Cronaca

Al Manin, gli studenti con le toghe simulano un processo e "condannano" l'imputato

Gli studenti potranno predisporre un elaborato per partecipare al bando della Camera Penale e ottenere borse di studio del valore di 300 euro

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Simulare un processo per rendersi conto di come viene amministrata la giustizia, della funzione del processo e il ruolo delle parti coinvolte.

Per un giorno, gli studenti delle classi quarte e quinte del liceo Manin di Cremona hanno indossato la toga e l’aula magna si è trasformata in un vero e proprio tribunale, con il giudice, il pm e il difensore.

L’avvocato Zontini con gli studenti

Una formula coinvolgente, quella pensata dagli avvocati della Camera Penale di Cremona e Crema, Marilena Gigliotti, Caterina Pacifici e Alessandro Zontini, in collaborazione con la referente del progetto, la professoressa Francesca Di vita, e gli organizzatori Edoardo Piazza e Andrea Minuti, della quinta C linguistico.

La professoressa Di Vita

“Quale miglior occasione”, ha spiegato la professoressa Di Vita, “per portare un’informazione che non sia attraverso i testi, ma creare un’esperienza concreta e collegare teoria e realtà e far vedere sul campo come funziona un’aula di tribunale. Una grande opportunità anche formativa”.

L’avvocato Gigliotti con gli studenti

“Dopo una parte teorica preliminare”, ha aggiunto l’avvocato Gigliotti, “abbiamo simulato il processo penale vero e proprio. Abbiamo suddiviso l’esercitazione tecnico-pratica in tre gruppi: gruppo pubblico ministero, giudice e difesa, e poi ciascuno, indossando la toga, ha sostenuto il suo ruolo: i ragazzi hanno letto le richieste del pm, l’arringa e la decisione finale, e all’esito potranno predisporre un elaborato, come ad esempio un video, o una intervista, oppure un tema, con il quale parteciperanno ad un bando che viene messo in palio dalla Camera Penale, al termine del quale verranno erogate delle borse di studio del valore di 300 euro. Le borse di studio sono messe a disposizione dalla Camera Penale e da alcuni benefattori del territorio”.

I ragazzi hanno ricostruito e messo in scena un caso di rapina aggravata che ha visto come protagonisti due studenti ventenni. Il furto, avvenuto a scuola, di un mixer elettronico e di una tastiera, scoperto dal bidello che era stato spintonato. Il reato è quello di rapina, perchè di mezzo c’è un’azione violenta contro la persona.

Per uno degli imputati, il pm aveva chiesto tre anni di pena, ma la sentenza del giudice è stata più severa: condanna a cinque anni. L’altro ragazzo finito sotto accusa è stato invece assolto.

Un caso che ha portato poi a sviluppare non soltanto la fase processuale, ma anche un’analisi critica sugli esiti della sentenza e tutta la fase di esecuzione della pena. Una riflessione importate è stata dedicata anche alla situazione del carcere.

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