“Processo penale sui social o in tv”: ecco i diciassette premiati della Camera Penale
Diciassette le borse di studio consegnate agli studenti vincitori del bando di concorso indetto ogni anno dagli avvocati. Ad essere premiato è stato anche un detenuto
Tradizionale cerimonia, nell’aula Polifunzionale del Tribunale di Cremona, per la consegna di diciassette borse di studio agli studenti usciti vincitori dal bando di concorso che ogni anno la Camera Penale di Cremona e Crema “Sandro Bocchi” indice. Quest’anno il tema era “Processo penale sui social o in tv”.
A fare gli onori di casa, la presidente della Camera Penale Micol Parati insieme agli avvocati Marilena Gigliotti e Caterina Pacifici.
A partecipare alla consegna delle borse di studio, anche il presidente vicario del Tribunale di Cremona Guido Taramelli e il procuratore della Repubblica di Cremona Silvio Bonfigli, oltre al presidente dell’Ordine degli avvocati di Cremona Alessio Romanelli. In platea, tantissimi studenti, i loro professori e le loro famiglie.
A ricevere la borsa di studio, anche un detenuto ristretto nel carcere di Cremona che ha stilato un’elaborato sulla giustizia e sulle figure dei professionisti coinvolti nelle aule dei tribunali.
“E’ una tradizione più che ventennale“, ha detto la presidente Parati. “Ogni anno riusciamo a coinvolgere più scuole e più alunni e più colleghi che entrano nelle scuole. E’ un lavoro che dura un anno, perchè decidiamo a luglio il tema del bando di concorso, poi da ottobre-novembre fino ad aprile-maggio facciamo gli incontri nelle scuole, i ragazzi ci fanno avere i loro elaborati e noi, sulla base delle borse di studio che abbiamo a disposizione, scegliamo i più meritevoli. Quest’anno abbiamo avuto 17 enti e persone che hanno voluto ricordare alcuni cari, piuttosto che dare dei contributi per quanto riguarda i propri istituti e le proprie associazioni, e quindi riusciamo a premiare 17 ragazzi o gruppi di ragazzi”.
“Sul tema di quest’anno”, ha detto a sua volta l’avvocato Gigliotti, “abbiamo voluto dare un titolo provocatorio per consentire ai ragazzi di fare qualche riflessione sulle differenze tra il processo penale che si celebra nelle aule e il processo mediatico al quale tutti noi assistiamo quotidianamente. Un tema molto attuale, visto il fiorire di tutta una letteratura di podcast e trasmissioni tv e social, e quindi è giusto attualizzare i temi della giustizia che comunque sono sempre stati trattati dalla Camera Penale con un aspetto di modernità.
Ci ha colpito il livello di maturità dei concetti elaborati dai ragazzi e anche dagli istituti scolastici che non hanno il Diritto come disciplina di studio. Il pensiero dei giovani è quello di avere un focus acceso anche sul processo mediatico, individuandone e mettendo in evidenza gli aspetti positivi, con una particolare attenzione al fatto che per la maggior parte oggi il web rappresenta forse l’esclusivo canale informativo“.
Gli avvocati che hanno organizzato gli incontri nelle scuole sono Micol Parati, Marilena Gigliotti, Maria Luisa Crotti, Alessandro Zontini, Cristina Pugnoli, Serena Manfredini, Massimiliano Corbari, Lorenzo Gnocchi, Marco Azzali, Annalisa Sinelli, Monica Gennari, Antonio Maestrini, Anila Halili, Stefania Giribaldi e Michele Ferranti.
“La giustizia è parte essenziale della vita civile“, ha sottolineato da parte sua il presidente Romanelli, “e consente di apprezzare la passione e l’attenzione con cui i ragazzi seguono i temi oggetto del bando e di portare studenti e professori all’interno delle aule, spesso teatro anche di vicende umane gravi e di poter vedere quelli che sono i teatri dell’amministrazione della giustizia e di ricordare un principio fondamentale: quello che la legge è uguale per tutti, ma anche che la legge è amministrata in nome del popolo e che quello della difesa è un diritto inviolabile.
