente del tribunale di Milano.
Il saluto istituzionale è stato affidato al professor Francesco Centonze, ordinario di Diritto penale della facoltà di Economia e Giurisprudenza. Alla tavola rotonda, introdotta e moderata da Melania Rizzoli, medico e scrittrice, ha partecipato anche il professor Luca Milani, ordinario di Psicologia dello sviluppo della Cattolica.

Ciò che accomuna la violenza di genere e la violenza mafiosa è che entrambe usano come mezzo l’aggressività e la convinzione che il dominio sia retaggio maschile. Nel libro si fa un excursus di tutte quelle distorsioni della legislazione che hanno resistito per decenni dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Ad esempio, il fatto che si poteva picchiare le donne della famiglia al fine di “educarle”, e che l’adulterio era punito solo se commesso da una donna. E poi il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.
Nel 1996 la violenza sessuale è stata inclusa nei reati contro la persona e oggi è cresciuta la sensibilità per le varie forme di violenza di genere. Negli ultimi anni non sono mancati progressi, dalle reti dei centri antiviolenza alle normative nazionali e internazionali. Ma secondo il presidente Roia, c’è ancora molto da fare. “Resta una cultura del patriarcato che bisogna debellare“.
E bisogna contrastare anche la vittimizzazione secondaria, che cerca di scaricare la responsabilità dell’accaduto sulla stessa vittima. “Com’eri vestita?”. Lo si sente spesso chiedere nei processi alle donne che hanno subito violenza. Come a dire, “se eri vestita in un certo modo te la sei cercata”.

L’avvocato Ramoni ha definito “endemici nel nostro ordinamento” i due fenomeni della violenza di genere e di quella mafiosa: “il controllo, l’omertà, la paura di chi denuncia, l’isolamento a cui spesso vengono lasciate le persone che denunciano da un lato il crimine mafioso e dall’altro la violenza contro le donne.
Purtroppo anche l’approccio legislativo è molto simile. Una legislazione spesso emergenziale, quindi all’indomani del fatto, rispetto ad una legislazione più organica che dovrebbe dare maggiore ascolto alle vittime, alle loro esigenze, e non da ultimo considerare il ruolo centrale dei figli e dei familiari delle vittime, che spesso vengono lasciati ai margini”.

“Di certo”, secondo l’avvocato Ramoni, “bisogna agire sotto l’aspetto culturale, vista l’età sempre più bassa di autori e vittime di violenze, cosa che allarma molto. Necessario fare molta prevenzione, iniziare dalle scuole, anche dalle elementari, e capire e valorizzare le nostre differenze di genere, perchè non siamo tutti uguali, e far sì che le nostre normative, che ci sono e in alcuni casi sono anche all’avanguardia, vengano poi completamente applicate per tutelare la differenza di genere e per creare reali opportunità nel nostro Paese, ad esempio nel mercato del lavoro”.