L'editoriale

Una Pasqua tra macerie e speranza: il coraggio di essere comunità

Mentre il mondo cambia, Cremona riscopre le sue radici e guarda al futuro con progetti di sviluppo: la centralità sia dei giovani

La Cattedrale di Cremona
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Il rintocco delle campane della Cattedrale, quest’anno, non si limita a segnare la festa: sembra quasi voler scuotere una terra sospesa tra l’incanto delle proprie tradizioni e il rumore di fondo di un mondo che sta cambiando troppo in fretta. La Pasqua 2026 non ci concede il lusso dell’indifferenza. Mentre ci apprestiamo a vivere i riti della fede e della convivialità, la cronaca internazionale e quella locale si intrecciano in un nodo stretto, ricordandoci che la nostra provincia è una cellula legata al destino di un organismo globale in affanno.

Non possiamo chiudere gli occhi davanti a un orizzonte segnato dalla Terza Guerra del Golfo, che oggi, tra le fiamme mai spente del Medio Oriente e le nuove tensioni internazionali, bussa alle nostre porte, entra nelle tasche delle famiglie, nei conti dei settori produttivi. La crisi energetica non è più un titolo di giornale lontano, è quotidiana e locale. Un rincaro reale ha ridotto il potere d’acquisto dei cremonesi di un ulteriore 5% in soli tre mesi, oltre tre milioni di italiani hanno rinunciato al rito del viaggio pasquale fuoriporta, sacrificato sull’altare delle bollette e di un paniere tornato a pesare.

In questo scenario, la nostra provincia vive con disincanto un presente di promesse da mantenere. Cremona è tornata al centro di progetti su larga scala: si è aperto uno spiraglio per l’autostrada verso Mantova, si sono riannodati i legami tra province limitrofe nel segno delle Zone di Innovazione e Sviluppo – con le associazioni di categoria che rivendicano peso e coinvolgimento: segnale di protagonismo da cogliere per costruire, non per frammentare -, timidamente si smuovono le acque del porto, con forza si guarda all’intraprendenza dell’asse universitaria creatasi in via Bissolati, con Politecnico di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza che ora sì, possono dialogare e immaginare traiettorie di crescita per la ricerca applicata al nostro territorio.

È uno snodo epocale per una città che deve tornare capoluogo, condizione necessaria per puntellare il progetto di candidatura a Capitale della Cultura 2029. “Una bella scommessa, purché non sia solo un’operazione di facciata”: è il monito della più alta carica spirituale del territorio, il Vescovo di Cremona, Monsignor Antonio Napolioni.

Anche il nostro cuore agricolo, orgoglio della Bassa, si trova a vivere la propria sfida di centralità: costi di produzione, esportazioni, nuovi mercati. “La vera battaglia è far arrivare nel minor tempo possibile le eccellenze della Food Valley lombarda in Asia e Indonesia, esplorando nuovi possibili approdi in un contesto internazionale che non sarà più quello di prima, non è già più quello di prima”: è l’avvertimento consegnato alle categorie produttive cremonesi dal professor Giuliano Noci, prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano.

La vera risurrezione di una comunità non passa però solo attraverso i bilanci o le opere pubbliche, ma restituendo un orizzonte a chi oggi guarda al futuro con legittima diffidenza. Troppo spesso abbiamo chiesto ai nostri ragazzi di essere spettatori di un mondo deciso da altri; oggi, Pasqua 2026, il riscatto deve partire dalla loro energia, dal loro talento.

Risorgere significa allora trasformare la nostra città in un laboratorio di possibilità, significa dare spazio a quella “generazione invisibile” che ha saputo resistere alle crisi globali e che ora chiede, con forza, di poter essere protagonista del cambiamento. Il passaggio dal buio alla luce è, prima di tutto, un passaggio di testimone: non c’è vera rinascita senza il coraggio di lasciare spazio al nuovo, a quel desiderio di riscatto giovanile che è l’unica, vera garanzia di un futuro che meriti di essere vissuto.

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