Politica

Manifesto pro-vita rimosso, la Lega attacca il sindaco Virgilio

A intervenire il consigliere provinciale della Lega Lombarda Salvini Premier Filippo Raglio, Jane Alquati e Diego Tarozzi

Jane Alquati
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La rimozione del manifesto pro-vita nell’area dell’ospedale di Cremona continua a far discutere e diventa terreno di scontro politico. A intervenire sono il consigliere provinciale della Lega Lombarda Salvini Premier Filippo Raglio, la consigliera comunale Jane Alquati e il commissario cittadino Diego Tarozzi, che in una nota congiunta esprimono forte contrarietà alla decisione assunta dall’amministrazione comunale. “Assistiamo con sgomento all’imposizione arbitraria e non formalizzata da alcun provvedimento legale della rimozione del manifesto di aiuto alla vita da anni presente nell’area dell’ospedale. Le spiegazioni offerteci dal sindaco e dagli esponenti della maggioranza sono fuorvianti perché insistono sulla necessità di garantire libertà, quando l’affissione in questione non attentava in alcun modo a quanto previsto dalla legge 194 e dal nostro ordinamento giuridico. Essa piuttosto si limitava a proporre un aiuto concreto a quelle donne non in grado per condizioni personali e sociali di sostenere la maternità, garantendo dunque una vera libertà di scelta anziché limitarla come qualcuno vorrebbe far credere” scrivono in una nota.

“Dietro a quel manifesto c’è il lavoro, la carità e il sacrificio silenzioso di tanti volontari e benefattori cremonesi che in tanti anni hanno dispensato a donne e bambini un insostituibile sostegno e conforto tramite il centro aiuto alla vita, la culla per la vita e le case famiglia. Il sindaco Virgilio ha scelto di calpestare tutto questo promuovendo così una cultura dell’indifferenza mosso dal mero collezionismo di bandierine politiche sulla pelle dei più deboli” concludono “Invitiamo pertanto il signor sindaco a visitare queste realtà di volontariato della nostra città e a conoscere così i volti di coloro che le frequentano e le storie di chi ci è passato per scelta. Perché se è vero che un manifesto non conosce le storie di molte donne, per ora egli ha dimostrato una ancor più meschina ignoranza delle stesse”.

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