Virgilio difende la scelta su manifesto pro-vita: “Conta il contesto, non solo il messaggio”
La discussione in consiglio comunale. Ognuno però resta sulle sue posizioni circa la rimozione del poster pubblicitario di fronte all'ospedale
In Consiglio comunale il sindaco Andrea Virgilio ha ampiamente risposto alle critiche di vasta parte del mondo politico e di quello cattolico sulla rimozione del manifesto pro vita, rispondendo punto per punto alle obiezioni mosse in un’interrogazione da Matteo Carotti (Fratelli d’Italia).
Il testo – ha detto il sindaco – non offriva solo informazioni e supporto per gravidanze difficili, ma conteneva la frase esplicita: “Fallo vivere, non abortire”. L’intervento istituzionale è scaturito dalla necessità di valutare l’impatto di un simile messaggio emotivo e morale in un luogo sensibile. “Luogo e contesto contano”, ha ribadito, “davanti a un ospedale transitano donne che affrontano percorsi complessi, diagnosi difficili, aborti spontanei o interruzioni volontarie di gravidanza.
“In questa specifica collocazione, un messaggio con un forte imperativo morale smette di essere una legittima espressione etica per diventare una potenziale fonte di colpevolizzazione, giudizio o pressione psicologica. Il dovere di cautela deve quindi essere massimo nei pressi dei luoghi di cura”.
Virgilio ha inoltre affrontato le obiezioni di natura giuridica: non è stata emessa un’ordinanza sindacale né una revoca amministrativa: “Ho inviato una comunicazione formale via pec al concessionario dello spazio pubblicitario sulla base della tutela della dignità delle donne”, assumendo una responsabilità istituzionale: evitare che davanti a una struttura ospedaliera una donna potese sentirsi pressata”
“Rispondo a chi mi dice che questa è una scelta ideologica – ha continuato Virgilio – . La vera domanda non è se un’associazione possa esprimere la propria posizione, ma se lo si possa fare davanti a un ospedale. Una cosa è un convegno o una presa di posizione pubblica, altra cosa un messaggio affisso in un luogo del genere. Il contesto conta. I davanti a un ospedale il dovere è di cautela. Chi amministra una città deve chiedersi anche questo: non solo se il messaggio è formalmente lecito, ma anche la modalità con cui viene espresso”, aggiungendo poi che “il bene giuridico che ho tutelato è la dignità della donna e la sua autodeterminazione”.
Tra i riferimenti di legge Virgilio ha citato orientamenti del Consiglio di Stato e del TAR, come i casi sui manifesti contro la pillola RU486, che legittimano l’intervento comunale quando la pubblicità può generare turbamento, allarme o colpevolizzazione, richiamando anche l’Art. 23 del Codice della Strada, che vieta messaggi lesivi delle libertà individuali e dei diritti civili.
Per quanto riguarda il rispetto degli articoli della Costituzione che secondo Carotti sono stati disattesi, Virgilio ha ribadito che “la Costituzione non è un repertorio da cui prendere solo gli articoli utili alla propria tesi. La Costituzione è un mosaico, è un equilibrio. E il compito delle istituzioni è proprio tenere insieme i diritti, non usarne uno per cancellare gli altri.
“Perché quando parliamo di questa vicenda dovremmo fermarci lì? Perché non richiamare anche l’articolo 3, la pari dignità sociale? Perché non richiamare l’articolo 32, la tutela della salute? Perché non richiamare la libertà personale, la riservatezza, la dignità di chi accede a un percorso sanitario?”.
La libertà di espressione del Movimento per la Vita e delle associazioni resta piena in ogni sede congressuale, culturale e pubblica, ma non si traduce nel diritto assoluto di affiggere qualsiasi messaggio in qualunque luogo, ha detto ancora Virgilio e la legge 194 “tutela la maternità e prevede il supporto alle difficoltà, ma impone anche il rispetto della dignità, libertà e riservatezza della donna. L’aiuto concreto non può trasformarsi in pressione morale”.
