L'editoriale

Nel 150esimo anniversario del Corriere, l'augurio è unanime: lunga vita al giornalismo

Dalla carta stampata al web, passando per social-media e un futuro che l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando, resta forte la centralità della professione di chi racconta ogni giorno la realtà

La festa al Teatro alla Scala di Milano per i 150 anni del Corriere della Sera
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Tardo pomeriggio del 5 marzo 1876, tra Galleria Vittorio Emanuele II e piazza Scala a Milano gli strilloni vendono le prime copie di un nuovo giornale, urlando: “Corriere della Sera, Corriere della Sera. Da lì in poi, un secolo e mezzo di storia sono stati raccontati, approfonditi, commentati sulle colonne del quotidiano che trovò domicilio in via Solferino per diventare presto “la casa di tutti”, come ribadito dal direttore Luciano Fontana davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla festa per i 150 anni del Corsera, al Teatro alla Scala.

Buon compleanno al quotidiano più diffuso e più letto d’Italia. E lunga vita al giornalismo, a chi ogni giorno racconta la realtà di una nazione, di una regione, di una provincia, di un piccolo comune o anche solo di un quartiere. Dall’analisi della politica internazionale al riassunto di un consiglio comunale, ogni sezione di un giornale (cartaceo, online, televisivo, radiofonico) affronta quotidianamente una sfida sempre più difficile: veicolare notizie verso il più ampio numero di persone, superando ostacoli di tempo, spazio e linguaggio.

Il tempo si è ridotto: ogni testata deve fare i conti con l’immediatezza. Lo spazio si è deformato: la lunghezza di un articolo, la brevità di un reel. Il linguaggio è in costante mutamento: la stessa notizia va trasmessa in modi diversi, tanti quanti sono i canali che si vogliono sfruttare per diffonderla.

C’è il web, che permette di essere ovunque a patto di avere connessione. Articoli, gallery, videoclip, podcast, newsletter: tutto evolve rapidamente, scandito da (algo)ritmi frenetici.

Ci sono i social-media, blog dell’epoca moderna che fungono anche da appuntamento quotidiano con l’informazione per le generazioni nate con Instagram o Tik Tok, oppure per quelle cresciute con Facebook.

C’è la carta, che combatte ogni giorno la propria battaglia di resistenza, tra colonne d’inchiostro e corsivi. Il fascino del Corsera da sfogliare va oltre l’esperienza crossmediale, è un fatto di tradizione che come testimoniano la maggioranza degli interventi riportati in occasione del gran gala d’auguri per i 150 anni al Teatro alla Scala di Milano, è un’abitudine tramandata di padre in figlio, di nonno in nipote.

Una passione generazionale, che produce identità e predica equilibrio, profondità di temi, coscienza professionale e tutela del pubblico da distorsioni o nefandezze.

La centralità del giornalismo non può essere messa in discussione. Fare informazione è un atto di responsabilità e la pluralità è l’unica strada percorribile per dare a lettori, ascoltatori, telespettatori gli strumenti necessari per interpretare i fatti, crearsi un’opinione, alimentare il confronto.

La stampa, che ha vissuto l’epocale rivoluzione digitale, si trova ora al cospetto di una nuova sfida: l’intelligenza artificiale, l’AI Overview di Google, et similia. È una partita apertissima, da giocare non più all’italiana – catenaccio e ripartenza – bensì con la consapevolezza di immaginare un giornalismo che attraverso l’AI e rispettando i dogmi deontologici della professione, possa fare un ulteriore balzo verso il futuro.

Il digitale insegna: è stata una rivoluzione, non una fine, ha dato slancio e ampliato le possibilità di informare, offrendo un pluralismo di voci senza precedenti.

Dalle edicole ai bordi delle piazze alla smisurata rassegna web, a non cambiare è proprio la fame diffusa di informazione, di chi ogni giorno vuol conoscere la realtà di una nazione, di una regione, di una provincia, di un piccolo comune o anche solo di un quartiere.

E il racconto della realtà che anche noi proponiamo, su una testata locale nata nel nuovo Millennio, ricalca la linea tracciata 150 anni fa dal fondatore del Corriere, Eugenio Torelli Viollier: il giornalismo dev’essere “cultore del vero”.

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