Economia

Federchimica a Bruxelles: industria chimica e competitività, un confronto con le istituzioni europee

L’allarme del Presidente di Federchimica Francesco Buzzella: “Servono azioni concrete. Il momento di agire è ora"

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Tutelare e rafforzare la competitività dell’industria chimica in Italia e in Europa non è più una scelta, ma una necessità. È questo il messaggio emerso dall’evento “Industria chimica e competitività: il momento di agire”, organizzato oggi da Federchimica presso il Parlamento europeo.

Un appuntamento che ha riunito gli esponenti delle istituzioni europee e i rappresentanti dell’industria chimica in Italia in un momento di confronto aperto e concreto sulle sfide che il settore sta affrontando.

In un contesto caratterizzato da crescenti pressioni normative, costi energetici elevati, nuovi assetti della geopolitica internazionale e una competizione globale sempre più marcata, l’incontro ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra il mondo produttivo e i decisori europei.

Un faccia a faccia che ha portato all’attenzione delle istituzioni dati, analisi, evidenze e preoccupazioni del comparto chimico, una leva essenziale del sistema industriale e manifatturiero, che contribuisce in modo determinante alla competitività di numerose filiere strategiche.

Con 63,5 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e oltre 116 mila addetti, la chimica è la quinta industria del Paese e terzo produttore in Europa: un pilastro insostituibile per tutta l’economia e lo sviluppo del Paese.

I suoi prodotti sono componenti essenziali del 95% dei manufatti utilizzati per soddisfare ogni esigenza: dei manufatti utilizzati per soddisfare ogni esigenza, dalla mobilità alla salute e benessere, dall’abbigliamento all’agroalimentare, dalle costruzioni all’ICT. Il settore ha, inoltre, un effetto moltiplicatoresu tutta l’economia: 100 euro di valore aggiunto nella chimica ne attivano altri 232 lungo tutte le filiere collegate.

Tuttavia, i primi quattro mesi del 2026 hanno visto aggravarsi la contrazione della produzione in Italia, registrando un -5,4%, dopo il -3,2% del 2025, in un contesto di costi energetici e delle materie prime non competitivi e mancata ripresa della domanda industriale aggravato dalle tensioni geopolitiche, dai dazi USA e dall’aggressiva concorrenza cinese.

L’industria chimica si trova oggi in uno stato di estrema difficoltà, per questo nel confronto organizzato al Parlamento europeo è stato necessario richiamare l’attenzione sull’urgenza di politiche che consentano alle imprese europee di competere ad armi pari sui mercati globali.

L’appuntamento è stato introdotto dai saluti istituzionali del Consigliere Michelangelo Nerini, Coordinatore Competitività, Crescita, Energia, intervenuto per conto dell’Ambasciatore Marco Canaparo, Rappresentante permanente aggiunto d’Italia presso l’UE, e dagli interventi degli europarlamentari Massimiliano Salini(FI-PPE), Giorgio Gori (PD-S&D) e Pietro Fiocchi (FdI-ECR).

Al centro del dialogo, la richiesta di un ampio processo di semplificazione normativa e di una profonda revisione di alcune politiche europee per la transizione, per evitare che gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità non si traducano, per le imprese, in una perdita di competitività e di capacità produttiva.

Quattro i panelche hanno dettato il ritmo dell’incontro, ciascuno dedicato a una tematica cruciale per la competitività del settore.

La sessione Decarbonizzare senza deindustrializzare ha visto a confronto Adriano Alfani, Vice Presidente di Federchimica con delega all’Europa, e Hans Ingels, Capo unità della DG GROW della Commissione europea. Al centro del dibattito l’urgenza di conciliare la transizione ecologica con la salvaguardia della competitività industriale: ”La chimica non è soltanto uno dei settori chiamati a decarbonizzarsi. È uno dei fattori abilitanti per la decarbonizzazione dell’intera economia europea. Senza chimica non ci sono batterie, pannelli solari, turbine eoliche, semiconduttori, materiali isolanti, farmaci e fertilizzanti più efficienti. La chimica è fondamentale per il riciclo e il recupero di materie prime critiche, la valorizzazione dei rifiuti, lo sviluppo di bioplastiche e materiali biodegradabili. Se vogliamo un’Europa più sostenibile, competitiva e autonoma, serve una chimica forte, innovativa e radicata in Europa” ha dichiarato Alfani.

