E' morto Gino Paoli: i suoi concerti indimenticabili a Cremona
Il grande artista, morto a 91 anni, si è esibito in città nel 2019 (all'interno di CremonaJazz) e al Festival di Mezza Estate del 2012
E’ morto all’età di 91 anni Gino Paoli, uno dei grandi e storici cantautori italiani. Una carriera che è passata anche da Cremona. Paoli, con Danilo Rea, è stato protagonista del concerto “Due come noi.. “al Museo del Violino nel 2019 all’interno di CremonaJazz: era il 25 maggio e i due avevano incantato Cremona con canzoni quali “Sapore di Sale”, “Il cielo in una stanza”, “Vivere ancora”, “Fingere di te”, passando per “La gatta” e “Come si fa”.
Nel 2012 poi Gino Paoli e Danilo Rea si sono esibiti all’Arena Giardino per il Festival di Mezza Estate, ripercorrendo la storia della musica italiana in chiave jazz. La canzone dell’amor perduto di De Andrè, Vedrai, vedrai di Tenco. E poi, O’ sole mio, Sapore di sale, Il cielo in una stanza, Perduti, Due come noi che... Un tour raffinato e piacevole tra le divagazioni del pianista Rea e la voce inconfondibile di Paoli. Per uno spettacolo intimo, “come se fossimo a casa”, aveva detto l’artista.

Gino Paoli è sempre stato di casa tra Cremona e Bozzolo. In città, sotto il Torrazzo, al Bissone di Vittorio e Jole in via Pecorari e nel paese un po’ mantovano e un po’ cremonese nel “nait club” insieme a Gian Galeazzo Saviola. Ed è stato proprio grazie a quest’ultimo che ha scoperto Cremona e le sue campagne.
Era il 1961 e alla Bussola di Viareggio ha conosciuto Gian Galeazzo Saviola: era seduto al pianoforte , a luci spente, suonava per una ragazza dall’aria sognante. Ne è nata una amicizia straordinaria. Paoli lo battezza subito “Chopin” e a lui dedica persino una splendida canzone. Saviola, papà bozzolese e mamma piemontese della famiglia Ronchey, quella del giornalista Alberto. Aveva iniziato il liceo a Carignano, poi passato al Manin di Cremona.
Un po’ nobile e un po’ bohemien, è stato lui a portare il cantante genovese al Bissone, antica insegna e lanterna in ferro battuto. Il nome e il simbolo derivano dai Visconti che dominavano su Cremona, così come il termine “Bisol” che tanto ha divertito Paoli quando l’ha sentito, che indica un bicchiere di vino in cremonese e che deve la sua origine al costo di una moneta con il “biscio” dei Visconti.
“Il Bissone di Vittorio – raccontava Paoli – era un posto incredibile perchè lì potevi trovare di tutto: il riccone e l’operaio, il dandy o il terrorista fianco a fianco, raccolti attorno al pianoforte. Lì ho conosciuto personaggi da leggenda”. E il Bissone è ancora così: le inconfondibili colonne appena entrati, le pareti rivestite di legno, il quadro di Verdi alle pareti dove intere generazioni di cremonesi hanno tirato le ore piccole tra bottiglie, piatti di prosciutto e strimpellate al pianoforte. Lì a tarda ora potevi incontrare Paolo, Guccini o Pozzetto, qualche cantante lirico o gente di spettacolo.
Ma è a Bozzolo che Paoli ha trascorso molte serate con Gian Galeazzo Saviola. “Un paese di matti, di persone bizzarre ma autentiche. In piena austerity i bar restavano aperti fino alle 5 del mattino. Al “Nait Club” (scritto davvero così) trascorrevamo il tempo bevendo vino dalle damigiane travase nelle tazze bianche chiamate “le partorienti”, che diventavano presto nere a causa del residuo denso del vino”. E a Bozzolo Paoli ha regalato una canzone bellissima, “Bozzoliana” dove racconta la vita del paese.