Pestato nel locale: 11 anni e 6 mesi all’aggressore che ora rischia un nuovo processo
In aula, l'uomo ha accusato un mancamento. Trasmessi gli atti per per le lesioni riportate dalla vittima che ha subito un indebolimento della masticazione
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Quando il presidente del collegio dei giudici ha letto la sentenza, l’imputato si è accasciato sul banco. Il Tribunale lo ha condannato a 11 anni e 6 mesi di reclusione per aver massacrato di botte, il 27 luglio del 2024 all’Antico Borgo in via dei Cipressi, un 41enne affetto da schizofrenia che aveva riportato fratture al viso e la parziale perdita della vista. Per l’imputato, Mario, detto Miri, 43 anni, albanese, il pm Giannangelo Maria Fagnani aveva chiesto una pena di 14 anni.
Come risarcimento alla vittima del pestaggio, parte civile attraverso l’avvocato Pia Gerevini, il Tribunale ha disposto una provvisionale di 50.000 euro e l’espulsione del 43enne una volta espiata la pena. L’uomo rischia anche un nuovo processo: i giudici hanno infatti trasmesso gli atti alla procura per le lesioni che hanno provocato al 41enne l’indebolimento della masticazione.
L’imputato non aveva agito da solo: lo aveva fatto insieme all’amico Artur, connazionale di 57 anni, pluripregiudicato per reati di droga, contro il patrimonio e contro la persona, lui già condannato lo scorso 12 giugno a sei anni e otto mesi. Il giudice aveva disposto l’espulsione a pena espiata e come risarcimento una provvisionale di 120.000 euro. Entrambi gli albanesi sono in carcere.
Artur è stato processato con il rito abbreviato condizionato alla perizia stilata per conto del tribunale dal medico legale di Brescia Andrea Verzeletti, che ha accertato le lesioni al volto permanenti della vittima. “Sfregio permanente”, per il medico legale nominato dal tribunale. Dello stesso parere, il collega Salvatore Maiorana, consulente della parte civile, rappresentata dall’avvocato Pia Gerevini.
Anche nel processo ordinario nel quale era imputato Mario, i giudici si sono avvalsi della stessa consulenza. In aula, collegato da remoto, il medico legale Verzeletti aveva parlato di alterazione dell’asimmetria del viso e del tessuto cicatriziale. “120 secondi di colpi ininterrotti“, aveva ricordato il pm nella sua requisitoria, sottolineando che tutta l’azione si era concentrata sulla testa della vittima. “E’ stata una sassaiola di colpi“.
Quella sera di luglio la vittima del pestaggio si era avvicinata al bancone per prendere una bottiglia d’acqua. Lì c’erano quattro amici: tre uomini e una donna. Il 41enne aveva sostenuto di averli sentiti parlottare tra loro e di averli sentiti prenderlo in giro. Lui aveva reagito, sferrando “uno scappellotto sulla testa” a uno dei tre uomini. Questi non aveva fatto nulla, ma i suoi due amici gli erano piombati addosso con una volenza inaudita, spaccandogli la faccia a forza di calci e pugni. Da allora il 41enne, che ha anche perso due denti e le diottrie: 4 da un occhio, 3 dall’altro, vive con una placca di titanio nella fronte e le viti negli zigomi.
“Non si è trattato di uno scappellotto“, ha chiarito oggi nella sua arringa il legale della difesa, l’avvocato Fabio Galli, che ha puntato sulla legittima difesa. “E’ stato un pugno molto forte che poteva far male. Non solo: il 41enne, tossicodipendente certificato, pericoloso socialmente, tanto che gli era stata applicata una misura di sicurezza, non è un disabile inerme, come è stato descritto, ma ha cercato di dare non pugno anche al mio assistito, che è riuscito a schivarlo. L’intenzione del mio cliente era solo quella di difendere il suo amico, ha reagito istintivamente“. “Il 41enne”, ha poi aggiunto l’avvocato Galli, “è affetto da schizofrenia paranoide, cosa che gli ha fatto percepire che il gruppo lo stesse prendendo in giro, ma non era così”.
Le indagini su quanto accaduto erano state svolte dagli agenti della Mobile che erano arrivati ad identificare i due imputati, che si erano già resi protagonisti di una rissa scoppiata nello stesso locale il 18 gennaio dell’anno scorso. In quell’occasione era rimasto ferito un uomo di 68 anni che se l’era cavata con dieci giorni di prognosi.
Per il pestaggio del luglio del 2024, le attenzioni degli inquirenti, oltre ovviamente alle immagini delle telecamere interne del locale, si erano concentrate sulla donna del gruppo, un’albanese già conosciuta. Dall’analisi dei suoi profili social e della sua cerchia di amicizie, la polizia era riuscita ad identificare Mario e Artur.