Sul tema della semplificazione normativa legata alla restrizione delle sostanze chimiche è intervenuto Marco Squinzi, Vice Presidente di Federchimica con delega alla Sicurezza Prodotti. Nel dialogo con Veronica Manfredi, Direttrice della DG ENV della Commissione europea, Squinzi ha evidenziato la necessità di basare le restrizioni su metodologie scientifiche: “I prodotti europei si distinguono a livello globale perché assicurano elevate prestazioni, sono basati su tecnologie molto avanzate, ma soprattutto per il loro elevato grado di sicurezza e sostenibilità, garantito da una serie di legislazioni europee a cui questi prodotti fanno riferimento, uno fra tutti il Regolamento REACH. In questo contesto, sarebbe opportuno che la sua annunciata revisione avvenga secondo principi di semplificazione, al fine di sostenere accanto alla salute e sicurezza anche la competitività delle imprese europee. La necessità dell’industria chimica è che la Commissione europea valuti in maniera attenta le conseguenze delle proprie proposte legislative e di applicazioni troppo rigide. Non farlo significa non trarre alcun vantaggio in termini di protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente, ma indebolire significativamente il tessuto industriale europeo”.

Ilaria Di Lorenzo, Vice Presidente di Federchimica con delega all’Innovazione e alla Ricerca, e Serenella Sala, Capo unità del JRC della Commissione europea, hanno evidenziato l’importanza strategica della ricerca per l’innovazione nella nuova programmazione degli investimenti. ”È prioritario trovare un equilibrio funzionale e di budget tra ricerca di base, ricerca applicata e innovazione. In assenza di questo equilibrio, si rischia di ridurre l’interesse delle imprese per il programma di finanziamento, compromettendo l’impegno nella ricerca industriale e riducendo l’attrattività dell’Europa come polo di innovazione e di investimento del capitale di rischio privato. Inoltre, la mancanza di una corretta interpretazione della domanda industriale porterebbe ad aumentare la frammentazione degli ecosistemi di innovazione e a ridurre l’effetto leva desiderato, l’elemento critico dei programmi quadro precedenti” ha chiarito Di Lorenzo.

“Siamo uniti nel chiedere all’Europa un quadro regolatorio che sostenga chi produce, chi offre sana occupazione, chi garantisce benessere sociale ed economico. Non chiediamo privilegi, chiediamo di poter competere ad armi pari. Chiediamo che il lavoro di qualità e il valore della chimica europea, quello che garantisce benessere a 1,2 milioni di famiglie nel continente, siano messi al centro della strategia industriale dei prossimi anni. Proteggere la chimica significa anche proteggere le persone che vi lavorano e le loro famiglie, il benessere sociale dei cittadini europei. Facciamolo insieme: imprese, sindacati e Istituzioni. Questo l’appello di Bernardo Sestini, Vice Presidente di Federchimica con delega alle Relazioni Industriali a confronto con Stefan Olsson, Vice Direttore Generale DG EMPL della Commissione europea sul tema della dimensione sociale e occupazionale.

A concludere i lavori, il Presidente di Federchimica Francesco Buzzella ha lanciato un allarme a tutela della competitività per non correre il rischio di una desertificazione industriale, italiana ed europea.

“Stiamo assistendo a un cortocircuito pericoloso: l’Europa, che già vanta gli standard ambientali e sociali più elevati al mondo e un livello di emissioni pari a un quarto di quello cinese, sta sovraccaricando le proprie imprese di oneri e rigidità regolatorie. Il risultato è paradossale: riduciamo la capacità produttiva interna e importiamo gli stessi prodotti da Paesi con standard più bassi, finendo per esportare lavoro e ricchezza e per ‘importare’ emissioni altrui, mentre la Cina sfiora ormai il 50% della produzione mondiale. In questa tempesta di crisi sistemica e shock geopolitici, l’Europa deve superare l’approccio ideologico: la transizione ecologica non si fa senza l’industria ed è impossibile senza la chimica. Servono azioni urgenti per garantire la sopravvivenza delle imprese”.

 

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