Dopo oltre sessant’anni cala il silenzio: la Sogis di Sospiro dichiarata fallita
Fondata nel 1962, l'azienda chimica di via Giuseppina era entrata in crisi alcuni mesi fa. Il Sindaco Ghisolfi: "C’è tanta amarezza". Piloni: "Epilogo annunciato"
Leggi anche:
È stata per decenni un punto di riferimento del settore, oltre che un datore di lavoro per centinaia di sospiresi e non.
Ora, dopo mesi di passaggi, tentativi e speranze – poi smorzate dalla realtà – arriva l’atto finale: la Sogis, azienda chimica con sede a Sospiro, chiude ufficialmente i battenti.
La sentenza di fallimento con liquidazione giudiziale non è un fulmine a ciel sereno. Negli ultimi mesi si erano mobilitati in molti, dai sindacati alla Regione Lombardia con un tavolo dedicato, per provare a salvare il salvabile e garantire un futuro ai lavoratori, che da ottobre non percepivano più lo stipendio ed erano finiti in cassa integrazione.
Fondata nel 1962, l’azienda era diventata negli anni un fiore all’occhiello a livello nazionale ed europeo, con una quota significativa della produzione destinata all’export. Poi i vari passaggi di proprietà – l’ultimo nel luglio 2025 alla società inglese Multiasset Management Limited – i debiti non pagati, lo stop agli impianti e la cassa integrazione hanno segnato il declino definitivo.
Ora sullo stabilimento di via Giuseppina cala il silenzio, accompagnato dal ricordo di un pezzo importante della storia produttiva del territorio.
“C’è tanta amarezza per un esito che si sperava di scongiurare – conferma il sindaco di Sospiro, Fausto Ghisolfi –. È un’azienda che ha dato molto, con famiglie che vi hanno lavorato per quarant’anni. La consolazione è che dei poco meno di 70 lavoratori, una cinquantina ha già trovato una nuova occupazione; 17 persone sono ancora in cassa integrazione e continueranno a percepirla”.
Dopo la dichiarazione di fallimento firmata dal Tribunale di Cremona, la società verrà ora messa all’asta, con la possibilità di aprire qualche spiraglio per il futuro.
“Sappiamo che alcune aziende hanno manifestato interesse, ci sono già stati contatti – conclude Ghisolfi –. Resta però la delusione verso gli investitori stranieri, che non sono stati in grado di risollevare un’azienda storica”.
“La notizia del fallimento della So.G.I.S. di Sospiro rappresenta un epilogo purtroppo ormai annunciato, che chiude nel modo peggiore una vicenda che seguivamo da tempo e su cui, come Regione, eravamo intervenuti con l’attivazione di un tavolo di crisi”. Così interviene il consigliere regionale del Pd Matteo Piloni che ha seguito la vicenda fin dai primi segnali di difficoltà di questa grande industria chimica.
“A nulla – aggiunge – è valso il lavoro messo in campo nei mesi scorsi, né la richiesta avanzata a gennaio né l’attivazione degli strumenti regionali e l’impegno degli uffici della Direzione generale Lavoro di Regione Lombardia, che ringrazio per l’attenzione e il lavoro svolto”.
“Oggi però non possiamo limitarci a registrare il fallimento – sottolinea Piloni -: è evidente una forte responsabilità della proprietà, che non è andata oltre le parole e non è stata in grado di garantire un percorso industriale credibile. A pagarne le conseguenze sono i lavoratori e le loro famiglie, oltre a un territorio che perde un’azienda storica e un presidio produttivo importante”.
“Ora – aggiunge il consigliere dem – Regione Lombardia deve attivare tutte le misure di sostegno previste per i lavoratori, a partire dagli ammortizzatori sociali e dagli strumenti per la ricollocazione, accompagnando concretamente chi oggi si trova senza prospettive”.
“Questa vicenda impone anche una riflessione più ampia sullo stato di salute del nostro tessuto produttivo e sul ruolo che i fondi e gli assetti proprietari internazionali stanno avendo sul territorio. È necessario aprire un confronto serio su questi processi, perché casi come questo non possono più essere affrontati solo in emergenza, quando il danno è ormai fatto”, conclude Piloni.