Cultura e spettacoli

Giornate FAI di Primavera: aperti Palazzo Lodi Zaccaria e Palazzo Grasselli

Per l'occasione porte aperte alla chiesa di Sant’Ambrogio: l'evento del FAI si svolgerà il 21 e 22 marzo

Palazzo Lodi Mora Zaccaria, Galleria del piano nobile. Foto Davide Bruneri

Il weekend del 21 e 22 marzo 2026 tornano le Giornate FAI di Primavera per raccontare alcuni luoghi cremonesi poco noti e normalmente non aperti al pubblico. Si tratta di un’edizione particolare: a partire dal 1 gennaio 2026 la delegazione cremonese ha cambiato il responsabile ed è guidata dall’architetto Davide Bruneri.

 

Per quanto riguarda le aperture nel centro storico di Cremona, dopo il grande successo riscosso nel 2022, nella giornata di sabato 21 marzo sarà possibile accedere eccezionalmente ad alcuni ambienti di Palazzo Lodi Mora Zaccaria, antica dimora nobiliare cremonese che custodisce importanti decorazioni pittoriche di Francesco Boccaccino e Giuseppe Natali.

 

In entrambe le giornate, invece, saranno visitabili Palazzo Magio Grasselli, con l’apertura eccezionale delle sale affacciate su corso XX Settembre recentemente recuperate in occasione del secondo lotto di lavori, e la chiesa di Sant’Ambrogio, capolavoro razionalista di Giovanni Muzio poco noto al pubblico e che custodisce anche importanti opere di Dante Ruffini.

 

In provincia, invece, si segnala l’apertura di Palazzo Silva a Pizzighettone, prestigiosa dimora nobiliare poco nota al pubblico e normalmente non accessibile. Durante le visite sarà possibile accedere eccezionalmente ad alcuni ambienti, come l’elegante sala da pranzo con sculture e arredi, la selleria e l’antico canile dei Bracchi Silva, ancora perfettamente conservati.

 

Tutte le aperture sono senza prenotazione: ai partecipanti verrà suggerito un contributo di partecipazione a partire da 3 euro e la possibilità di iscriversi al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS in modo da supportare la Fondazione nella gestione e nell’apertura al pubblico dei suoi beni.

 

Le Giornate FAI di Primavera sono la manifestazione di punta del FAI e sono finalizzate a stimolare la collettività alla conoscenza del patrimonio culturale italiano (e della sua fragilità) e, attraverso la raccolta fondi, a chiedere il supporto di tutti in modo da proseguire la costante attività di tutela e valorizzazione che, dal 1975, ha consentito alla Fondazione di sottrarre al degrado luoghi importantissimi come il Giardino della Kolymbethra ad Agrigento o il Bosco di San Francesco ad Assisi, consentendone la pubblica fruizione.

 

Palazzo Lodi Mora Zaccaria

L’edificio sorge su un’area originariamente occupata da alcune abitazioni poi riunite in un unico fabbricato dalla famiglia Lodi Mora intorno al 1650. Accanto ad esso era collocato un antico complesso religioso in cui, nel Cinquecento, si insediò il primo seminario della città e, inseguito, le oblate devote alle sante Barbara e Venturata. Un’importante riforma del palazzo è promossa intorno agli anni’80 del Seicento da Giovanni Battista Lodi Mora e dal suo primogenito Pietro Antonio II: in questo periodo si collocano anche le sontuose decorazioni dello scalone e del piano nobile. Si deve invece agli Zaccaria la demolizione del complesso monastico per realizzare il giardino e un “casino da caffè”, noto come Casino Zaccaria, che consentiva ai proprietari di affacciarsi sul corso principale.

La sobrietà che caratterizza gli esterni della dimora viene totalmente ribaltata dall’esuberante decorazione tardo barocca che Francesco Boccaccino e Giuseppe Natali realizzano negli ambienti del piano nobile. A questi ultimi si accede dall’imponente scalone d’onore, dove i due artisti dipingono “Aurora che abbandona Pittone per inseguire Zefiro”. Lo scalone conduce alla galleria, che è un susseguirsi di putti inseriti in raffinate quadrature, e agli appartamenti di rappresentanza, tra cui si distingue il salone principale: sul soffitto si riconosce la scena dell’imperatore Leopoldo che riceve i fulmini da Giove.

Le Giornate FAI di Primavera saranno l’occasione perfetta per poter visitare alcuni ambienti di Palazzo Lodi Mora Zaccaria, normalmente non accessibili al pubblico in quanto proprietà privata. Si potranno apprezzare gli affreschi tardo barocchi di Francesco Boccaccino e Giuseppe Natali e l’eleganza delle sale del piano nobile.

