Opinioni

"Mia madre curata con professionalità e dedizione", un plauso ai sanitari dell'Asst

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Egregio direttore,
quando entriamo in un ospedale non siamo più gli stessi.
La malattia, la paura, l’incertezza trasformano il nostro modo di vedere le cose e spesso anche il nostro modo di comportarci.

Ho riflettuto, nelle scorse settimane, trascorse nel reparto di Medicina dell’Ospedale di Cremona, dove sono rimasta quindici giorni accanto a mia madre, ricoverata in seguito a una caduta che le ha provocato una emorragia cerebrale. Sono stati giorni difficili, carichi di ansia e di interrogativi.

Quando una persona cara è in pericolo, dentro di noi si accendono molte paure. Nascono sospetti, dubbi, tensioni interiori. A volte pensiamo che qualcosa non venga fatto nel modo giusto, temiamo che gli infermieri non siano abbastanza attenti, che i medici non abbiano valutato tutto. È una reazione umana, quasi inevitabile, perché la sofferenza e l’angoscia cambiano la percezione della realtà.

Eppure, guardando oggi a quei giorni con maggiore serenità, mi accorgo che spesso questi timori nascono più dal nostro stato d’animo che dai fatti reali.

Mia madre è stata curata con attenzione e scrupolo. I medici hanno seguito con precisione l’evoluzione della sua condizione, gli infermieri hanno lavorato con pazienza e professionalità in un contesto certamente non facile. L’emorragia è stata superata, e dopo quindici giorni siamo tornate a casa con una terapia adeguata e ben strutturata.

Anche dopo la dimissione abbiamo ricevuto un supporto importante: l’assistenza infermieristica domiciliare, che ha seguito con competenza la fase di rientro a casa.

In quale regione italiana accade questo?

Un servizio prezioso che spesso diamo per scontato, ma che in realtà rappresenta un grande valore del nostro sistema sanitario.

Per questo credo sia giusto fermarsi a riflettere.
Noi cremonesi siamo cresciuti con l’idea di avere una sanità pubblica di grande qualità  e non dobbiamo dimenticarlo proprio nel momento in cui il clima generale sembra spingerci a vedere solo ciò che non funziona.

Gli ospedali sono luoghi complessi, nei quali lavorano persone che affrontano ogni giorno responsabilità enormi, turni difficili e un carico emotivo che pochi altri mestieri conoscono. Spesso lo fanno con stipendi che non rispecchiano affatto l’importanza del loro lavoro.

Forse dovremmo ricordarci più spesso che dietro ogni camice ci sono donne e uomini che hanno scelto di dedicare la propria vita alla cura degli altri.

Per questo, uscendo dall’ospedale con mia madre finalmente a casa, ho sentito soprattutto una cosa: gratitudine.

Gratitudine verso medici, infermieri e operatori sanitari che, con professionalità e dedizione, continuano ogni giorno a prendersi cura delle nostre fragilità.

E forse, qualche volta, dovremmo davvero toglierci il cappello davanti a chi fa questo lavoro.

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