Cronaca

Oglio Po, in dirittura d’arrivo il nuovo Ospedale di Comunità

Dedicato ai pazienti fragili che hanno superato la fase acuta della malattia ma necessitano ancora di assistenza e accompagnamento prima di rientrare al domicilio

Fill-1

L’ASST di Cremona sta completando il percorso di attivazione dell’Ospedale di Comunità dell’Oglio Po. Sono attualmente in corso gli ultimi adempimenti per il rilascio del benestare ministeriale e del successivo decreto regionale. Una volta concluso l’iter, il nuovo servizio accoglierà i primi pazienti. Il nuovo servizio sarà dedicato alle persone che, conclusa la fase acuta della malattia, hanno ancora bisogno di un periodo di assistenza, monitoraggio e accompagnamento prima del rientro al domicilio.

Il Direttore Generale di Asst Cremona Ezio Belleri

L’attivazione della struttura rappresenterà un ulteriore passo nell’evoluzione sociosanitaria del territorio e introdurrà una nuova possibilità assistenziale nell’area casalasco-viadanese. L’Ospedale di Comunità, infatti, sarà rivolto a persone clinicamente stabilizzate che non necessitano più di trattamenti all’interno di un reparto ospedaliero ma che non hanno ancora completato il proprio percorso di cura. Una fase delicata, che coinvolge spesso anche i familiari e richiede continuità nella presa in carico. Come spiega il Direttore Generale Ezio Belleri, «L’organizzazione dell’Ospedale di Comunità è quasi pronta. Restano da completare i passaggi autorizzativi previsti dalla normativa nazionale e regionale, necessari per l’avvio del servizio».

Alberto Silla Direttore DAPSS

CAMBIANO I PAZIENTI, CAMBIA LA RISPOSTA SANITARIA

I dati dell’ASST di Cremona mostrano una crescita costante dei bisogni assistenziali legati all’invecchiamento della popolazione. Nel 2025 le persone con più di 70 anni hanno rappresentato il 45,4% dei ricoveri ordinari, il 33,1% degli accessi al Pronto Soccorso e oltre l’84% delle prese in carico domiciliari. Tra i ricoverati, oltre il 27% ha più di 80 anni e quasi l’8% supera i 90 anni.

«Questi dati confermano che l’Ospedale di Comunità rappresenta un’evoluzione naturale dell’assistenza. Affianca i reparti per acuti e offre una risposta dedicata alle persone che non hanno più bisogno di trattamenti ospedalieri intensivi, ma non sono ancora pronte per il rientro a casa. È il luogo in cui si completa il percorso di cura e si prepara, in sicurezza, il ritorno al domicilio» – aggiunge Belleri.

Il dottore Federico Pasin, direttore di Medicina Interna dell’OglioPo

AUMENTANO I POSTI LETTO PER IL TERRITORIO

Con l’attivazione del nuovo servizio, l’Oglio Po si arricchisce di una ulteriore funzione assistenziale. «A regime saranno disponibili 40 posti letto di Medicina per acuti e 20 posti letto di Ospedale di Comunità, portando l’offerta complessiva da 48 a 60 posti letto – precisa Belleri. Un’evoluzione che rafforza la capacità di presa in carico dell’intero ospedale».

«È una risposta concreta a un cambiamento che osserviamo ogni giorno. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle situazioni di fragilità stanno modificando profondamente i bisogni di salute».

Il dottor Pasin con la dottoressa Ana Laura Campos e il dottor Raffaele Ballini

IL CONTESTO CHE CURA

«La qualità delle cure non si esaurisce con la dimissione dall’ospedale», spiega Belleri. «Oggi è fondamentale accompagnare le persone lungo tutto il percorso assistenziale. La fragilità non dipende solo dalle condizioni cliniche, ma anche dal contesto familiare e sociale nel quale la persona vive. L’Ospedale di Comunità rappresenta un tassello fondamentale di questo percorso e un’opportunità per rafforzare l’integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali».

L’OSPEDALE DI COMUNITÀ IN PRATICA

La responsabilità clinica della struttura sarà affidata alla Medicina Interna dell’Ospedale Oglio Po, diretta dal dottor Federico Pasin, che opererà insieme all’équipe di specialisti nella definizione e nel monitoraggio dei percorsi assistenziali.

«L’Ospedale di Comunità non nasce per sostituire l’ospedale per acuti, ma per completarne l’azione», spiega Pasin. «Accoglierà pazienti clinicamente stabilizzati che necessitano di un ulteriore periodo di assistenza. Una parte importante del lavoro riguarderà la preparazione al rientro a domicilio: dalla gestione della terapia farmacologica all’utilizzo di eventuali dispositivi, fino agli aspetti educativi e riabilitativi. L’obiettivo è garantire una transizione sicura e appropriata tra ospedale e territorio».

CENTRALE L’ASSISTENZA INFERMIERISTICA

L’assistenza infermieristica sarà assicurata da professionisti dedicati al servizio che opereranno all’interno dell’organizzazione definita dall’ASST, in stretta collaborazione con tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura.

«La struttura sarà organizzata secondo un modello prevalentemente infermieristico, previsto dalla normativa nazionale e regionale. A ogni persona ricoverata sarà assegnato un infermiere di riferimento responsabile della pianificazione dell’assistenza e delle attività di educazione sanitaria rivolte sia al paziente sia ai familiari», dichiara Alberto Silla, Direttore DAPSS.

LA RETE CHE SOSTIENE

L’avvio avverrà in modo graduale. La fase iniziale consentirà di mettere a punto i percorsi organizzativi e consolidare l’integrazione con gli altri servizi del territorio. Un passaggio necessario affinché l’Ospedale di Comunità possa esprimere appieno il proprio potenziale all’interno di un modello organizzativo che coinvolge COT, Casa di Comunità e assistenza domiciliare, con il contributo di medici di medicina generale, infermieri di famiglia, fisioterapisti, assistenti sociali e caregiver.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...