Cronaca

Massacrato nel locale: “Una sassaiola di colpi sulla testa”. Il pm chiede pena di 14 anni

Imputato, un albanese che se l'era presa con un 41enne. "Sfregio permanente, 120 secondi di colpi ininterrotti sulla testa". Già condannato il coimputato

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Quattordici anni di reclusione con l’espulsione una volta espiata la pena. E’ la richiesta del pm Giannangelo Maria Fagnani nei confronti di Mario, detto Miri, 43 anni, albanese, che il 27 luglio del 2024, all’Antico Borgo in via dei Cipressi,  aveva massacrato di botte un 41enne affetto da schizofrenia. L’uomo, presente oggi in aula, aveva riportato fratture al viso e la parziale perdita della vista.

L’imputato non aveva agito da solo: lo aveva fatto insieme all’amico Artur, connazionale di 57 anni, pluripregiudicato per reati di droga, contro il patrimonio e contro la persona, lui già condannato la settimana scorsa a sei anni e otto mesi. Il giudice aveva disposto l’espulsione a pena espiata e come risarcimento una provvisionale di 120.000 euro. Entrambi gli albanesi sono in carcere.

Artur è stato processato con il rito abbreviato condizionato alla perizia stilata per conto del tribunale dal medico legale di Brescia Andrea Verzeletti, che ha accertato le lesioni al volto permanenti della vittima. “Sfregio permanente”, per il medico legale nominato dal tribunale. Dello stesso parere, il collega Salvatore Maiorana, consulente della parte civile, rappresentata dall’avvocato Pia Gerevini.

Anche nel processo ordinario nel quale è imputato Mario, i giudici si sono avvalsi della stessa consulenza. Oggi in aula, collegato da remoto, il medico legale Verzeletti ha parlato di alterazione dell’asimmetria del viso e del tessuto cicatriziale. “120 secondi di colpi ininterrotti“, ha detto il pm nella sua requisitoria, sottolineando che tutta l’azione si era concentrata sulla testa della vittima. “E’ stata una sassaiola di colpi“. Per l’accusa, l’imputato era una persona “abituata a menare le mani“.

Il 23 giugno la parola passerà alla parte civile e poi alla difesa, rappresentata dall’avvocato Fabio Galli. Al termine degli interventi, i giudici emetteranno sentenza.

Quella sera di luglio la vittima del pestaggio si era avvicinata al bancone per prendere una bottiglia d’acqua. Lì c’erano quattro amici: tre uomini e una donna. Il 41enne aveva sostenuto di averli sentiti parlottare tra loro e di averli sentiti prenderlo in giro. Lui aveva reagito, sferrando “uno scappellotto sulla testa” a uno dei tre uomini. Questi non aveva fatto nulla, ma i suoi due amici gli erano piombati addosso con una volenza inaudita, spaccandogli la faccia a forza di calci e pugni. Da allora il 41enne, che ha anche perso due denti e le diottrie: 4 da un occhio, 3 dall’altro, vive con una placca di titanio nella fronte e le viti negli zigomi.

Le indagini su quanto accaduto erano state svolte dagli agenti della Mobile che erano arrivati ad identificare i due imputati, che si erano già resi protagonisti di una rissa scoppiata nello stesso locale il 18 gennaio dell’anno scorso. In quell’occasione era rimasto ferito un uomo di 68 anni che se l’era cavata con dieci giorni di prognosi.

Per il pestaggio del luglio del 2024, le attenzioni degli inquirenti, oltre ovviamente alle immagini delle telecamere interne del locale, si erano concentrate sulla donna del gruppo, un’albanese già conosciuta. Dall’analisi dei suoi profili social e della sua cerchia di amicizie, la polizia era riuscita ad identificare Mario e Artur.

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