Data Center a Pozzaglio: Cgil chiede un approccio responsabile e rispettoso del territorio
La Cgil di Cremona critica il progetto del data center, chiedendo limitazioni e garanzie per la tutela del suolo, lavoro e governance pubblica
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La Cgil di Cremona esprime forte preoccupazione per il progetto di realizzazione di un maxi data center nel Comune di Pozzaglio ed Uniti. In una nota ufficiale, il sindacato definisce l’intervento “di dimensioni rilevanti”, con il rischio di “alterare in modo irreversibile l’equilibrio ambientale, energetico e sociale del territorio”.
Elena Curci, segretaria generale della Cgil di Cremona, dichiara: “Esprimiamo piena solidarietà e sostegno alle comunità locali e alle amministrazioni comunali che chiedono tutele e garanzie. Non assumiamo posizioni ideologiche, ma pretendiamo rispetto per i cittadini e per il territorio. Siamo consapevoli che la transizione tecnologica sia necessaria, ma deve essere giusta: deve creare valore per chi lavora e per chi vive qui, non può ridursi a puro profitto a spese dell’ambiente e dei diritti”.
Nella nota, il sindacato richiama quanto già evidenziato dalla Cgil Lombardia in occasione dell’approvazione della legge regionale sui data center, definita “insufficiente”: queste infrastrutture, si legge, “non possono essere calate dall’alto, senza una reale programmazione pubblica e senza rigorosi vincoli ambientali e occupazionali”. Per la Cgil, “il caso di Pozzaglio riassume le criticità di un modello di sviluppo digitale non governato”.
Nel documento, la Cgil di Cremona pone al centro del dibattito tre punti che definisce “imprescindibili”. Sul primo, la tutela del suolo e delle risorse, il sindacato chiede che, “qualora l’intervento venga approvato”, sia “limitato esclusivamente al recupero e alla bonifica di aree industriali dismesse, evitando nuovo consumo di suolo agricolo”, ricordando che “la nostra provincia affronta già ciclicamente gravi crisi idriche” e che “il fabbisogno di acqua per il raffreddamento dei server e l’elevato carico energetico dei data center sono fattori che non possono essere ignorati”.
Sul secondo punto, la qualità del lavoro, la nota è netta: “La transizione digitale deve generare occupazione stabile, di qualità e con pieni diritti. Rifiutiamo logiche di dumping contrattuale, appalti al ribasso e precarizzazione”, dinamiche definite “purtroppo frequenti nella gestione dei servizi digitali e delle telecomunicazioni”. Il sindacato chiede “impegni chiari e vincolanti sui livelli occupazionali nel territorio”.
Il terzo punto riguarda la governance pubblica: “Ogni decisione deve essere assunta in modo trasparente e partecipato, mettendo il benessere della collettività davanti al profitto», si legge ancora nella nota. “Il territorio non può diventare terreno di conquista per interessi privati”.
La Cgil di Cremona chiede infine, “prima di ogni decisione definitiva”, l’apertura di “un confronto trasparente con le istituzioni, le comunità locali e le parti sociali”, ribadendo che “innovazione e sviluppo sono possibili solo se governati nell’interesse collettivo, nel rispetto dell’ambiente e della dignità del lavoro”.