Esaltava "le gesta" di Filippo Turetta, terrorizzando la sua ex. Stalker condannato
Un anno e sei mesi e un risarcimento di 5.000 euro come provvisionale per un giovane calabrese a processo per atti persecutori contro l'ex fidanzata
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“Mi è venuta la pelle d’oca pensando alle violenze verbali e psicologiche e alle minacce di morte subite da questa ragazza e il richiamo all’omicidio di Giulia Cecchettin da parte di Filippo Turetta. Per lei, momenti di angoscia”. E’ quando dichiarato nell’arringa dall’avvocato Paolo Sperolini, legale di parte civile per Laura (nome di fantasia), 26enne cremonese vittima di stalking e di lesioni da parte del suo ex fidanzato Mario, 31 anni, calabrese, condannato a un anno e sei mesi e come risarcimento ad una provvisionale di 5.000 euro.
I due, che si erano conosciuti ad una festa, erano stati fidanzati dal luglio al novembre del 2024. Un rapporto, il loro, “malato, tossico”, lo aveva definito la madre di lei.
Per intimorire la fidanzata, l’imputato le aveva inviato un video del processo a Filippo Turetta, il giovane padovano condannato all’ergastolo per aver ucciso Giulia Cecchettin. Nei messaggi, rideva ed esaltava la figura dell’omicida dell’ex fidanzata. Marco è finito in carcere perchè nonostante fosse costretto a casa con il braccialetto elettronico, era evaso per recarsi dalla fidanzata. Ed è recidivo: ha precedenti specifici nei confronti di altre due donne con cui aveva avuto una relazione.
“Ti faccio a pezzettini, ti voglio vedere morta, guarda che io sono di Cutro”, sono alcune delle frasi ricordate dalla mamma di Laura, insieme a parolacce, offese e a numerosissimi messaggi. “La chiamava 150 volte al giorno“, ha ricordato il pm onorario Silvia Manfredi, che per l’imputato aveva chiesto un anno e otto mesi.
I due ragazzi abitavano in città diverse e si vedevano nel fine settimana. Con il tempo, lui si era fatto sempre più geloso.
“Era geloso anche di me”, aveva raccontato la mamma di Laura. “Non voleva che lei stesse a casa con me, la voleva a casa sua. Mia figlia era totalmente cambiata. Era sempre nervosa, agitata“. La ragazza era stata anche picchiata. “L’ho vista con un grosso ematoma sulla testa“, aveva riferito la madre della giovane.
“Ero praticamente sottomessa a fare tutto ciò che voleva lui“, aveva raccontato in aula la vittima. “Non avevo più possibilità di scegliere“. “In quel periodo era dimagritissima”, aveva ricordato l’amica del cuore di Laura. Le due ragazze erano partite insieme per un viaggio a Santo Domingo. “Lui era insistente, pressante“, aveva detto l’amica. “Anche quando eravamo in vacanza continuava a messaggiarla per chiederle cosa stesse facendo, le scriveva che l’avrebbe ammazzata. Le inviava decine e decine di messaggi tutti i giorni”.
“Laura scoppiava in lacrime per qualsiasi cosa“, aveva sostenuto la collega di lavoro. “Era sempre in ansia ed era molto dimagrita. La responsabile del negozio aveva chiesto di non lasciarla mai in turno da sola. Per le assenze, ha anche rischiato di perdere il lavoro”.
Il giovane era difeso dall’avvocato Alessandro Carrara che ha parlato di “una relazione sentimentale fortemente passionale tra i due ragazzi”, riconoscendo che il suo assistito aveva avuto un attacco di gelosia. Il legale ha parlato di “fragilità” da parte di entrambi e di un solo episodio in cui lui, in macchina, aveva alzato le mani su di lei. “E’ il rapporto stesso che ha generato ansia nella ragazza”, ha sottolineato la difesa, “che però non ha mai avuto paura per la sua incolumità“.