Il pluralismo democratico non significa assenza di limiti o trasformare l’ospedale in una bacheca di conflitti etici permanenti, insomma, questa la sintesi dell’intervento del sindaco: nessuna donna deve essere lasciata sola (potenziando consultori e aiuti economici) e nessuna donna deve essere colpevolizzata (evitando di usare il dolore come leva morale).
Virgilio ha anche affrontato il tema tutto politico delle obiezioni di una parte del mondo cattolico (tra cui alcuni consiglieri comunali e l’ex sindaco Gianluca Galimberti) sulla rimozione del manifesto: “Dentro il cattolicesimo esistono sensibilità diverse. Esiste una tradizione impegnata nella difesa della vita nascente. Esiste una tradizione cattolico-democratica che ha sempre cercato di tenere insieme principi, mediazione legislativa, responsabilità pubblica, rispetto della coscienza, pluralismo e misericordia.
“Esistono donne cattoliche, teologhe, amministratrici, volontarie, intellettuali che su questi temi hanno posto questioni profonde: il rapporto tra morale e legge, tra coscienza individuale e decisione pubblica, tra tutela della vita e dignità della donna, tra accompagnamento e giudizio.
“La laicità dell’istituzione non è ostilità verso la fede. È garanzia per tutti. Garantisce anche alle culture religiose di partecipare al dibattito pubblico, ma impedisce che una sola visione morale diventi misura dello spazio pubblico, soprattutto nei luoghi della cura.
“Per questo non accetto la lettura secondo cui questa scelta avrebbe ristretto il dialogo civile.
“Il dialogo civile può continuare in Consiglio comunale, nelle commissioni competenti, nelle sedi pubbliche, con le associazioni, con i servizi, con il mondo sanitario, con le realtà culturali e religiose, con le donne. Ma dialogo non significa mantenere qualsiasi manifesto in qualsiasi luogo. Il confronto è una relazione. Un manifesto non ascolta”.
LA REPLICA DI CAROTTI Il consigliere di Fratelli d’Italia ha ribadito tutte le critiche già espresse nell’interrogazione, dicendosi insoddisfatto delle risposte del sindaco. “Lo dico su un piano prettamente laico e non confessionale, con la rimozione del manifesto, il sindaco ha detto di aver agito in tutela della dignità delle donne che vogliono ricorrere all’aborto senza essere giudicate.
L’intento del manifesto era invece mostrare alle donne che vogliono ricorrere all’aborto perché la vedono come unica possibilità o perché subiscono pressioni per abortire che un’alternativa all’interruzione volontaria di gravidanza è possibile e, nel pieno spirito della Legge 194, indicava a chi rivolgersi per cercare quell’alternativa.
“Lo spirito della 194 è pienamente accolto dall’Ospedale di Cremona, che ospita al settimo piano un centro di aiuto alla vita.
La dignità delle donne non può essere basarsi solo sul dare informazioni su come esse possano accedere all’Interruzione Volontaria di Gravidanza, bensì nel metterle in condizione di poter scegliere consapevolmente alternative a questo doloroso epilogo.
“Il Sindaco di tutta la città ha imposto la personale visione sua e di alcuni suoi sostenitori che affrontano il tema della vita nascente in modo spregiudicato”.
MARIA VITTORIA CERASO – Forti obiezioni legate alla procedura seguita dal sindaco nel disporre la rimozione del manifesto sono arrivate dalla capogruppo di Oggi per Domani che ha criticato la mancanza di confronto preventivo su un’azione che ovviamente avrebbe creato levate di scudi data la delicatezza dell’argomento. Non essendoci poi un atto amministrativo (ad esempio un’ordinanza) alla base della decisione, viene meno anche la possibilità di una obiezione con valenza istituzionale da parte di chi non la pensa come il sindaco. Una situazione insomma che di fatto impedisce il confronto democratico.