Settimana corta nelle scuole cremonesi, presidi contrari: "Non risolve i problemi"
A ciò si aggiunge il nodo degli sprechi: nonostante il caldo anomalo, riscaldamenti accesi fino al prossimo 15 aprile
Un modo per alleggerire il sovraffollamento dei mezzi di trasporto e ridurre il peso economico delle bollette.
Sono queste le due principali ragioni che, alcune settimane fa, hanno spinto il presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, a proporre alle scuole superiori cittadine l’adozione della cosiddetta “settimana corta”, con lezioni dal lunedì al venerdì ed esclusione del sabato.
Una proposta, però, che ha suscitato più di una perplessità tra i dirigenti scolastici. A preoccupare non è solo la riorganizzazione dell’orario, ma anche la gestione degli spazi condivisi fra più istituti, come le palestre.
Sul tema sono intervenuti il dirigente del Liceo Scientifico Aselli, Alberto Ferrari, e la collega dell’Istituto Ghisleri, Lorenza Badini.
“Quello dei trasporti per me è un falso problema – osserva Ferrari – perché le criticità le conosciamo bene: già al mattino alcuni studenti vengono talvolta lasciati a terra per mancanza di posti. Quel problema si sposterebbe semplicemente al pomeriggio, verso le 14, poiché gli utenti sarebbero gli stessi. Ora almeno gli orari sono distribuiti: qualcuno esce a mezzogiorno, molti alle 13, altri alle 14. Con la settimana corta avremmo solo una diversa, ma non migliore, ridistribuzione”.
“La questione, ancora una volta, andrebbe affrontata partendo da una differenziazione – aggiunge – perché ogni scuola ha una sua specificità. È chiaro, almeno per me, che negli istituti professionali e tecnici, dove le discipline hanno una dimensione più pratica, la settimana corta può essere più facilmente adottabile. Io ritengo – e non certo per una mia comodità personale – che la nostra scuola debba restare su sei giorni. Tutto il liceo scientifico funziona così perché crediamo che questa sia la risposta più adeguata alle caratteristiche dei nostri studenti e del servizio che offriamo. Per i ragazzi che ho davanti sarebbe un problema comprimere tutto in cinque giorni”.
Sulla stessa linea, ma con una criticità diversa, si esprime Badini: “Noi siamo stati convocati a ottobre dalla Provincia – spiega – e il primo problema segnalato da me, dal dirigente Ferrari e da tutte le scuole dell’area di via Palestro riguarda le palestre. Molte ore di educazione fisica sono collocate al sabato. Con le strutture che abbiamo, se tutti passassimo alla settimana lunedì‑venerdì, le palestre non sarebbero sufficienti”.
Resta poi l’annoso nodo dei costi energetici sostenuti dagli istituti. La “settimana corta” potrebbe portare qualche beneficio, ma non va dimenticato il tema degli sprechi: ad esempio, le scuole sono obbligate a tenere acceso il riscaldamento fino al 15 aprile, nonostante il caldo anomalo delle scorse settimane anche nel Cremonese.
“Ecco perché la questione economica – aggiunge in merito Ferrari – è soprattutto una questione organizzativa e di priorità. Lo studio ha un costo, certo, ma l’ignoranza costa di più, si diceva una volta. Inoltre i tempi di apprendimento dei ragazzi non sono più quelli di una volta e mantenere la concentrazione per sei ore consecutive, soprattutto in alcune discipline, non è semplice: non so quanti adulti riuscirebbero a farlo”.
“Noi abbiamo svolto un sondaggio qualche tempo fa e la maggioranza era favorevole alla settimana lunga – conclude il dirigente dell’Aselli – perché abbiamo molte attività: sportelli, recuperi, approfondimenti, sperimentazioni. Tutto questo avviene nella fascia pomeridiana. Inoltre le scuole hanno già presentato il loro Piano triennale dell’offerta formativa: abbiamo comunicato alle famiglie un’organizzazione su sei giorni, così come altri istituti hanno fatto scelte differenti”.