Cronaca

Il regista Filippo Soldi racconta Giancarlo Siani a quarant'anni dall'assassinio

In collegamento il fratello della vittima, che ha invitato gli studenti a ricordare per trasformare la memoria in impegno civile.

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Giancarlo era un gran figo“: è la certezza che Filippo Soldi, regista del docufilm “Quarant’anni senza Giancarlo Siani”, ha lasciato agli studenti del Cpl di Cremona, radunati nell’aula magna di via Leo Garofalo o in collegamento streaming per la proiezione. La dirigente del Torriani, Simona Piperno, scuola capofila del Cpl, e la professoressa Alessandra Fiori, grazie alla quale è stato possibile organizzare l’incontro, hanno ribadito il concetto, tracciando il profilo di un ragazzo (Siani aveva 21 anni quando ha iniziato la professione di giornalista) che amava follemente la vita e viveva dunque con passione ogni ricerca, ogni scoperta e indagine che intraprendeva nella sua professione di reporter al “Mattino”.

In collegamento il fratello della vittima, Paolo Siani, che ha invitato gli studenti a ricordare per trasformare la memoria in impegno civile: “non è importante essere eroi, ma superare il muro di indifferenza“. Il regista Soldi e la professoressa Fiori hanno poi condotto gli studenti alla scoperta della storia di Giancarlo Siani attraverso la visione di sette spezzoni del docufilm.

Paolo Siani in collegamento

Figlio della buona borghesia di Napoli, dopo il liceo, come giornalista del “Mattino” riesce a rintracciare gli interessi della camorra nella ricostruzione successiva al terremoto dell’Irpinia, indisponendo per la prima volta i boss del clan Gionta. In una delle sue inchieste più celebri, Siani denuncia le connivenze tra la mafia siciliana di “Cosa nostra” e la famiglia dei Nuvoletta, ipotizzando l’accordo con il clan della “Nuova famiglia” per detronizzare il boss Valentino Gionta, allo scopo di porre fine alla lotta tra le famiglie della camorra napoletana.

L’ultimo suo articolo, quello che ipotizzava gli scenari post Valentino Gionta, da quando il boss era in carcere, gli costano la vita. Ammazzato sotto casa.

Un docufilm che racconta un giovane uomo solare, innamorato, libero e coraggioso, sempre sorridente. “I suoi persecutori erano tristi – sottolinea il regista Filippo Soldi – spesso stavano in carcere o nascosti. La vita di Giancarlo è una vita che vale la pena di vivere, non quella dei camorristi”.

All’incontro era presente anche il tenente colonnello Alessandro Di Filippo, della Guardia di Finanza in rappresentanza delle Istituzioni che hanno accompagnato tutto il percorso dei 100 passi 2026.

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