Estorsione: figli assolti, ma in quattro rischiano per falsa testimonianza e calunnia
Nei guai, i genitori dei due imputati e le nuore, nei confronti dei quali i giudici hanno trasmesso gli atti in procura in seguito alle dichiarazioni rese in aula
Due indiani di 33 e 35 anni finiti a processo per tentata estorsione sono stati assolti “perchè il fatto non sussiste”. L’episodio, che risale all’11 agosto del 2024, è stato negato in aula sia dai genitori che dalle nuore. I quattro testimoni hanno dato tutti la stessa versione dei fatti, che però non coincideva con la denuncia sporta all’epoca presso i carabinieri. Per questo motivo, il collegio dei giudici, così come chiesto anche dal pm Francesco Messina, ha disposto la trasmissione degli atti in procura per i quattro testi con l’ipotesi di reato di falsa testimonianza e di calunnia nei confronti dei carabinieri.
Quel giorno, da quanto raccontato in denuncia, i due imputati, che da qualche tempo avevano lasciato l’abitazione familiare, si erano presentati a casa dei genitori, dove erano presenti anche le due nuore, per chiedere 20 euro, probabilmente per comprare droga, di cui facevano uso. Al rifiuto dei genitori, i figli li avevano minacciati, dicendo loro che non sarebbe finita così. Successivamente, dopo essere usciti e aver recuperato un bastone di legno della lunghezza di 70 centimetri, avevano tentato di rientrare in casa, chiedendo nuovamente il denaro, colpendo la madre ad una mano col bastone. Ma i genitori avevano impedito loro l’ingresso, chiudendo il cancello.
In aula, la madre e il padre degli imputati, sentiti come testimoni con l’aiuto di un’interprete, nonostante siano in Italia da anni, hanno dato una versione diversa, sostenendo che era stata la madre, dopo la richiesta di denaro dei figli, ad entrare in casa e a prendere il bastone per farli allontanare. Visto che non se ne andavano e che non volevano che scoppiasse un litigio, i genitori avevano chiamato i carabinieri.
Alle contestazioni mosse sia ai genitori che alle nuore su quanto dichiarato all’epoca dei fatti ai carabinieri in sede di denuncia, tutti hanno negato. “Testimonianze concordate“, secondo il pm, che ha chiesto e ottenuto la trasmissione degli atti nei confronti dei quattro. “Non sono attori, non hanno concordato nulla”, ha sostenuto invece il legale della difesa, l’avvocato Stefano Ferrari, che ha sottolineato che i verbali erano stati stilati senza la presenza di un interprete di lingua indiana.