Politica

Referendum magistratura: a confronto le ragioni del SI' (Romanelli) e del NO (Sanesi)

L'avvocato Alessio Romanelli e il magistrato Ilaria Sanesi
Fill-1

Qui di seguito, il confronto sul referendum del 22 e 23 marzo  tra l’avvocato Alessio Romanelli, rappresentante del “Comitato per il Sì articolo 111” e Ilaria Sanesi, consigliere della Corte d’Appello di Brescia, coordinatrice del Comitato dell’ANM del distretto di Brescia, andato in onda nella puntata di “Punto e a Capo” di CR1 il 12 febbraio 2026, condotta da Giovanni Palisto.

LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE E I DUE CSM
ROMANELLI: “Questa è una riforma essenziale per un miglioramento generale del sistema giustizia.
La nostra è una Costituzione rigida, per modificarla occorre seguire un determinato percorso. Non bastano i due passaggi legislativi in Parlamento, non avendo raggiunto i due terzi in Parlamento occorre la conferma del corpo elettorale.
La riforma prevede di separare la carriera del magistrato che giudica da quella del magistrato che indaga e che sostiene l’accusa; per realizzare questo prevede lo sdoppiamento del consiglio superiore della magistratura, uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura inquirente, prevede che i membri dei due CSM siano sorteggiati per evitare il gioco dannosissimo delle correnti e prevede che la funzione disciplinare che attualmente è in capo all’unico CSM vada in capo a un’Alta Corte di giustizia”.

SANESI:  “Teniamo presente un dato, si tratta di un referendum costituzionale, quindi il quesito è unico e riguarda diversi aspetti e non solo la separazione delle carriere sulla quale ci si concentra maggiormente nel dibattito. La separazione delle carriere esiste già, nel senso che le carriere di pubblico ministero e giudice sono già divise perché il passaggio dall’una all’altra funzione è estremamente limitato, si può fare solo una volta nei primi 10 anni dall’assunzione e cambiando regione.
Se si voleva andare avanti in questa strada e ridurre ancora ulteriormente la possibilità di questi passaggi o se si voleva evitare qualsiasi compresenza in alcune valutazioni di giudici e pubblici ministeri all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, si poteva pensare a due sezioni separate del Consiglio Superiore della Magistratura.

In realtà tramite questa riforma si incide profondamente sul Consiglio Superiore della Magistratura, sull’organo che i costituenti hanno pensato per tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, spacchettandolo in tre parti,  indebolendone l’autorevolezza e la capacità di incidere nelle varie materie attraverso il sorteggio dei suoi membri e espungendo dalla valutazione dell’attività professionale del magistrato uno dei noti fondamentali che è il giudizio disciplinare.

“Per andare avanti sulla strada della separazione delle carriere non era affatto necessaria una riforma costituzionale. Mi sembra evidente che la finalità di questa riforma sia quella di ridimensionare sostanzialmente l’organo di garanzia, cioè il Consiglio Superiore della Magistratura, ed è questo che preoccupa noi magistrati, perché un indebolimento della magistratura rispetto al potere politico deve essere visto con particolare timore da chi chiede al giudice la garanzia dei suoi diritti”.

ROMANELLI: “E’ giusto che le carriere siano separate sin dall’inizio, ma quello che è fondamentale è che non ci siano sovrapposizioni durante l’espletamento della carriera, che non ci sia nessuna possibilità per cui la carriera dell’uno e dell’altro venga influenzata da decisioni che vengono prese in organismi di carattere costituzionale come il Consiglio Superiore della Magistratura e di carattere ordinamentale come i consigli giudiziari.

E’ essenziale che ci siano due CSM, perché vi sono decisioni che vengono prese all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura attuale (assunzioni, promozioni, nomi agli incarichi direttivi, nomi agli incarichi semidirettivi e anche il giudizio disciplinare) dove è un unico CSM che decide. Quindi c’è un’influenza da parte della Magistratura inquirente e requirente sulla Magistratura giudicante ed è questo che si vuole evitare. Separando i consigli superiori della Magistratura non ci sarà più nessuna possibilità di influenza dell’uno sull’altro.

SANESI: E’ vero che attualmente nell’unico CSM siedono anche i pubblici ministeri, ma sono in assoluta minoranza rispetto ai giudici, quindi nessun particolare condizionamento può derivare al giudice dalla presenza dei pubblici ministeri all’interno del CSM, che sono in numero nettamente inferiore tra l’altro anche rispetto agli esponenti laici.
Inoltre l’Alta corte disciplinare che viene introdotta per la prima volta con la riforma costituzionale, è composta anche da pubblici ministeri. Quindi se si voleva evitare il condizionamento in realtà si reinserisce il giudizio del pubblico ministero in qualche modo sull’operato del giudice proprio nello snodo fondamentale che è quello del procedimento disciplinare.

QUESTA RIFORMA MIGLIORERA’ LA GIUSTIZIA?
SANESI: “No, perché non cambia niente sulle regole del processo, sulla durata dei processi che dipende dalle risorse a disposizione. Ci sono scoperture enormi, sul personale amministrativo al 27% su base nazionale e sui magistrati siamo intorno al 17%. Nulla migliorerà sulla durata del processo che è la nota dolente della giustizia italiana.

