Cronaca

Barman aggredito e mutilato, il giudice: "Impulso criminale puro"

Depositata la motivazione della sentenza di condanna dell'unico maggiorenne del branco che aggredì il barista del locale di piazza Roma “La Ciocco”

L'ingresso del locale di piazza Roma dove avvenne l'aggressione
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Lo scorso 18 dicembre, Davide, 19 anni, l’unico maggiorenne del gruppo responsabile del pestaggio a Filippo, 37 anni, barman al locale di piazza Roma “La Ciocco”, era stato condannato a 5 anni di reclusione con il rito abbreviato. E’ agli arresti domiciliari. L’aggressione, consumatasi il 23 febbraio dell’anno scorso, era costata molto cara a Filippo, che era stato preso a calci e pugni e ferito gravemente al volto con un bicchiere di vetro, tanto che ha riportato un indebolimento permanente del senso della vista dall’occhio sinistro.

In queste ore è stata depositata la motivazione della sentenza di condanna. Nelle 29 pagine, il giudice scrive che “dagli atti emerge in maniera inconfutabile che la persona offesa, una volta rovinata al suolo, subiva un accanimento brutale mediante calci e pugni indirizzati anche al volto, in un momento temporale in cui l’organo visivo era già stato devastato dall’esplosione dell’arma impropria“, e cioè del bicchiere di vetro.

La stessa vittima, come è riportato nella motivazione, “cristallizzava l’attimo della lesione gravissima, riportando queste parole: “L’ultimo ricordo nitido è che mi sono visto arrivare il bicchiere di vetro nell’occhio e che questo esplodeva“. La percezione dell’accecamento e del sangue era stata immediata: “Non ho più visto nulla perché avevo l’occhio pieno di schegge di vetro, mi vedevo solo sangue addosso e riuscivo in qualche modo a divincolarmi e spostarmi”. Il ragazzo, accecato, era stato poi colpito nuovamente alla nuca da un ulteriore oggetto contundente.

“Una condotta”, quella dell’imputato, che per il giudice “evidenzia un impulso criminale puro“. Il 19enne aveva “deliberatamente trasportato il bicchiere di vetro lungo il tragitto cittadino, e lo aveva inizialmente utilizzato per lanciare del liquido “a scopo provocatorio” per poi scagliarlo “con inusitata violenza contro il volto di un uomo a distanza ravvicinata, facendolo esplodere”.

“L’azione delittuosa”, si legge ancora, “non si esauriva nel lancio dell’arma impropria in vetro, che pure cagionava il probabile scoppio del bulbo oculare della vittima, ma si protraeva con modalità di efferata violenza. La dinamica storica attesta che la vittima, accecata e sanguinante, perdeva l’equilibrio e cadeva in terra. In tale frangente di totale e conclamata vulnerabilità, il branco non desisteva, bensì intensificava l’offensiva“. Il fine ultimo era quello della “distruzione fisica dell’avversario inerme, palesando un’indole sprezzante di qualsivoglia remora morale“.

Il comportamento dell’imputato, per il giudice, è stato “permeato da un solipsismo brutale e assoluto, che gli ha consentito di colpire ripetutamente al volto un uomo a terra, infarcito di schegge di vetro, senza la minima percezione del male che stava innescando“.

Il pestaggio si era interrotto “esclusivamente per l’intervento a scudo dei colleghi della persona offesa, con gli aggressori che si allontanavano probabilmente ‘abbracciati””.

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