Non maltrattò la moglie, assolto l'ex marito
L'uomo era accusato di maltrattamenti verso la ex moglie. Nonostante la richiesta di condanna a 5 anni avanzata dal pm, il giudice ha accolto la tesi della difesa
Il giudice del tribunale di Cremona ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di un uomo che era a processo con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della ex moglie. La sentenza è arrivata al termine di un dibattimento in cui sono stati ascoltati la vittima, l’imputato e i testimoni del caso, che hanno ricostruito un matrimonio tutt’altro che idilliaco.
Si è trattato, tuttavia, di testimonianze da cui è emersa una situazione forse non troppo chiara. Come ha detto l’avvocato Alessandro De Nittis (che rappresentava l’imputato insieme al collega ), nella sua arringa difensiva, i fatti “non sono riconducibili a una condotta reiterata nel tempo”, ma piuttosto si evidenzia “la presenza di episodi isolati, privi di quella reiterazione, connessione e sistematicità richieste dalla norma incriminatrice”.
Insomma, per il legale “gli atti contestati dall’accusa sono singoli, isolati, non sistematici e non inseriti in un quadro di comportamenti seriali. Manca una situazione di ordinaria sopraffazione o vessazione continuativa”.
De Nittis ha altresì richiamato la deposizione di una delle amiche della vittima, secondo cui “emergeva una situazione di contrasto e conflittualità, ma non certo da una successione di atti unilaterali di sopraffazione”.
Il legale ha citato anche la testimonianza della vittima stessa, che “parla di reciproche discussioni e litigi con il marito, dovuti ad asserite problematiche di ludopatia ed eccessiva gelosia da parte di quest’ultimo”. e che “in due sole occasioni lui l’avrebbe strattonata e schiaffeggiata”. Altro indizio di non colpevolezza, per l’avvocato, è il fatto che “anche dopo la separazione la vittima ha confermato di aver intrattenuto rapporti intimi con il marito”.
Durante l’udienza, la donna aveva raccontato la storia del loro legame. Dal sud, lei si era trasferita a Cremona dopo aver vinto un concorso. Un lavoro molto delicato, il suo, in ambiente ospedaliero. Aveva raccontato di un marito geloso e ludopatico, che la controllava ossessivamente e che non voleva che uscisse con amici e colleghi. Una testimonianza che ha sicuramente ha convinto il pubblico ministero, che ha chiesto una condanna a 5 anni di reclusione, ma non il giudice, che ha invece scelto di assolvere l’imputato.