Tentò di corrompere gli agenti per avere droga e telefoni in carcere: a processo
Istigazione alla corruzione è il reato contestato a un italiano che nel 2023 era detenuto nel penitenziario cremonese. Avvicinava gli agenti e proponeva bustarelle
Chiedeva agli agenti di far entrare in carcere droga e telefoni in cambio di denaro. Per quelle richieste, avvenute nel 2023, quando era detenuto nel carcere di Cremona, un italiano è a processo con l’accusa di istigazione alla corruzione. All’epoca dei fatti, l’uomo, attualmente agli arresti domiciliari, era dentro per aver commesso dei furti in abitazione.
Nel periodo della sua detenzione si era avvicinato ad alcuni agenti della polizia penitenziaria ai quali, secondo l’accusa, aveva fatto le proposte estorsive. Proposte che erano state messe nero su bianco dai poliziotti nelle loro annotazioni di servizio. Le telecamere avevano ripreso i colloqui dell’imputato con gli agenti. Tutti avevano fermamente rifiutato.
Il detenuto, come ha raccontato a processo il comandante di reparto, era rinchiuso nella sezione D. Aveva possibilità di muoversi negli orari consentiti e aiutava un altro carcerato a distribuire gli alimenti. Il 24 febbraio del 2023 la telecamera istallata all’interno del box dell’agente di sezione aveva ripreso il colloquio tra l’imputato e il poliziotto. “Si vedeva soltanto, la telecamera non ha l’audio”, ha spiegato il comandante, che ha specificato che il detenuto non aveva mai assunto atteggiamenti violenti.
Il testimone ha poi raccontato delle varie occasioni in cui l’uomo aveva avvicinato gli agenti. La telecamera aveva ripreso un colloquio in cui si vedeva che il poliziotto muoveva la testa come se stesse esprimendo un rifiuto.
Oggi in aula è stato sentito uno degli agenti, in particolare quello che aveva avuto la conversazione con il detenuto nel box della sezione. “Mi ha chiesto di parlare e io l’ho fatto entrare”, ha ricordato. “Era sempre cordiale e rispettoso. In sostanza mi ha chiesto di far entrare droga e cellulari nell’istituto. Parlava sempre in terza persona. ‘Se una persona glielo proponesse, lei che farebbe?, mi aveva chiesto, dicendo che il fatto di essere napoletano voleva dire che era una persona affidabile…Non come i marocchini…'”.
Poi era passato all’argomento denaro: “Se le proponessero una cifra di 500-1.000 euro?“, gli aveva detto, sostenendo che ci sarebbe stato un incontro all’esterno con una persona, una donna. “Ho subito chiuso le trattative“, ha raccontato l’agente, che dopo una settimana era stato di nuovo avvicinato. “Allora, ci ha pensato?”.
A seguito delle segnalazioni, il detenuto e la cella dove era rinchiuso erano stati sottoposti a perquisizione. In un solo caso era stata trovata nascosta nel water una batteria di un cellulare, mentre dispositivi veri e propri o sostanze stupefacenti non ne erano stati trovati.
A processo, l’imputato, che si difenderà il prossimo 10 novembre, è assistito dall’avvocato Giovanni De Blasio, del Foro di Benevento.