Il Premio Nobel per la Chimica 2025 ospite a Cremona il 30 maggio
Il Liceo Manin organizza un incontro con Omar Yaghi per parlare delle sue ricerche di frontiera. Appuntamento in Sala Bonomelli il 30 maggio
Sono un’amicizia e una collaborazione trentennale quelle che sabato 30 maggio porteranno a Cremona Omar Yaghi, premio Nobel per la Chimica 2025, ad incontrare studenti, docenti e cittadini per l’evento organizzato dal Liceo Manin di Cremona, nella Sala Bonomelli del Centro Pastorale, via Sant’Antonio del Fuoco.
Il professor Yaghi, Professore di Chimica all’Università californiana di Berkeley, ha conosciuto nel lontano 1992 ad un convegno ad Erice il Prof. Davide Proserpio, docente pure lui di Chimica all’Università Statale di Milano e cremonese d’adozione. Da allora, collaborazione scientifica ed amicizia personale si sono costantemente intrecciate e così, in occasione di una visita “famigliare” nella nostra città, il prof. Yaghi, con il modo semplice e diretto che lo caratterizza, ha detto: “Davide, se vuoi organizzare con Chiara qualcosa per gli studenti delle scuole superiori, io ci sono!”
Chiara, la moglie del Prof. Proserpio, è Chiara Ghezzi, docente del Liceo Manin, che ha condiviso l’idea con la Dirigente e i colleghi, entusiasti di questa occasione per avvicinare una personalità eccezionale come il Prof. Yaghi e le sue ricerche innovative e ispiratrici.
Il Prof. Yaghi è infatti alla ribalta del panorama della chimica contemporanea per le sue ricerche pionieristiche su nuovi materiali (MOF) disegnati in modo da poter “catturare” altre molecole. Tra le applicazioni più interessanti di queste scoperte, che sono già diventate promettenti start-up, dispositivi in grado di catturare acqua dall’umidità atmosferica persino dai più aridi deserti del pianeta (utilizzando tra l’altro unicamente l’energia solare).
Di questo e altro il Prof. Yaghi parlerà agli studenti, convinto come è da sempre che occorra valorizzare e stimolare il talento dei giovani, per i quali non risparmia tempo ed energie, tenendo scuole e offrendo internati in tutto il mondo, e che la scienza sia, anche in momenti bui come questo, uno spazio ancora aperto alla collaborazione, al superamento delle divisioni, all’onestà intellettuale e alla valorizzazione dei talenti, dovunque essi si manifestino. Lui stesso ne è la prova: giovane profugo palestinese, figlio di una famiglia numerosa e poverissima, a 15 anni ha lasciato la famiglia, spinto da un padre saggio e lungimirante, è arrivato negli USA senza quasi conoscere la lingua e senza qualifiche: da solo, forte solo della sua determinazione e attraverso il sistema scolastico pubblico, ha scalato tutti i gradini del percorso accademico fino a raggiungere il massimo riconoscimento cui uno scienziato possa ambire.
Con queste premesse, la sua presenza a Cremona sarà certamente un contributo prezioso, dal punto di vista culturale ma anche umano e civile.