Cronaca

È morto Umberto Bossi: il "Senatur" fondò la Lega Nord, si è spento a 84 anni

Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi non è stato solo un leader politico, senatore, ministro, ma il catalizzatore di un malcontento territoriale che dal Nord Italia predicava indipendenza dal centralismo romano

Umberto Bossi nel 2011 a Trescore Cremasco
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È morto Umberto Bossi, aveva 84 anni. Il “Senatùr” della Lega Nord si è spento all’ospedale di Circolo di Varese, lasciando un vuoto profondo in quel movimento che lui stesso aveva inventato dal nulla, trasformando un gruppo sempre più ampio di autonomisti in una forza di governo.

Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi non è stato solo un leader politico, senatore, ministro, ma il catalizzatore di un malcontento territoriale che dal Nord Italia predicava indipendenza dal centralismo romano. Attraverso un linguaggio diretto, spesso ruvido e volutamente popolare, riuscì a dare una fisionomia politica al “Nord produttivo”. Dalla prima elezione al Senato nel 1987, che gli valse il celebre soprannome, la sua ascesa fu inarrestabile, segnata da momenti simbolici come il rito dell’ampolla alle sorgenti del Po e la battaglia contro quella che lui definiva “Roma Ladrona“.

La sua intuizione più grande, e al contempo la più discussa, fu la creazione di un’identità padana che servisse da collante per un elettorato stanco del vecchio sistema dei partiti. Nonostante le spinte secessioniste degli anni ’90, Bossi dimostrò un pragmatismo inaspettato diventando l’alleato indispensabile di Silvio Berlusconi. Insieme a lui costruì l’asse del centrodestra, portando il tema del federalismo e della Devolution al centro dell’agenda istituzionale e ricoprendo ruoli di primo piano come Ministro delle Riforme.

Gli ultimi vent’anni della sua vita sono stati segnati dal grave ictus che lo colpì nel 2004, un evento che ne minò il fisico ma non la centralità simbolica all’interno della Lega. Nonostante gli scandali legati alla gestione dei fondi che lo portarono alle dimissioni da segretario nel 2012, Bossi è rimasto fino all’ultimo il Presidente a vita, una figura tutelare che osservava con distacco e talvolta con asprezza l’evoluzione del suo partito verso una dimensione nazionale.

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