ROMANELLI: “Questo referendum risolve un particolare tema, dà attuazione all’articolo 111 della Costituzione che è già in vigore e che prevede che il giudice sia terzo e imparziale. Serve principalmente a garantire la terzietà del giudice. La domanda del referendum non è ‘volete assumere più magistrati, volete assumere più dipendenti, la domanda è se si vuole modificare la Costituzione al fine di avere un giudice che sia effettivamente terzo, che si spezzi il gioco delle correnti, che ci siano due CSM, che ci sia l’Alta Corte. Questa è la domanda, quindi mi sembra in un certo senso capzioso sostenere che non risolve il problema perché non viene assunto personale”.

IL SORTEGGIO PER LE NOMINE NEI CSM E LE SANZIONI DISCIPLINARI. Chi è per il sì evidenzia come le sanzioni disciplinari in Italia siano pochissime, nel 2023 su circa 9 mila magistrati che lavorano in Italia ci sono stati circa 13 condanne disciplinari.

ROMANELLI: “Il CSM, che è un organo costituzionale, è lottizzato dalle correnti della magistratura. Lo stesso Guido Salvini – che è stato il giudice istruttore di Piazza Fontana, ha fatto 40 anni nella magistratura occupandosi di tutto sempre con straordinaria indipendenza e qui a Cremona lo ricordiamo per il processo Tamoil e per il processo del calcio scommesse – ha ricordato che le correnti all’interno della magistratura controllano tutto, dagli incarichi direttivi, semidirettivi alla più piccola nomina. Separazione delle carriere, sdoppiamento del CSM, sorteggio e alta corte servono proprio a garantire la terzietà del giudice e a garantire che ci sia la certezza che chi sbaglia abbia la sanzione disciplinare che gli compete e non rimangano dubbi sull’operato di un organo costituzionale.
Perché se uno fa parte della corrente potrebbe non essere raggiunto da eventuali sanzioni disciplinari e i giudici invece, magistrati che non fanno parte delle correnti, potrebbero ovviamente subirne le conseguenze.
Le correnti all’interno della magistratura nascono su un impeto di natura ideale, nobilissimo, ma nel corso del tempo purtroppo, vedi alla voce Hotel Champagne o alla voce Palamara, sono diventate uno strumento di mera gestione del potere, di cui Palamara non era la causa, ma era l’effetto.
Per togliere il potere alle correnti l’unico strumento è il sorteggio. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni, la giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine”.

SANESI:  “Il 2023 è l’anno in cui ci sono state meno sanzioni disciplinari; nel 2024 sono già 24, nel 2022 erano state 38, nel 2021 30, nel 2020 25. Non sono così poche se si considera che i magistrati sono soltanto 9 mila. Il tema delle correnti è problematico per la magistratura, il punto è che il sorteggio non lo risolve in alcun modo.
I magistrati appartenenti a correnti sono un’estrema minoranza, sono meno di un quinto del totale. Il sorteggio non impedisce che vengano sorteggiati nella platea dei magistrati, anche quelli che siano o iscritti alle correnti o vicini a determinate correnti. Solo che in quel caso non lo si saprà. Al contrario il sorteggio dei membri di nomina parlamentare avverrà tra una rosa di soggetti prescelti che non sappiamo quanto sarà ampia e quindi si diminuirà forse il potere delle correnti all’interno della magistratura, ma si amplierà quello della componente politica.

Se tutte le volte che non siamo soddisfatti dell’operato di un organo qualsiasi, ma a maggior ragione di un organo costituzionale o di rilevanza costituzionale, dovessimo ricorrere al sorteggio, probabilmente dovremmo sorteggiare anche tutti i membri del Parlamento”.

LA RIFORMA E’ UNA MINACCIA PER LA DEMOCRAZIA?
ROMANELLI: “Questo non c’entra assolutamente nulla, non stiamo parlando del Premierato, non stiamo parlando della legge elettorale, non stiamo parlando di un disegno più generale che andrebbe a minare le garanzie.
Viene agitato come uno spauracchio qualcosa che non c’è, per impedire invece al cittadino di esprimersi liberamente con un sì o con un no su una riforma che vuole un giudice terzo imparziale. Questa è la domanda, questa è la riforma costituzionale: si vuole una giustizia libera e un giudice terzo imparziale? Si vota sì, tutto il resto non c’entra nulla, perchè allora potremmo evocare qualsiasi scenario catastrofico autoritario per dire sì o no a qualsiasi cosa, ma non è questo il tema”.

NON C’E’ NULLA DA MIGLIORARE NEL SISTEMA GIUSTIZIA?
SANESI:  Saremmo felicissimi di dare il nostro contributo. Per quanto riguarda la questione del CSM si può pensare per esempio a una riforma della legge elettorale del CSM, si può pensare di modificare determinate norme processuali, anche se già molto è stato fatto con la cosiddetta riforma del giusto processo. Ci tengo a dire che il tema di ingiustizia dei processi è un tema che secondo me non esiste, il giudice è già terzo e lo dimostra il fatto che oltre il 40 percento dei processi si chiudono con una assoluzione e il 40 percento con una condanna, il resto sono altri tipi di esiti del processo.

Io a fronte di un giudice che metà volte dà ragione al pubblico ministero e metà volte dà ragione al difensore e così semplificare, non vedo dove sia il problema di evocare una giustizia più giusta”.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...