Calci e pugni al volto: davanti al giudice la brutale aggressione in un bar
Si è aperto il processo a carico di due uomini, accusati del pestaggio ai danni di un uomo, con disabilità psichica, verificatosi nel luglio del 2024
“Mi colpivano con calci e pugni, sempre al volto. Sembrava volessero sfigurarmi“: parole drammatiche quelle pronunciate davanti al giudice dalla vittima di una brutale aggressione, verificatasi alla fine di luglio 2024 in un bar di Cremona, per la quale è a processo, con l’accusa di lesioni personali gravi e sfregio permanente del viso, un 42enne di nazionalità albanese, attualmente detenuto in carcere. Sotto accusa, insieme a lui, un connazionale 57enne, attualmente ai domiciliari, che sta seguendo un iter processuale differente, avendo chiesto il rito abbreviato.
Ma l’imputazione a carico del 42enne potrebbe aggravarsi, in quanto, al termine dell’udienza il giudice ha dichiarato di voler disporre una perizia medico-legale per accertare la presenza di lesioni permanenti (più gravi dello sfregio permanente, che è un danno solo estetico). Procedura peraltro già richiesta anche dal gup nell’ambito del procedimento parallelo.
Drammatica, in aula, la testimonianza della vittima, un uomo con una disabilità al 100% per una schizofrenia diagnosticata all’età di 18 anni e per un problema di abuso di sostanze stupefacenti (per le quali è in cura al Serd).
I fatti si verificano in una calda sera di luglio. L’uomo entra nel bar per comprare una bottiglia d’acqua. Al bancone, un gruppo di avventori che, secondo quanto lui stesso racconta al giudice, inizia a schernirlo. E lui reagisce, sferrando un pugno ad uno del gruppo, che era di spalle. Questi non reagisce, mentre gli altri due in pochi istanti gli sono addosso.
“Hanno iniziato a colpirmi con calci e pugni” ha raccontato in aula la vittima, assistita dall’avvocato di parte civile Pia Gerevini. “Sono caduto a terra e sono finito contro il bancone, ma hanno continuato. Sembrava volessero sfigurarmi”. Poi, quando è riuscito a rialzarsi, i due lo hanno spinto fuori dal locale, dove è caduto nuovamente.
A raccontare il resto è la madre del giovane, che la mattina dopo riceve una telefonata dall’ospedale, dove è ricoverato in neurochirurgia. “Quando l’ho visto era sedato. Ha subito diverse operazioni. Lo hanno dimesso dopo 10 giorni, ma è venuto a stare da me, perché non era in grado di prendersi cura di se stesso, a causa delle sue condizioni”.
Le tracce di quella sera sono impresse sul suo corpo, sul suo viso. Come emerge dal capo di imputazione, infatti, le conseguenze del pestaggio sono state pesantissime: distacco cranio-facciale, frattura della mascella, del seno frontale e dell’osso temporale. “Ho una placca di titanio in fronte, viti negli zigomi, ho perso due denti, e la mia vista è compromessa, in quanto ho perso 4 diottrie da un occhio e 3 dall’altro” ha raccontato la vittima al giudice.
Ma ci sono anche le conseguenze lavorative e psicologiche: “Prima di quella sera stavo per essere assunto a tempo indeterminato in una ciclofficina”, ha spiegato. Un progetto a cui ovviamente ha dovuto rinunciare, come ha testimoniato anche l’educatore che da tempo lo segue, al Centro psico-sociale, per la sua patologia.
E ancora oggi non riesce a riprendere a lavorare. Tra l’altro, in conseguenza dell’aggressione, anche il suo stato psicologico risulta compromesso: “Non riesco più a stare in mezzo alla gente, soprattutto quella che non conosco. Se vedo qualcuno che mi si avvicina troppo mi devo allontanare. Non mi fido più delle persone. Sto sempre da solo e non vado più da nessuna parte. Non ho più una vita sociale né una vita lavorativa” conclude.
In aula è stata ascoltata anche la barista del locale, che ha confermato la ferocia dell’assalto: “Ho visto la sua testa schiacciata contro il bancone e lui che gridava “basta, basta”. Ma loro non si fermavano”. La giovane ha quindi chiamato in aiuto il cuoco del locale, che è accorso per cercare di fermare gli aggressori, e che ha visto i due uomini cacciare fuori la vittima dal locale, con un calcio.
Tra i testimoni anche un altro giovane che era presente quella sera, colui che aveva ricevuto il primo pugno, ma che non aveva reagito: “Ero con la mia fidanzata e altri due uomini che avevo appena conosciuto. Un altro avventore mi ha dato un colpo forte in testa, e i due che erano con me gli sono saltati addosso, e hanno iniziato a colpirlo” ha raccontato al giudice e al pubblico ministero.
Il processo è stato rinviato al 14 aprile per un’udienza straordinaria dedicata all’esame dell’imputato e al supplemento istruttorio, con la disposizione della perizia medico-sanitaria, per accertare la sussistenza eventuale di lesioni permanenti.