Politica

Rosy Bindi: "No al referendum per salvare la Costituzione e le nostre libertà"

L'ex presidente della commissione antimafia a Cremona: "Chi è al Governo non ha votato la Costituzione. Nessuna meraviglia che ora voglia metterci mano in maniera così pesante"

Valentina Cappelletti, Giancarlo Corada, Rosy Bindi, Andrea Virgilio, Alessio Dinoi
La serata al Monteverdi per il No al referendum
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“Siamo al terzo tentativo di stravolgimento della Costituzione, a scadenza decennale: 2006, 2016, 2026 e ogni 10 anni il popolo italiano lo ha respinto. Domenica e lunedì prossimo si salva la Costituzione”. Così Rosy Bindi, nella serata organizzata martedì sera a Teatro Monteverdi dal Comitato cremonese ‘Società Civile per il No’ al referendum costituzionale che modifica 7 articoli della Carta che riguardano la magistratura.

A introdurla, il presidente del comitato Giancarlo Corada, il sindaco Andrea Virgilio, il magistrato Alessio Dinoi e la segretaria Generale CGIL Lombardia Valentina Cappelletti.

“Una cosa che mi ha infastidito in questa campagna referendiaria – ha detto Virgilio – è quella di aver voluto impostare la questione come un fatto tecnico, aver voluto perimetrare il dibattito all’interno dei diversi attori del sistema Giustizia. In realtà non è così, perche corriamo il rischio di andare incontro a una riforma che va a mettere in discussione delicatissimi aspetti dell’equilibrio tra i poteri dello Stato”.

Uno Stato che con il pretesto di fare le riforme poi “svolazza via” lasciando sole le comunità locali: “Spesso e volentieri – ha aggiunto il sindaco – si perdono i presìdi e per mantenerli all’interno dei territori lo Stato che ‘vola via’ comincia a bussare agli enti locali. Oggi i Comuni prestano personale ai tribunali, alle procure, in alcuni casi alle Prefetture... prestiamo la Polizia Locale alla Procura e fino a qualche tempo fa ci occupavamo della manutenzione del Tribunale… e il peggio è che ci siamo abituati come se fosse normale. Tutto ciò non è affrontato in questa riforma”.

Al magistrato Dinoi il compito di fare l’elenco di quanto servirebbe al “sistema Giustizia”, quasi un elenco della spesa, dalle fotocopiatrici mancanti ai computer obsoleti; da un applicativo per il processo penale telematico “che non raddoppiasse i tempi di lavoro sia per i magistrati che per il personale amministrativo” alla stabilizzazione dei precari (gran parte del personale assunto con i fondi Pnrr è in scadenza al 30 giugno). “Questa è una riforma che non migliora di un giorno i processi, non dà un euro in più alla giustizia, taglia invece  130 milioni nell’ultima legge di bilancio. Questa riforma è un pericolo per l’indipendenza e l’autonomia  della magistratura quindi è un pericolo per voi, non per noi che il 24 marzo saremo ancora qui a fare lo stesso lavoro nella maniera più dignitosa possibile”.

L’intervento di Rosy Bindi è entrato sì nel merito di alcune delle questioni tecniche che suscitano le maggiori critiche da parte del fronte del no (il sorteggio per i membri del Csm ad esempio), ma si è concentrato soprattutto sul contesto in cui si colloca la riforma, facendo appello alla necessità di “conservare il patriottismo istituzionale”. “I tempi che stiamo attraversando non sono dei migliori. E’ scoppiata un’altra guerra, forse più pericolosa di tutte le altre e non a caso le guerre continuano a scoppiare. Se guardiamo la storia degli ultimi anni, ci accorgiamo che a ogni torsione autoritaria della democrazia c’è anche un inasprimento dei confitti o la nascita di nuovi”.

“Non dovremo dimenticarci di questo quando andremo a votare e la Costituzione è una tunica che non possiamo permetterci di fare a pezzi, perchè i nostri diritti e le nostre libertà sono garantiti dall’impianto istituzionale che i nostri Costituenti ci hanno lasciato, e non a caso oggi è sotto attacco”.

“Non ci possiamo meravigliare che coloro i quali non hanno mai votato questa Costituzione, una volta giunti al Governo dopo 80 anni, ci mettano mano in una maniera così pesante, come sta facendo la presidente del consiglio e i suoi ministri”.

“L’obiettivo vero di questa maggioranza sta in questo” , ha continuato l’ex presidente della commissione antimafia. “Chi ha il consenso popolare si sente legittimato a portare avanti il proprio programma ignorando il rispetto delle istituzioni e dell’ordinamento internazionale e chi impedisce questo, chi controlla, diventa un nemico, siano essi i magistrati, le opposizioni, le autorità di garanzia della Repubblica. Sono un fardello nei confronti dei grandi progetti che siano il ponte sullo Stretto o i centri in Albania. Questo è l’obiettivo politico della riforma”.

Entrando nel merito di uno degli aspetti tecnici, Bindi vede un pericolo nella separazione delle carriere per la perdita della “unità della cultura della giurisdizione” che oggi accomuna magistratura giudicante e requirente. “E non c’è sistema al mondo, dove vige la separazione delle carriere, in cui se il pm diventa ‘un avvocato dell’accusa’ non finisca prima o poi col dipendere dal potere politico”.

A chi fa notare che l’Italia è insieme alla Grecia l’unico paese tra le democrazie liberali a non avere la separazione delle carriere Bindi risponde che le “eccezioni esistono e ci sono anche quelle positive”, ricordando che “noi italiani avevamo già provato cosa vuol dire avere la magistratura sotto il potere esecutivo. Non ho paura del ritorno al passato, è il salto nel buio che mi spaventa”, evocando lo spettro del premierato e della nuova legge elettorale.

Tra il pubblico, molti volti del centrosinistra cremonese: tra loro il neo segretario provinciale del Pd Rosolino Azzali, il consigliere regionale Dem Matteo Piloni; gli assessori Luca Burgazzi e Roberta Mozzi, Rosita Viola e Lapo Pasquetti di Sinistra per Cremona; la Segretaria Generale della Cgil Elena Curci e la componente di Segreteria Maria Teresa Perin; Paolo Bodini; Marco Pezzoni; Paola Tacchini del Movimento 5 Stelle e  sostenitrice del No.

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