Quella di oggi è anche un’iniziativa che consente di ricordare la memoria di alcuni colleghi che non ci sono più e che molti di noi hanno avuto la fortuna di conoscere”. Romanelli ha ricordato gli avvocati Bruno e Gianpiero Guareschi, Aldo Pizzoccaro, Agostino Russo, Sergio Franceschini, Maria Dolores Mantovani e Fabio Ferroni. Le altre borse di studio sono state messe a disposizione da: Fondazione Azzolini, ingegnere Alessandro Barbotta, Fondazione Fabio Moreni, Associazione Popolare Crema e Credito Padano Cremona.
“La Camera Penale di Cremona e Crema quest’anno compie i trent’anni“, ha poi sottolineato Romanelli, “ed è intitolata alla memoria dell’avvocato Sandro Bocchi, sempre vivo nella memoria dell’Associazione e del Foro”.
I PREMIATI E LE MOTIVAZIONI:
Viccardi Maria Sole, Classe V Liceo Linguistico Paritario “Beata Vergine” di Cremona
“Elaborato maturo, brillantemente esposto e supportato da un solido rigore scientifico e metodologico. Maria Sole ha saputo declinare con grande efficacia e sensibilità il tema del Bando, offrendo un’attenta ricostruzione dei principi del giusto processo e della funzione rieducativa della pena. La completezza dell’analisi e la padronanza degli argomenti rendono il lavoro un’opera di assoluto rilievo e meritevole di menzione”.
Bussini Elisabetta, Classe V Liceo Linguistico Paritario “Beata Vergine” di Cremona
“L’elaborato, eccellente per proprietà di linguaggio, rigore giuridico ed efficacia comunicativa, fa un uso sapiente della comunicazione visiva: l’alternanza tra grafici, fotografie, immagini e locandine cinematografiche rende la lettura estremamente dinamica e fruibile. Le immagini metaforiche (come la mano che manovra l’imputato come un burattino attraverso lo schermo dello smartphone) sintetizzano visivamente il concetto di manipolazione dell’opinione pubblica. Il monito che ci lascia è che la giustizia ha bisogno di tempo, silenzio e regole; i media e i social vivono di velocità, rumore e assenza di regole”.
Pettinenza Cecilia, Classe V Liceo Linguistico Paritario “Beata Vergine” di Cremona
“Un lavoro caratterizzato da eccellente capacità di sintesi e maturità di pensiero, capace di trasformare un tema giuridico complesso in una profonda riflessione di educazione civica. L’autrice definisce con precisione i pilastri del giusto processo, contrapponendoli alle distorsioni televisive. Il linguaggio è fluido, maturo e arricchito da immagini pertinenti che separano visivamente la solennità dell’aula dal set televisivo. Ottima la riflessione finale, che non demonizza il diritto di cronaca, ma richiama alla necessità di un consumo critico dei media per preservare la presunzione di innocenza”.
Irene Lorenzi, Classe V A CL Liceo Linguistico Statale “Daniele Manin” di Cremona
“Testo eccellente per maturità intellettuale e rigore argomentativo. Dimostra una notevole capacità di affrontare un tema socio-giuridico complesso, senza cadere in facili risposte binarie o moralismi. Ottima la scelta di inserire casi di studio sia nazionali che internazionali e la funzione positiva dell’accessibilità ai media per i giovani, quale canale informativo. La conclusione non cerca una scelta netta tra aula e media, ma invoca la ricerca di un equilibrio basato sulla responsabilità deontologica dei giornalisti e sulla capacità critica dei cittadini”.
