“Il mondo è in preda a un delirio imperialistico, serve un nuovo umanesimo”
In occasione delle festività pasquali, il Vescovo di Cremona Antonio Napolioni traccia un bilancio tra cronaca internazionale, sfide educative e il futuro della diocesi: "La risurrezione non è rimandata, è la scommessa di ogni giorno"
Come da tradizione nel giorno di Pasqua, Cremonaoggi e CR1 ospitano il Vescovo di Cremona, Monsignor Antonio Napolioni, per un momento di riflessione tra temi cari alla comunità locale ed uno sguardo verso orizzonti più lontani.
Eccellenza, ci eravamo lasciati a Natale con la speranza di un clima internazionale più disteso, invece ci ritroviamo con un fronte di guerra allargato. Come si sconfigge questa deriva?
“La speranza non deve mai scomparire, ma deve avere una ragionevolezza. Dobbiamo riconoscere che questo mondo è in preda a un delirio imperialistico, un’antica tentazione umana. Non si vince solo con le armi o con i compromessi, ma con una visione dell’uomo diversa. Lo scontro attuale non è tra religioni o culture, ma tra interessi: sono grandi mafie quelle che governano grandi paesi. Dobbiamo tornare a coltivare un umanesimo che si traduca in gestione della cosa pubblica. Lo dico ai politici di tutti i colori.”
Una situazione che ferisce profondamente anche la Terra Santa.
“La Terra Santa è una ferita enorme perché è una profezia di unità. Quando siamo stati lì a ottobre c’era fiducia, pensavamo ai nuovi pellegrinaggi per imparare le radici spirituali dei popoli. Qualcuno dice che per vedere Gerusalemme in pace dovremo aspettare la Gerusalemme celeste; io no, voglio continuare a crederci qui.”
In questi anni lei ha visitato molte realtà locali. Cosa le hanno lasciato questi incontri?
“Sono molto contento della tradizione di fede e accoglienza che ho trovato. Ho cercato di vivere la visita pastorale con discrezione, senza ‘disturbare’ troppo. Ho notato una bella disponibilità al dialogo, anche davanti a proposte scomode: la sfida è unirsi. Far sì che i campanili dialoghino, che i paesi vicini si aiutino. Dobbiamo evitare l’arroccamento, la chiusura in casa. La visita pastorale serve a ridare ottimismo a questa possibilità di rete.”
A proposito di giovani, spesso protagonisti di episodi di cronaca difficili, come fotografa il loro mondo oggi?
“Prima di fotografarlo dobbiamo ascoltarlo. Dobbiamo decifrare i silenzi, le assenze, evitando di misurarli solo sulle prestazioni. Le crisi della crescita non vanno demonizzate, ma accompagnate. Oggi mancano ‘vocazioni educative’: adulti felici e generosi. E poi serve una ‘bonifica’ digitale: l’uso precoce dei social e la morbosità di certa cronaca creano emulazione negativa. La Chiesa guarda con attenzione al digitale, ma come dice il Papa, se non è umano è solo strumentalizzazione.”
Il 5 maggio ci sarà un’inaugurazione importante a Cremona: la Casa dell’Accoglienza rinnovata.
“Ringraziamo la Fondazione Arvedi Buschini. Non sarà un ‘contenitore per migranti’, ma un insieme di moduli abitativi e servizi per esigenze diverse. L’inaugurazione sarà vicina al Primo Maggio, ed è il nostro modo di celebrare il lavoro, dedicando l’opera proprio ai lavoratori.”
Anche il Palazzo Vescovile ha aperto le sue porte.
“Un palazzo così non serve più solo al Vescovo. Con il Museo Diocesano e il restauro dei saloni di rappresentanza, mettiamo questo patrimonio a disposizione della città per incontri e accoglienza, in dialogo con la bellezza della Piazza e della Cattedrale. La stessa Cattedrale richiede un’attenzione composta. Bene anche il restauro di San Marcellino come auditorium di musica sacra, mentre in Cattedrale offriremo momenti di alta meditazione attraverso il canto e l’arte. La bellezza è un Vangelo comunicato.”
Arte, musica, bellezza: cosa ne pensa della candidatura di Cremona a Capitale della Cultura 2029?
“Una bella scommessa, purché non sia solo un’operazione di facciata. Non sia una vetrina ma un laboratorio, che faccia bene alla nostra comunità”.
Sono passati dieci anni dal suo arrivo. Com’è cambiata la sua vita e com’è cambiata la città?
“Sono passati intensamente, con volti che sono diventati familiari. Non faccio bilanci, che parlerebbero solo di mancanze, ma vivo un tempo di gratitudine. Cremona vive il calo demografico e l’invecchiamento, ma a giugno ordinerò cinque nuovi sacerdoti: una provvidenza straordinaria. Il grande cambiamento è diventare una ‘chiesa missionaria’, ma anche una società missionaria che lavora per il bene comune e la giustizia.”
In conclusione, il suo augurio ai cremonesi.
“L’augurio è di non archiviare la Pasqua. Non è una festa qualsiasi, è la scommessa sulla vita anche dentro la morte. Significa credere che il dolore può portare un amore più grande e che insieme ci si può rialzare. Ogni giorno moriamo un po’, ma ogni giorno possiamo risorgere nella comunione fraterna. Buona Pasqua a tutti voi.”