Contro la siccità ormai strutturale si utilizzi la vasta rete irrigua della Lombarda
Egregio Direttore,
da una decina di anni sul mio profilo di Facebook documento con filmati e commenti vocali, le piene del Po e soprattutto i periodi di siccità. L’attuale crisi idrica di questi giorni che colpisce ogni anno il bacino del Po, non è più un’emergenza stagionale, ma un fenomeno strutturale.
Le portate del fiume si riducono sempre più rapidamente, mentre gli eventi di piena diventano brevi, intensi e difficili da gestire. In questo contesto, la Lombardia dispone di una risorsa strategica troppo spesso ignorata, e sottovalutata: abbiamo oltre 40.000 km di canali irrigui, una delle reti idrauliche più estese e capillari d’Europa.
Questa infrastruttura, storicamente dedicata alla distribuzione dell’acqua agricola, può diventare oggi una grande cassa di compensazione diffusa, capace di immagazzinare milioni di metri cubi d’acqua durante le piene del Po e dei suoi affluenti, per poi rilasciare gradualmente nei periodi di siccità.
Pertanto disponendo di un invaso lineare già esistente – tra cui molti canali lombardi dai derivatori principali alle rogge consortili che sono direttamente o indirettamente collegati al Po, con interventi minimi e mirati, come, l’installazione di nuove paratoie automatizzate, il telecontrollo dei livelli, la impermeabilizzazioni selettive, e la gestione coordinata dei consorzi irrigui – questa rete può funzionare come un sistema di stoccaggio temporaneo dell’acqua, senza necessità di nuove dighe o opere invasive.
Un potenziale enorme: utilizzando anche solo una piccola parte della rete circa il 10 % dei canali si potrebbero trattenere decine di milioni di metri cubi d’acqua. Una quantità più che sufficiente a garantire settimane di irrigazione di soccorso alle aziende agricole, ridurre drasticamente i prelievi dal Po nei momenti critici, di magra e contribuire alla ricarica delle falde, oggi in sofferenza cronica.
La tecnologia esiste, le infrastrutture sono già operative, i benefici sono evidenti. Ciò che manca è la volontà politica, e una visione coordinata che trasformi i canali irrigui lombardi in un vero sistema di regolazione idrica, capace di trattenere l’acqua quando c’è, e restituirla quando serve.In un clima che cambia rapidamente, continuare a gestire l’acqua come trent’anni fa non è più sostenibile.
È necessario che Regione Lombardia, Consorzi di Bonifica, Autorità di Bacino e Governo avviino un progetto strutturale basato su ciò che già abbiamo una rete idraulica unica in Europa, lunga 40.000 km che può diventare la nostra migliore difesa contro la siccità.
Elia Sciacca