Cronaca

Consenso e Ddl Bongiorno, folla di persone al corteo in centro storico

Una manifestazione colorata e determinata ha invaso Cremona per dire no al Ddl Bongiorno e rivendicare il diritto al consenso, simbolo di una lotta ancora attuale

Alcuni momenti della manifestazione
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“Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce”: con questo e altri slogan un folto gruppo colorato ed eterogeneo di persone ha invaso il centro storico per manifestare contro il cosiddetto Ddl Bongiorno e sul concetto di “consenso”. Una manifestazione promossa da diversi gruppi di attivisti cremonesi, in testa il collettivo femminista GirlNextDoor, nato da poco ma già molto attivo in città, nato dall’idea di tre donne: Annalisa Carotti, Vittoria Loffi e Serenella Nigro.

La manifestazione, dal titolo Que arda todo – senza consenso è stupro, si è aperta con un elenco di nomi: quelli delle 10 donne vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno. “L‘8 marzo non è una festa, ma una giornata che serve per ricordare e ribadire quelli che sono i nostri diritti” sottolinea Nigro. “Nel 2026 sembra superfluo ma purtroppo è ancora tremendamente attuale. Così come lo è parlare di stupro, perché il consenso è un concetto che forse non è ancora così chiaro al giorno d’oggi e la legge in discussione adesso ci preoccupa”.

Il corteo, che da piazza Marconi si è snodato lungo le vie del centro, mirava a evidenziare la necessità di mettere in discussione appunto il concetto di consenso come emerge dalla legge in discussione.

“Il consenso è proprio il tema fondamentale della nostra manifestazione” evidenzia Nigro. “Soprattutto a seguito del Ddl Bongiorno, che sembrava dovesse andare a migliorare la legge precedente, e invece sembra stia portando ad arretrare le cose ulteriormente. Il Ddl buongiorno è infatti una proposta di legge che dovrebbe andare a modificare l’articolo 609 del codice penale, che disciplina la violenza sessuale, ma lo fa passando da un modello basato su “solo il sì e sì” a un modello in base a cui “il no e no”, andando quindi a spostare l’onere della prova praticamente sulla vittima e andando a peggiorare ulteriormente una situazione che già è difficile”.

Se infatti “già con la legge attuale provare una violenza sessuale difficile, la modifica andrebbe a peggiorarla, andando a mettere sulle spalle della vittima un compito che non dovrebbe essere suo” conclude la giovane attivista.

 

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