Bimbo legato alla sedia dalla maestra, i genitori accusano: “L’asilo non ha tutelato”
L'imputata deve rispondere di abuso di mezzi di correzione. La scuola citata come responsabile civile. Proposto risarcimento ritenuto non congruo dalle parti civili
Una maestra d’asilo è finita a processo con l’accusa di abuso di mezzi di correzione. I fatti sarebbero accaduti in una scuola della provincia di Cremona tra l’ottobre del 2023 e il marzo del 2024.
Per la procura, in plurime occasioni, la donna, 30enne, avrebbe rimproverato i bambini con “urla smisurate” e “modi bruschi”. L’imputata avrebbe pronunciato anche frasi intimidatorie: “Qua comando io”, “basta, vi mando a casa”, “ti spedisco in Egitto“, avrebbe detto a un bambino straniero, “ti sbatto a casa”.
Nel novembre del 2023, “a scopo punitivo e con la pretesa di umiliarlo”, avrebbe legato un bimbo alla sedia con uno spago, dicendogli: “adesso usiamo i metodi di una volta, come facevano le suore”.
Secondo l’accusa, la maestra, in varie occasioni, per non far ritardare gli alunni, “e comunque per limitare la possibilità di ulteriori attività”, avrebbe costretto i bimbi ad indossare, ben prima dell’orario previsto per l’uscita, talvolta anche trenta minuti prima, guanti, sciarpa e cappello, nonostante il riscaldamento fosse acceso.
In un’occasione, per redarguire i minori, avrebbe finto di parlare con un poliziotto, provocando il pianto di un alunno. Non solo: al termine del pranzo, avrebbe costretto i bambini a tenere ferma la testa abbassata sul tavolo, e in almeno un paio di occasioni, nel corso di una recita natalizia e durante una lezione aperta di musica e teatro, “al solo fine di ammonirli”, li avrebbe strattonati, tirandoli per un braccio.
Nel processo, due coppie di genitori si sono costituite parte civile attraverso gli avvocati Giovanni Sollima, del Foro di Milano, e Giovanni Corna, del Foro di Bergamo.
“Condotte assolutamente inaccettabili“, ha commentato fuori udienza l’avvocato Sollima. “La querela, infatti, era stata sporta per maltrattamenti, ma il reato è stato riqualificato in abuso di mezzi di correzione nonostante una condotta discutibile sui metodi, in quanto la maestra alzava la voce, dava degli handicappati ai bambini, uno è stato anche legato alla sedia e alcuni sono stati strattonati alle recite anche alla presenza dei genitori. La scuola è riuscita a farsi passare come persona offesa in quanto si era riservata di svolgere delle indagini, lasciando di fatto i bambini in balia di questa maestra per tre mesi, seppur sotto vigilanza. Noi abbiamo citato l’asilo come responsabile civile“.
Da parte della difesa, che ha chiesto la messa alla prova della maestra, è stata avanzata una proposta risarcitoria di 1.500 euro, cifra che è stata ritenuta non congrua da parte dei legali di parte civile. Il giudice deciderà il prossimo 19 ottobre.
Ciò che sarebbe avvenuto a scuola era emerso grazie alla chat whatsapp dei genitori, nella quale una delle mamme aveva parlato di comportamenti scorretti da parte della maestra. Una delle coppie di genitori che sono parte civile aveva depositato un’informativa presso i carabinieri, facendo scattare l’indagine. “Non è stato possibile mettere le telecamere perchè ormai la maestra era già stata cacciata“, ha raccontato una delle mamme, che si è chiesta come mai la scuola non avesse sporto denuncia prima.
“Si vedeva dai comportamenti dei nostri figli che qualcosa non andava. Erano irrequieti. Inizialmente lo avevamo attribuito ad una fase dovuta all’età, anche perchè mai saremmo andati a pensare una cosa del genere. Mio figlio non lo capivo, tanto che l’ho persino portato da una psicologa. Ma poi abbiamo scoperto che mostrava atteggiamenti comuni a tanti altri bimbi: aveva incubi notturni, non andava più in bagno da solo, quando a casa si rompeva qualcosa era molto spaventato e continuava a chiedere scusa”.
“Quella maestra è fragile, ha delle difficoltà importanti, è una ragazza che ha bisogno di aiuto“, hanno sostenuto i genitori dei bimbi, che hanno puntato il dito contro l’asilo. “La scuola non ha tutelato i nostri bambini“.