Università Cattolica, inaugurazione esposizione d'arte contemporanea
"Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce" è il titolo dell’esposizione collettiva che sta coinvolgendo le sedi dell’Ateneo con i lavori di 14 artisti contemporanei
Il Centro Pastorale d’Ateneo e il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore anche per il 2026 presentano il progetto Itinerari Arte e Spiritualità che, come ogni anno, dà vita a una mostra di arte contemporanea all’interno degli spazi accademici, che farà tappa nel campus di Santa Monica, a Cremona, mercoledì prossimo 18 marzo.
“Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce” è il titolo dell’esposizione collettiva che, a partire dal 10 marzo, sta coinvolgendo le sedi dell’Ateneo di Milano, Cremona, Piacenza, Brescia e Roma, con i lavori di 14 artisti contemporanei.
Il 18 Marzo, alle 11, nel campus di Santa Monica a Cremona, presso l’aula B005, verrà inaugurata l’opera POTREMO della fotografa Marta Ferrarini.
Nato nel 2005, il progetto Itinerari di Arte e Spiritualità individua ogni anno tematiche capaci di generare nuove riflessioni sulla realtà contemporanea da indagare attraverso lo sguardo dell’arte. Quest’anno i curatori-studenti hanno scelto di confrontarsi con un tema di estrema attualità e profondità: le conseguenze della guerra.
L’ispirazione nasce dalla poesia di Giuseppe Ungaretti San Martino del Carso in cui il poeta di fronte alla devastazione del conflitto scrive: “Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro”. Un verso che non racconta soltanto la distruzione materiale, ma anche la ferita interiore lasciata dalla guerra.
Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si concentra proprio su questo spazio fragile e silenzioso che segue la fine di un conflitto: non il fragore delle armi, ma
ciò che accade dopo, quando il rumore si spegne e rimangono le tracce, le assenze, le cicatrici. In un tempo che non ammette soste, la mostra invita a fermarsi su ciò che solitamente viene dimenticato: non l’inizio della guerra, ma la sua eco lunga e inesorabile.
Le macerie non sono soltanto edifici crollati, ma anche rovine interiori, segni che abitano chi è stato costretto a convivere con scelte non proprie. Attraverso l’arte, il dolore si trasforma in memoria, la violenza in pensiero e la distruzione in creazione. La mostra si muove così sul sottile confine tra le ferite e la possibilità di trasformarle, creando consapevolezza.
“Noi non vogliamo rappresentare la guerra – affermano i curatori della mostra – ma evocarne le conseguenze più intime: il silenzio, la perdita, la colpa. Si crea così un modo per indagare il dolore e per riconoscere nelle rovine le tracce di un’umanità che persiste.”
È nata così l’esigenza di una riflessione interiore, condivisa con gli artisti coinvolti nel progetto, il cui percorso si sviluppa fluido all’interno dell’Ateneo con opere e installazioni dislocate nei chiostri e nei corridoi, per attirare lo sguardo di studenti, visitatori o semplici passanti.
Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si propone come un invito a fermarsi, ad osservare e ad interrogarsi sul presente, lasciandosi attraversare dalle immagini e dai segni che l’arte restituisce, affinché anche dalle fratture possano emergere nuove possibilità.
Dal 2017 i curatori del progetto Itinerari di Arte e Spiritualità sono gli studenti dell’Ateneo, in collaborazione con il Centro pastorale, coordinato da Padre Enzo Viscardi, e il dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte insieme alle professoresse Elena Di Raddo, Michela Valotti e Mariacristina Maccarinelli.