Aggredito in cella e derubato delle scarpe: due condanne. Il “bottino” sparito nel nulla
Le scarpe dell'ex detenuto, del valore di 350 euro, non sono mai state ritrovate, nonostante l'intervento di un agente. Tre anni e quattro mesi ai due imputati
Avevano aggredito un connazionale in carcere, derubandolo delle scarpe che indossava. Scarpe, a suo dire, del valore di 350 euro che gli erano state regalate dalla madre e che gli erano state consegnate dalla moglie. Nell’aprile del 2023, l’uomo, 40 anni, era detenuto a Cà del Ferro.
Il 5 aprile era avvenuto l’episodio che oggi ha portato alla condanna per rapina di due marocchini: Amine, 24 anni, e Benjaafar, 25 anni, il primo con alle spalle precedenti per rapina e il secondo per reati contro la persona. All’epoca, entrambi erano detenuti a Cremona. Difesi dagli avvocati Pier Mauro Stombelli e Pietro Monti, sono stati condannati a tre anni, quattro mesi e 618 euro di multa ciascuno.
Il tribunale ha creduto alla versione della vittima, che oggi in aula ha raccontato l’aggressione subita. “Non li conoscevo bene”, ha spiegato il 40enne, “ma quel giorno si sono presentati davanti alla mia cella e mi hanno invitato a bere il caffè“. L’uomo aveva accettato e con i due connazionali aveva raggiunto la stanza 23 della sezione B. Per l’accusa, i due imputati volevano le sue scarpe. Prima gli avevano chiesto di poterle provare, poi ad un certo punto il 40enne era stato trattenuto con la forza da Benjaafar, mentre Amine lo aveva aggredito, sferrandogli pugni e schiaffi per poi sfilargli le scarpe.
“Io ho fatto resistenza“, ha spiegato la vittima, “ma loro sono andati avanti a forza di pugni, abbiamo combattuto cinque minuti tutti, loro non demordevano. Ho preso pugni sulla testa e in faccia. Dopo questo fatto avevo paura anche della mia ombra, e ancora oggi ho difficoltà a stare in mezzo alla gente“.
Il parapiglia aveva attirato l’attenzione di un agente che era intervenuto. “Ho visto sferrare due schiaffi”, ha raccontato il poliziotto, “e ho visto il detenuto, in forte stato di agitazione, uscire senza le scarpe“. L’agente non aveva però assistito al momento della sottrazione delle scarpe da parte dei due detenuti, fatto su cui ha puntato la difesa, ritenendo non credibile il racconto della vittima.
I giudici, invece, hanno creduto al marocchino e condannato i due imputati. Ma resta il “giallo” delle scarpe. “Desta stupore che non siano mai state trovate”, ha detto nella sua arringa l’avvocato Monti.
“A volte capita che sparisca qualche oggetto”, ha riferito in aula il comandante di reparto. “All’epoca era stata effettuata qualche perquisizione, ma non è stato trovato nulla”. A detta della vittima, le sue scarpe erano state cedute ad un tunisino che poi era stato scarcerato.