Cronaca

Sicurezza Stradale, "Cremona Corre" alla Gran Fondo del 19 aprile ricordando Scarponi

Il fratello del campione investito mortalmente nel 2017: “È un tema culturale. La strada deve essere un luogo sicuro per tutti. Un ciclista è una persona senza carrozzeria, è nudo"

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“Cremona Corre” ha dedicato una serata speciale al ricordo di Michele Scarponi e alla sicurezza stradale. L’occasione è la presentazione del nuovo progetto sportivo che porterà il gruppo a partecipare, il 19 aprile, alla Gran Fondo a lui dedicata, nella sua Filottrano.

Giuseppe Galli di Cremona Corre ha spiegato il senso della partecipazione durante una serata in Sala Zanoni alla presenza di Marco Scarponi, fratello di Michele, il ciclista rimasto vittima di un investimento stradale il 22 aprile 2017, mentre si stava allenando in preparazione al Giro d’Italia e acui è stata intitolata una Fondazione.

“Cremona Corre parteciperà alla Gran Fondo Michele Scarponi, saremo in 24 atleti”, spiega Galli. “La gara ha un percorso medio e uno lungo: ognuno sceglierà in base alle proprie capacità.  Chi fa ciclismo su strada spesso non può usare le piste ciclopedonali, perché andrebbe in conflitto con i pedoni. Serve attenzione da parte dei ciclisti nel rispettare il codice, ma anche da parte degli automobilisti: tra una bici e una macchina, la peggio ce l’ha sempre chi è in bicicletta.”

Durante la serata è intervenuto anche un agente della Polizia di Stato, il cremonese Eugenio Vernelli che nel 2016 scortava proprio Michele Scarponi al Giro d’Italia.
“Ricordo benissimo la tappa del Colle dell’Agnello”, afferma. “In cima al confine, Michele mise un piede a terra, cosa strana per un ciclista. Tutti noi motociclisti ci siamo fermati chiedendo cosa fosse successo. Lui, sorridendo, ci disse: ‘Aspetto Vincenzo per portarlo al traguardo.’ Vincenzo era Nibali, che vinse quella tappa e poi il Giro.”

A chiudere la serata, il racconto intenso di Marco Scarponi, che ha presentato il libro dedicato al fratello.
“Il libro è la biografia, scritta anche con molte foto, di Michele. Racconta la sua vita, il suo carattere, le sue imprese. Si intitola Profondo come una salita perché la salita ti porta in alto ma ti obbliga anche a guardare dentro te stesso. Abbiamo voluto andare a fondo nella sua storia.”

E il tema della sicurezza, oggi più che mai, resta centrale. “È un tema culturale. La strada deve essere un luogo sicuro per tutti. Dobbiamo proteggere i più fragili: un ciclista è una persona senza carrozzeria, è nudo, e dobbiamo custodirlo, non metterlo in pericolo. La Fondazione è nata per questo: salvare vite, fare educazione, andare nelle scuole. È da lì che riparte il cambiamento.”

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