 

Palazzo Magio Grasselli

La storia del palazzo è decisamente complessa: il suo aspetto attuale è frutto di alcune importanti riforme avvenute tra il XVI e il XIX secolo. Dal XV secolo il palazzo era abitato dai fratelli Pietro, Bartolomeo e Antonio Magio, ma solo alla metà del XVII Nicolò avviò una riforma della domus magna, consona al rango marchionale a cui ambiva. A questo periodo risale la sobria facciata ideata da Francesco Pescaroli, dall’altissimo ingresso sull’antica contrada San Gallo e parzialmente modificata due secoli dopo. L’edificio testimonia, nei diversi ambienti e con le tracce delle soluzioni impiantistiche ancora a vista, l’utilizzo continuativo attraverso i secoli. Nel 1876 fu acquistato da Annibale Grasselli e, in seguito ceduto al Comune di Cremona.

 

Una volta superato il portone di ingresso, lo scalone del Pescaroli, sormontato dalla “Buona Fama” già attribuita a Giuseppe Natali, conduce al piano nobile dove, sulla sinistra, si aprono le sale affacciate sulla corte interna mentre

sulla destra quelle rivolte su corso XX Settembre che costituivano gli appartamenti di rappresentanza. Oltre alla presenza del Natali, il palazzo custodisce importanti decorazioni pittoriche eseguite da Giovanni Manfredini: al 1772 risalgono gli interventi nel salone sul cortile, eseguiti secondo un programma iconografico che celebra le virtù civili tipiche dell’illuminismo e le gesta militari dei cavalieri del casato, al 1785, invece, quelle nel salone sul corso, realizzati secondo un programma articolato, a cui potrebbe non essere estraneo l’erudito abate Isidoro Bianchi. In un continuo gioco di finzione e citazioni colte, l’intera superficie della volta e delle pareti è impreziosita da finti elementi architettonici e scultorei, vedute di rovine e raffinati motivi, secondo il gusto neoclassico del tempo, che a Cremona si è tradotto anche in un recupero del gusto raffaellesco.

Le Giornate FAI saranno un’occasione imperdibile per poter visitare gli ambienti di Palazzo Magio Grasselli, soprattutto le sale recentemente recuperate in seguito alla conclusione del secondo lotto di interventi finalizzati al recupero dell’edificio, destinato a ospitare il conservatorio cremonese “Claudio Monteverdi”. Le visite approfondiranno le vicende architettoniche, gli aspetti iconografici e stilistici delle decorazioni e si accennerà anche alle modalità di recupero del complesso.

 

Chiesa di Sant’Ambrogio

Nel 1934, il vescovo Giovanni Cazzani affidò ai Minori Francescani la parrocchia di Sant’Ambrogio, il cui quartiere si raccoglieva attorno una piccola costruzione omonima del XVIII secolo che risultava, però, insufficiente per una popolazione in rapida espansione. Il progetto del nuovo edificio fu affidato a Giovanni Muzio, che seppe coniugare gli aspetti religiosi, culturali e artistici attraverso una sintesi tra l’Aula Sacra, Santuario, Convento e altri ambienti. I lavori iniziarono nel 1935 e l’inaugurazione del complesso avvenne nel 1938 nonostante il cantiere non fosse stato ultimato. Il progetto iniziale non fu rispettato nella sua totalità e la cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, nota come Santuario, fu terminata solamente negli anni ’60 del Novecento.

Sin dall’esterno l’edificio in stile razionalista si distingue per una notevole monumentalità e per il caratteristico uso del cotto a vista, scelto dal progettista perché più connaturale al territorio cremonese. La chiesa è navata unica con due corridoi laterali, definiti dall’interspazio tra pilastri binati. Questi ultimi sostengono una sorta di “matroneo” che suddivide in due parti la sezione della Chiesa e dal quale si accede a una balconata esterna posta sul prospetto principale, in corrispondenza dell’alta loggia porticata. La copertura è composta da sette voltine a botte, interamente realizzate in cotto armato e appoggiate sui pilastri binati, decorate con disegni geometrici, simboli cristiani e dell’Ordine francescano. All’interno l’elemento decorativo più significativo sono le formelle della Via Crucis dello scultore cremonese Dante Ruffini (1938-39), realizzate in pietra dura di colore ambrato a contrasto con il rosso del paramento murario in laterizio. Sempre di Dante Ruffini è il crocifisso in pietra che dietro l’altare maggiore ma che inizialmente (1938) era collocato sulla lunetta del timpano che delimita nella parte superiore l’area del presbiterio.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera 2026 sarà possibile conoscere la storia del complesso di Sant’Ambrogio a Cremona, poco nota testimonianza di architettura razionalista religiosa progettata da Giovanni Muzio. Si potranno visitare i bracci del chiostro e apprezzare gli interventi decorativi di Dante Ruffini e visitare gli spazi normalmente non accessibili del complesso.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...