Grover Sofia, IV A LIC Ginnasio Statale “Daniele Manin” di Cremona
“L’elaborato è stato realizzato attraverso un video di forte impatto comunicativo, dal contenuto essenziale, incisivo e strettamente aderente al titolo del bando. Attraverso una narrazione sapiente e una selezione accurata delle sequenze, Sofia è riuscita a trasmettere i principi cardine del Diritto penale in modo immediato, chiaro e inequivocabile. Particolarmente apprezzata l’originalità e la sensibilità artistica dimostrate nella strutturazione dell’opera, qualità che hanno permesso di trattare tematiche giuridiche complesse con un linguaggio moderno e accessibile a tutti”.
Ludovica Caterina Cividati, IV A LIC Ginnasio Statale “Daniele Manin” di Cremona
“L’autrice dà vita ad un raffinato testo caratterizzato da un approccio interdisciplinare molto originale che si snoda attraverso un parallelismo culturale tra il processo mediatico e l’Areopago, il tribunale della città, nell’Atene di Pericle. La citazione delle Eumenidi di Eschilo si rivela immagine efficace nel dimostrare come il bisogno umano di “sentenziare”, sia ancestrale ed evidenzia che il tribunale dei social, a differenza del mito antico, è privo di regole e responsabilità. L’elaborato dimostra una rara capacità di collegare il diritto, la sociologia dei media e la letteratura classica in un’argomentazione di forte impatto civile, in cui la responsabilità si sposta sul pubblico, chiamato a distinguere il diritto di cronaca dal potere di giudicare”.
Giorgia Cerri, Lisa Brancaccio, Fadi Neggazi, Classe 3CLES del Liceo Scienze Umane “Sofonisba Anguissola” di Cremona
“L’elaborato originalissimo dal titolo ‘Verità sospese tra aula e social – CALENDARIO 2026’ è stato realizzato in forma di calendario tematico, dove ogni mese analizza un celebre caso di cronaca nera (italiano o internazionale) mettendone a confronto il percorso in aula con la deriva del processo mediatico. Gli studenti analizzano le violazioni dei diritti fondamentali — come la presunzione di innocenza (Art. 27 Cost.) o il diritto alla riservatezza — causate dalla spettacolarizzazione televisiva e social. Lodevole per sintesi, rigore giuridico e maturità critica, il manufatto riesce a dimostrare con grande chiarezza, come il “rumore di fondo” dei media, rischi di soffocare la verità processuale e calpestare la dignità umana”.
Khadidja Seck, Classe del Liceo Scienze Umane “Sofonisba Anguissola” di Cremona
“Il contributo multimediale offre una riflessione profonda e di sferzante attualità sul declino delle garanzie difensive. L’autrice mette in luce l’evoluzione giuridica dello Stato che, passando dalla lezione illuminista di Cesare Beccaria, ha bandito la tortura fisica dal nostro ordinamento, elevandola a grave reato penale, dando vita ad un paradosso drammatico: l’abolizione della tortura fisica e la legittimazione di una forma di violenza psicologica persino peggiore: la gogna mediatica. Questo cortocircuito dimostra come la presunzione di innocenza rischi di diventare una tortura moderna che non lascia lividi sulla pelle, ma ferisce indelebilmente l’anima e la reputazione di un individuo”.
Yasmina Barakat, Classe del Liceo Scienze Umane “Sofonisba Anguissola” di Cremona
“Il contributo video offre un’analisi lucida e incisiva del contrasto tra la giustizia codificata, fondata sul rigore, sulle regole del contraddittorio e sulla dignità dell’imputato e la giustizia mediatica, guidata da logiche di share, emotività e spettacolarizzazione. L’analisi mette sotto accusa la sistematica disapplicazione dell’articolo 27 della Costituzione, il pilastro che garantisce la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Nel ‘tribunale parallelo’ dei media questo principio viene capovolto nell’onere per l’imputato di dimostrare la propria innocenza di fronte alla piazza. L’arresto, il 17 giugno 1983, di Enzo Tortora, uno dei volti più amati della televisione italiana, non fu solo un clamoroso errore giudiziario, ma il vero e proprio ‘peccato originale’ del giornalismo d’inchiesta nel nostro Paese”.