Cronaca

Chiusa in casa per due giorni e violentata ripetutamente: il racconto shock della vittima

Marocchino a processo per violenza sessuale. Il procedimento si è aperto a dieci anni dai fatti con la testimonianza di una 48enne residente nel cremonese

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Chiusa in casa per due giorni e violentata ripetutamente. Vittima, una 48enne italiana residente in provincia di Cremona, che oggi, dietro un paravento, ha testimoniato contro il suo presunto aguzzino, un marocchino finito a processo con l’accusa di violenza sessuale.

Sofferta, la testimonianza della donna, che all’epoca dei fatti, ben dieci anni fa, faceva uso di cocaina. E proprio per comprarsi la droga aveva rubato alla madre la fede e alcuni gioielli che aveva consegnato all’imputato, un uomo che le era stato presentato con il soprannome di “Momo”. L’incontro tra la 48enne e alcuni suoi amici era avvenuto in un bar il 6 giugno del 2016.

Dal locale si era poi passati all’abitazione del marocchino. Ma solo la 48enne era stata invitata ad entrare, in quanto era l’unica a poter pagare lo stupefacente. “C’era anche un’altra persona con lui”, ha ricordato la donna. “Mi sembrava italiano”. La vittima ha raccontato che Momo le aveva dato la cocaina e aveva iniziato a farle delle avances esplicite. Poi l’aveva presa con la forza, portata a letto e violentata.

Mi è saltato addosso“, ha spiegato la 48enne. “Io ho cercato di fare resistenza, ma non c’era verso. Ero sotto sostanza, ma ragionavo. Prima ero seduta su una sedia, poi mi ha preso, mi ha buttato sul letto e mi ha spogliata. E nel frattempo aveva chiuso la porta mettendoci davanti una sedia. Ero in uno stato di quasi immobilità, non ero nelle condizioni di potermi ribellare“.

La donna ha detto di essere rimasta chiusa in casa dal 6 all’8 di giugno, e di aver avuto con il marocchino almeno tre rapporti forzati. “Non mi dava il cellulare, la porta era chiusa, le tapparelle erano abbassate, non capivo se fosse giorno o notte“.

Il terzo giorno la donna era riuscita a prendere il suo telefono e a liberarsi. “Mi faceva male dappertutto“, ha spiegato. “Avevo segni sui polsi, sul collo. Questa persona mi ha fatto davvero male“. Il 9 giugno aveva sporto denuncia presso i carabinieri. Successivamente le erano state mostrate alcune foto e aveva riconosciuto il suo aggressore nella foto numero quattro.

Dieci anni dopo, a processo, alla donna è stato chiesto se fosse in grado di riconoscere il suo presunto aggressore. L’imputato era presente in aula, la 48enne si è spostata dal paravento e lo ha guardato. “Penso sia lui, ma sono passati dieci anni…

Il fascicolo è rimasto fermo in procura. “E’ rimasto lì”, ha detto il pm Francesco Messina. “Non ci sono ragioni procedurali”.

Attualmente la vittima è ospite di una comunità dove sta curando la sua tossicodipendenza. Si torna in aula il prossimo 20 maggio.

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