Nutrizionista “senza requisiti”: a processo per esercizio abusivo della professione
Secondo l'accusa, l'imputata, consulente nutrizionale, non sarebbe stata in possesso delle competenze specifiche richieste: indagine dei carabinieri del Nas
Una consulente nutrizionale è accusata di aver esercitato la professione senza averne i titoli, e ora si ritrova a processo per esercizio abusivo della professione. A sporgere un esposto-denuncia era stato il presidente nazionale dei biologi italiani Vincenzo D’Anna. In seguito alla sua segnalazione erano partite le indagini dei carabinieri del Nas.
L’imputata, secondo quanto dichiarato in aula dal luogotenente del Nas di Cremona, chiamato a testimoniare a processo, “svolgeva la professione in una struttura in provincia di Cremona, ma andava anche a domicilio dei clienti e riceveva presso la sua abitazione. Gli inquirenti avevano controllato qualifica, iscrizione all’Ordine, sequestrato documentazione e individuato e sentito sei clienti e pazienti a cui la donna aveva chiesto un compenso di 70 euro ciascuno.
I militari del Nas si erano anche confrontati con il presidente dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari della Lombardia e Liguria Massimo Artorige Giubilesi, in quanto l’Ordine è l’organo che gestisce e valuta i comportamenti dei suoi consulenti nutrizionali. L’imputata era iscritta all’Ordine della Lombardia e della Liguria, e ai carabinieri aveva anche mostrato un attestato di frequenza a un corso di specializzazione presso una società di Milano in consulenze nutrizionali, ma per l’accusa, i titoli di cui la donna era in possesso non le avrebbero permesso di avere le competenze specifiche richieste per esercitare la professione di nutrizionista.
In aula, il luogotenente del Nas ha anche parlato di video pubblicati dall’imputata sui social, poi cancellati, in cui aveva dichiarato di svolgere determinate attività.
Ad inizio di udienza è stata sentita la testimonianza di una delle clienti. Nel 2017 la donna, all’epoca mamma di un bimbo di 4 anni, aveva partecipato a due incontri tenuti dall’imputata sull’alimentazione dei bambini per poi contattarla via mail per chiederle gli appunti. “Poi ci siamo sentite e lei è venuta a casa mia per illustrarmi le linee guida in tema di alimentazione dei bambini“, ha riferito la testimone.
“Si era presentata come tecnico alimentarista nutrizionista. Non aveva uno studio proprio, ma in quell’occasione mi aveva dato dei consigli, soprattutto per mio figlio, ma anche per me. Volevo perdere qualche chilo e mangiare in modo corretto. Abbiamo parlato di menù settimanali e lei mi ha predisposto una consulenza nutrizionale, e cioè consigli su come gestire i pasti“.
Per quella consulenza, la cliente aveva pagato 70 euro con regolare fattura. A domanda del pm, la testimone ha risposto che l’imputata non le aveva fatto alcuna visita, nè chiesto documentazione medica.
Si torna in aula il 15 marzo dell’anno prossimo per sentire il presidente dell’Ordine Giubilesi e i testimoni della difesa. L’imputata, difesa dall’avvocato Monica Nichetti, avrà l’opportunità di difendersi.